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Denatalità, sei punti per attuare la svolta

Interventi di lungo termine e focalizzati sul territorio

di Luciano Moia 29/11/2018

L’emergenza denatalità è un rebus con tante questioni che si intrecciano. Per invertire la rotta occorrerebbe agire contemporaneamente su più fronti, dal sostegno economico alla riforma fiscale, dai progetti residenziali al lavoro, dalla cultura alle misure di welfare familiare, dall’educazione a tanto altro ancora. Compresa la determinazione di quel clima sociale favorevole al 'far famiglia' che è la somma di tutte le iniziative virtuose messe in campo per costruire il futuro e, rinfocolando la speranza, potrebbe indurre le giovani coppie ad aprirsi alla vita. In Italia, più ancora che negli altri Paesi occidentali che pure vivono il loro inverno demografico, tutte queste condizioni strutturali mancano quasi completamente. Le tante analisi presentate in questi anni, i piani strategici stilati poco più di un anno fa alla Conferenza nazionale sulla famiglia, sono evaporati come le troppe parole dei politici. Siamo al paradosso di una progettualità definita e organica per nuove e finalmente efficaci politiche familiari a cui non si sa o non si vuole dare concretezza. In altre parole, sapremmo come intervenire ma, chissà perché, non facciamo quasi nulla. Eppure, il progetto presentato alla Conferenza 2017 dal Gruppo welfare territoriale coordinato dal sociologo Riccardo Prandini, aveva ricevuto un via libera trasversale e convinto da parte di esperti e amministratori di diverso orientamento culturale. Un 'pacchetto' pronto all’uso, da prendere e da applicare. Ricordiamo i criteri fondamentali:

1) Tempi lunghi - È il principio secondo cui le politiche familiari devono essere durevoli nel tempo per offrire aspettative certe alle famiglie. Questo perché il successo di una determinata politica si può misurare solo in una prospettiva di lunga durata, almeno un decennio. Esiste anche uno strumento di valutazione che si chiama Vif ( Valutazione d’impatto familiare).

2) Territorialità - Il principio della misura pensata e adottata in ambito locale, in un quadro che però risulti strategico e coerente con l’ambito regionale e nazionale, è indispensabile per responsabilizzare amministrazioni, associazioni, aziende, realtà non profit e famiglie. Se il coinvolgimento manca, l’iniziativa è destinata al fallimento. Le parti interessate devono essere tutte egualmente responsabili del bene comune.

3) Servizi personalizzati - In un quadro strategico, coerente e integrato, occorre poi disporre della flessibilità necessaria per ritagliare le vari misure sull’esigenza specifica di quella famiglia e, nei casi più complessi, di quella persona. Parlando per esempio di politiche per non autosufficienza o per il 'dopo di noi', è certo indispensabile un criterio uniforme, ma occorre poi adattare le buone prassi del prendersi cura per investire sulle capacità delle persone di partecipare attivamente, per quanto nelle loro possibilità, ai vari interventi. È lo stesso principio di sussidiarietà a spiegare che un servizio per essere efficace dev’essere 'co-prodotto', deve cioè contare sulla responsabilità attiva di coloro a cui è indirizzato.

4) Policentrismo e pluralismo - La possibilità di erogare un servizio su più livelli serve a renderlo inclusivo e sostenibile. Questo perché il welfare familiare dev’essere governato in modo plurale – amministrazioni locali insieme a no profit, associazioni, famiglie, ecc – e inteso non come costo che pesa sul Paese, come intervento assistenziale, ma come politiche di investimento familiare. Cioè fondamentali 'fattori produttivi' utili per lo sviluppo sociale.

5) Impatto familiare - Si tratta di un criterio fondamentale per capire cosa funziona e cosa no. Ma non solo. Visto che la famiglia è realtà viva, in continua trasformazione, i criteri della verifica del welfare vanno continuamente aggiornati. La valutazione dell’impatto familiare serve per verificare quanto e come una determinata misura abbia davvero contribuito a migliorare il benessere familiare. È evidente che misure tampone, annunci spot, provvedimenti a tempo limitato non possono reggere valutazioni di verifica dell’impatto familiare.

6) Integrazione - Ogni intervento non può nascere in modo isolato ma va coordinato e armonizzato nell’ambito dell’intero welfare familiare. Impensabile per esempio promuovere politiche di conciliazione scuola-famiglia, senza armonizzarle con politiche di coesione e inclusione sociale o con la promozione di servizi per l’infanzia o, ancora, con il sostegno di reti familiari, proprio nella convinzione che la famiglia non vada lasciata sola ma debba essere aiutata a provvedere al meglio ai suoi bisogni in un contesto di libere aggregazioni familiari e di socialità allargata.

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