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Celebratosi il 26 novembre a Catanzaro alla presenza di oltre 1300 partecipanti provenienti anche dalle diocesi italiane ed estere

I giovani protagonisti del convegno del Movimento Apostolico

di Redazione Web 28/11/2018

“Ti ascolto. I giovani protagonisti nella Chiesa e nella società”. Questo il tema del 10° Convegno internazionale del Movimento Apostolico, celebratosi il 26 novembre a Catanzaro alla presenza di oltre 1300 partecipanti provenienti anche dalle diocesi italiane ed estere. 
Un evento dedicato ai futuri protagonisti del domani, a conclusione anche del Sinodo dedicato ai giovani, fortemente voluto da Papa Francesco, che proprio lo scorso anno rivolgeva loro queste parole:  “La Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche…Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro”. 
 
Ad introdurre i lavori, moderati dalla giovane Maria Nocchi, la lettura del messaggio inviato dal presidente del sodalizio, Cesare Rotundo.  “Non è la prima volta - ha ricordato il presidente - che un nostro convegno è dedicato ai giovani. Già nel 2010, presso l’Auditorium Conciliazione di Roma, il nostro 5° convegno aveva avuto per tema “I giovani. Nella verità e nella carità”. Ma in ogni assise i giovani hanno avuto un ruolo evidente, a volte anche mettendo in programma i musical di Cettina Marraffa”. 
A seguire l’intervento dell’Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, Mons. Vincenzo Bertolone, presidente Cec, che nel salutare la fondatrice, Maria Marino, i relatori e tutti i convenuti,  ha proposto una chiave di una lettura sul tema della serata.   “Questo popolo - ha detto Mons. Bertolone -  assicura ai giovani l’ascolto, perché li ritiene protagonisti della società. È una prospettiva nuova, rivoluzionaria nella pastorale. La fede nasce dall’ascolto. Gesù ascolta i discepoli di Emmaus, annuncia la parola, si fa riconoscere nella frazione del pane ed essi riprendono il cammino”.  Il Presule, entrando anche nell’ambio della ricerca scientifica,  ha evidenziato come “l’ascolto nasce da una misericordia vissuta”. Ecco perché “si devono progettare iniziative con i giovani e non per i giovani. Renderli testimoni credibili della bellezza del Vangelo” perché “esistiamo solo se qualcuno ci ascolta e ci ascolta con il cuore”. 
 
Il primo relatore, il prof. Antonio Cerasa, neuroscienziato  del CNR di Catanzaro,  attraverso dei campioni di risposte di circa 200 questionari in preparazione al convegno, si è soffermato sull’espressione “Io ti ascolto”, scendendo in mezzo alla platea, per condividere insieme domande e risposte,   suscitando grande attenzione.  Giovani e adulti hanno formulato quasi le stesse risposte su tematiche riguardanti la famiglia, l’amicizia, il futuro,  il lavoro e la chiesa, aiutati da una nota fondamentale che il prof. Cerasa ha evidenziato, indicando il passaggio che ci deve essere tra “io” e “tu” per migliorare l’ascolto. 
Interessanti anche i profili di personalità dei preti che il prof. Cerasa ha fatto emergere dalla sua ricerca: le persone di fede hanno meno problemi cardiaci e psicologici e vivono di più. Persone moderate che cercano certezze  dentro di sé, sono estroversi, amichevoli e che possono aiutare i giovani a passare dall’ “io”, molto diffuso nei social, al  “tu”. 
“La strategia del “tu” - ha detto il relatore - è sacrificio di noi stessi per la vita degli altri”. Ma quale il punto di contatto tra neuroscienze e chiesa? La morte altruistica delle cellule, in biologia apoptosi,  può essere analoga al sacrificio e al concetto di sacrificio, pensando a Cristo. “Ciò può accomunare - secondo Cerasa - neuroscienze e Chiesa”.  
 
Sul tema “I giovani: voce profetica in una Chiesa in uscita”, si è soffermato Mons. Domenico Battaglia, Vescovo di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti, che per 20 anni ha guidato il Centro Calabrese di Solidarietà”, comunità dedita al trattamento e al recupero delle persone affette da tossicodipendenze. 
“I giovani - ha detto Mons. Battaglia - sono la risorsa perenne nella Chiesa, la forza della nostra speranza, il respiro della nostra gioia,  fragili rivoluzionari, precari costruttori di presenza e di futuro”. 
Il Vescovo ha evidenziato come  “ogni storia è intrisa di speranza e di sogni”, ma “Dio vive dentro ogni condizione umana e noi dobbiamo portare la carezza di Dio che dona speranza e forza”. Dinanzi a un mondo spesso indifferente, mons. Battaglia ha fatto emergere la necessità che abbiamo di  “sentirci guardati da occhi che ti entrano dentro, sapendo che ogni ragazzo esiste perché sognato e sognatore”.  
Per Mons. Battaglia bisogna che la Chiesa acquisisca sempre di più il ruolo di discepola della fragilità, di chiesa della compassione, che si fa sorella e serva.  Una Chiesa che sa “mettersi accanto, accogliere, accompagnare e discernere,  per condividere  la strada degli ultimi e per assumere la prossimità, con testimonianza di coerenza e di responsabilità”. 
Commentando alcuni passi del Vangelo sul dialogo dei discepoli con Gesù e ricordando alcune sue esperienze personali, Mons. Battaglia ha evidenziato come “i giovani scelgano parole di vita”, come Pietro nel Vangelo: “Signore da chi andremo? Tu solo hai parola di vita”. Ma tutto si gioca sugli sguardi e la missione è una questione di sguardi. 
Questo, infine, l’augurio di Mons. Battaglia ai giovani: “Gesù non può esserci imposto ma proposto. Un incontro che si tinge di libertà. Ragazzi innamoratevi di Gesù ed appassionatevi della vita”.
 
L’evento celebrativo del decimo convegno è stato caratterizzato anche dall’inno “Ti Ascolto”, cantato dai giovani, e dalla premiazione di un contest fotografico, in preparazione al convegno, curato da don Davide Marino, che ha letto ai presenti anche il messaggio augurale e di incoraggiamento  della fondatrice e ispiratrice Maria Marino.
 

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