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Si è concluso da poco il sit-in organizzato da Libera sul Corso Garibaldi di Reggio Calabria

Reggio, no al racket. Pontari: «Pieni di debiti, ma restiamo quì»

Tra gli intervenuti anche il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra

di Federico Minniti 21/11/2018

Ci sono mani che si stringono, abbracci consumati fugacemente, qualche lacrima che riga il volto e tante donne e uomini a fronte alta. Il sit-in promosso dall'associazione "Libera" si è concluso da poco davanti alla pasticceria per celiaci di Via Torrione: quel negozio, una settimana fa, si è trasformato in un simbolo. Segno evidente della brutalità mafiosa a cui i reggini onesti hanno voluto rispondere. Mettendosi in cammino, insieme. A testimonianza futura è stato siglato un cartellone da parte dei partecipanti.

Tra la folla c'è la chioma bionda di Anna Pontari, la titolare dello "ZeroGlutine-life": «Questa è la nostra Città, noi rimaniamo quì – spiega la signora – nessuna fiamma, può bruciare un sogno. Speriamo di riuscire a rimetterci in carreggiata; siamo pieni di debiti, però vogliamo farcela». Magari col supporto dei cittadini onesti, attraverso la raccolta-fondi, avviata da Libera proprio in queste ore: «Reggio è splendida: l'unica cosa bella in questa brutta storia è l'affetto della gente: non ci sentiamo soli e questo è molto confortante. Ci sono stati imprenditori che, privatamente, mi hanno contattato da subito per adoperarsi in nostro aiuto».

Alla manifestazione, non manca una presenza massiccia della politica dispiegata in modo bipartisan tra la gente: c'è tutta la Giunta comunale di Reggio Calabria, capeggiata dal sindaco Giuseppe Falcomatà. «Il ruolo della politica è quello di essere a questi appuntamenti. La risposta della Città? C'era tanta gente, però si può sempre fare di più», è il commento del Primo cittadino.

C'è buona parte dei consiglieri di maggioranza e opposizione sia di Palazzo San Giorgio che di Palazzo Alvaro, sede della Città metropolitana. Fanno capolino anche alcuni consiglieri regionali reggini, come Peppe Pedà e Mimmetto Battaglia. Certamente l'uomo più atteso è, però, pentastellato: Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia che si rivolge ai presenti citando, tra gli altri, Peppino Impastato.

«Bisogna tutelare i diritti di quanti, come la signora Anna, li vedono calpestati da quella grande "montagna di merda" che è la 'ndrangheta, per cui la Commissione Antimafia ha la ferma decisione di uscire da Palazzo San Macuto per ascoltare le storie di impegno e legalità presenti nel nostro Mezzogiorno».

Morra nel suo fugace tour reggino ha incontrato prima Tiberio Bentivoglio, imprenditore vessato dai clan che lo ha accompagnato alla manifestazione, salvo poi recarsi dal Prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, con una missione specifica da portare a termine a Palazzo del Governo: «Quanto accaduto a Reggio Calabria, potrà capitare chiunque quanto "loro", gli 'ndranghetisti, lo decideranno: è una questione di dignità. Quante volte il Sud ha rinunciato a scegliere; bene, tra poco sarò dal Prefetto e assicuro che parlerò dell'applicazione della legge 44 del 1999 affinché i tempi previsti dal dispositivo vengano attuati con sollecitudine».

Accanto alle tante associazioni presenti, tra cui ReggioNonTace, vi sono – poi – alcuni sindacati (si intravedono i rappresentanti di Cgil e Cisl), ma anche i corpi intermedi come Confesercenti. Una presenza voluta, con tanto di badge al collo, come spiega il presidente provinciale Claudio Aloiso: «L'obiettivo è far riaprire immediatamente il negozio incendiato; questo, per noi, ha un valore altissimo. Nessuno "vince" mettendo in atto azioni di questo tipo, cò che deve sempre avere la meglio è l'onestà».

Tra la folla c'è una larga parte di Confindustria, anche nella componente giovanile, come ampiamente annunciato a mezzo stampa. Immancabile Ninni Tramontana, presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria che – partendo proprio dalla manifestazione di stasera – ha rilanciato l'azione dell'ala produttiva dello Stretto: «Ogni volta che si brucia un negozio, si toccano tutti gli imprenditori onesti di questo territorio: ne soffriamo per quanto accade. Dobbiamo, però, tenere alta la tensione affinché momenti di partecipazione come questi siano da stimolo per i tanti giovani affinché non vadano via: si può e si deve fare impresa; resistendo con la schiena dritta saranno gli "altri" a dover liberare Reggio dalla loro presenza».

Mani che si stringono, abbracci consumati, qualche lacrima. E poi ci sono quanti, in passato, hanno subito, sulla propria pelle, la violenza della 'ndrangheta: dall'imprenditore Nino De Masi al giornalista Michele Albanese, dal cuoco solidale Filippo Cogliandro al già citato Bentivoglio, il cui discorso conclude la prima fase del sit-in davanti alla libreria "Ave" sul Corso Garibaldi.

Un presidio di legalità, che quasi per caso, è posto dinnanzi a uno spazio di animazione culturale del territorio. Non ci crede alle casualità, don Pino Demasi, referente di Libera sulla Piana di Gioia Tauro, che accompagniamo per qualche passo, mentre risale da Via Giudecca per giungere davanti a quel che resta di "ZeroGlutine-life": «È importante scendere in piazza in un tempo in cui assistiamo alla notte della solidarietà - conclude il sacerdote – Più che commuoverci, come dice sempre don Luigi Ciotti, dobbiamo muoverci verso un senso di corresponsabilità».

Il videoracconto, postato dalla nostra pagina facebook è di Francesco Creazzo

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