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Questo è uno degli obiettivi della novità promossa dall’Istituto superiore di Scienze religiose

Padre Triulcio: «La multiculturalità è nel nostro Dna»

di Federico Minniti 20/11/2018

Un’Università che si mette in ascolto dei «bisogni emergenti». Il nuovo corso in Dialogo interreligioso e interculturale nell’area del Mediterraneo promosso dall’Istituto superiore di Scienze religiose (Issr) di Reggio Calabria è una sfida interessante che coinvolge il territorio a trecentosessanta gradi. Ne abbiamo parlato col direttore dell’Issr, padre Pasquale Triulcio.

Un profilo accademico molto affascinante, «quì e ora».

Sicuramente quello che ha spinto all’idea di questo nuovo corso di laura è un appello che giunge a livello mondiale e interpella l’Europa in questo momento delicato. Certamente la Chiesa non poteva restare sorda, e in modo particolare le diocesi che insistono sul Mediterranea. Citando La Pira potremmo sostenere che «la sinagoga, la cattedrale e la moschea sono i luoghi intorno ai quali si costruiscono le nazioni, i popoli e le civiltà».

Quindi il dialogo interculturale e interreligioso altro non è che lo spunto ideale per costruire tutto questo: e quale contesto, dal punto di vista territoriale, è migliore del Mediterraneo per sviluppare tutto questo?

Fermiamoci al periodo storico attuale. Che messaggio si vuole lanciare con la promozione di un corso di laurea che si apre alle multiculturalità?

Crediamo che, alla luce dei profili in uscita per coloro che completeranno questi studi, la ricaduta esperienziale avrà dei risvolti pratici: pensiamo alle classi scolastiche dal volto multietnico e quanto sia importante avere degli insegnanti preparati a questa dimensione. L’integrazione, infatti, non finisce con l’arginare l’emergenza degli sbarchi: è importante preparare delle figure che sappiano favorire questi percorsi.

Docenti, ma non solo tra gli output professionali.

Accanto all’arricchimento formativo degli insegnati di religione cattolica, ci sarà una specializzazione in Politiche dell’integrazione che è pensato, nello specifico, al mondo del Terzo Settore. Si tratta di profili professionali adatti per le nuove sfide del Welfare.

Ovviamente si tratta di sbocchi pienamente compatibili con l’attuale mercato del lavoro.

Una cosa è certa: non si può integrare, senza volere riconoscere (e darne pari dignità) le diversità culturali.

Il Mediterraneo, secondo Braudel, «è un pianeta per sé stesso; il Mediterraneo, infatti, non si è mai rinchiuso nella sua storia, ma ne ha rapidamente i confini». Sicuramente il ritornare alla complessità di una sfida così ardua, sotto il profilo sociale, è anche uno stimolo per riscoprire la nostra identità di reggini. Forse avere la consapevolezza della richezza della nostra terra, in cui l’evangelizzazione ha trovato la sua culla, probabilmente potrebbe portarci ad amarla un po’ di più.

Andare in profondità della diversità, può essere utile per riscoprire la nostra storia.

Una storia socio–culturale ben descritta da Hegel: «Nella vita sul mare è implicita quella specialissima tendenza all’esterno, il procedere della vita oltre sé medesima». Il Mediterraneo è il simbolo per eccellenza di tutto questo. Non possiamo prescindere dal sapere che la multiculturalità è nel nostro Dna: il Corso di laurea vuole ridestare la memoria in quanti hanno dimenticato la bellezza dell’appartenza a questo luogo che quotidianamente viviamo.

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