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La nuova normativa, però, vieta l’accoglienza diffusa a beneficio dei grandi centri

L'analisi dell'Azione Cattolica: «Credere, dunque accogliere»

di Redazione Web 30/11/2018

di Pasquale Costantino * - Il fenomeno dell’immigrazione si presta oggi a ricostruzioni distorte, per cui bisogna partire da dati certi. Il dossier statistico immigrazione evidenzia che c’è una drastica riduzione degli arrivi di migranti in Italia a partire dal 2017, e in particolare dal momento in cui l’allora ministro Minniti ha concluso degli accordi, certamente discutibili, con i rappresentanti dei diversi gruppi di potere presenti in Libia. Ci sono stati 181.436 arrivi nel 2016, 119.310 nel 2017, 21.041 nei primi nove mesi del 2018. La maggior parte delle persone arrivate in questi anni è stata accolta, dal momento della richiesta di protezione internazionale fino alla conclusione della relativa procedura amministrativa o dell’eventuale ricorso in Tribunale, in un circuito di accoglienza basato principalmente su due pilastri: gli Sprar (circa il 15%) e i Cas (circa l’80%). Il sistema Sprar, attraverso il quale è stata realizzata l’accoglienza diffusa, distribuisce i migranti sul territorio in micro strutture di accoglienza dove vengono forniti non solo servizi minimi di vitto e alloggio, ma anche attività di promozione umana e integrazione (corsi di lingua, corsi professionali, tirocini lavorativi). I Cas, centri di accoglienza straordinaria, sono strutture di grandi dimensioni utilizzate per accogliere anche centinaia di migranti, in particolare per fare fronte all’emergenza sbarchi, e nei quali vengono forniti solo servizi minimi, senza la possibilità di attivare percorsi di integrazione e di formazione. Queste strutture, inoltre, sono state attivate quasi sempre in emergenza e senza gara di appalto, e sono stati numerosi gli episodi di truffe e disservizi nella loro gestione, oggetto di diversi procedimenti giudiziari.

Il 5 ottobre scorso questo sistema è stato profondamente modificato dal cosiddetto “Decreto sicurezza”, che ha stabilito che negli Sprar potranno essere accolti solo i migranti che hanno già avuto o che avranno il riconoscimento di una forma di protezione internazionale e, parallelamente, ha fortemente ridotto le ipotesi di riconoscimento della protezione umanitaria, che costituiva la forma di protezione maggiormente riconosciuta ai migranti. Tutti i richiedenti protezione, dunque, potranno trovare accoglienza solo in centri di grandi dimensioni, e vengono così esclusi sia dai percorsi di integrazione sia anche dalla possibi- lità di avere una residenza anagrafica, fino alla conclusione dell’iter amministrativo e giudiziario. Con la nuova normativa si rinuncia quindi al sistema dell’accoglienza diffusa (che aveva dato ottimi risultati sia in termini di integrazione e di accoglienza da parte della popolazione sia in termini di assistenza delle persone accolte) per privilegiare i grandi centri di accoglienza, che hanno in questi anni determinato gravi problemi di impatto sociale nei comuni in cui si trovavano, per l’incidenza di grandi numeri di migranti concentrati in una stessa zona e che non offrono ai migranti nessuna possibilità di integrazione sociale e crescita personale, se non la possibilità di aspettare, anche anni, la definizione della procedura ammini-strativa e giudiziaria.

Le nuove norme hanno dunque l’effetto di ridurre le possibilità di avere un permesso di soggiorno e le opportunità di crescita e integrazione per chi presenta oggi una domanda di protezione internazionale; inoltre, nei prossimi mesi, impediranno il rinnovo del permesso di soggiorno alla stragrande maggioranza dei titolari di protezione umanitaria (stimati in decine di migliaia), che diventeranno così “clandestini”. Anche nel territorio di Reggio Calabria alcuni centri Sprar dei piccoli comuni della provincia hanno già iniziato a chiudere, lasciando i migranti senza un alloggio da un giorno all’altro e licenziando tutti i lavoratori.

I migranti hanno difficoltà a trovare alloggi in affitto, sia per ragioni economiche sia per una persistente (e crescente) diffidenza da parte della popolazione locale nell’affittare immobili agli stranieri. Di riflesso, si moltiplicano le soluzioni abitative precarie o i migranti convergono verso i grossi assembramenti come la tendopoli di San Ferdinando, tristemente nota alle cronache.

C’è dunque una progressiva tendenza alla marginalizzazione dei migranti, che evidentemente li espone maggiormente al rischio di varie forme di sfruttamento e al pericolo di scivolare verso la criminalità. Questa nuova situazione che si viene delineando, non può non interpellarci come laici di Ac, impegnati a “mettere al centro la persona” ed a vivere da “cittadini degni del Vangelo”. In un contesto in cui lo straniero viene messo ai margini, quale ruolo possiamo svolgere come singoli ed insieme? Questa realtà interpella la nostra associazione anche nel suo ruolo educativo, per fornire ai soci, soprattutto ai più piccoli ma non solo, chiavi di lettura del fenomeno immigrazione che siano libere da ideologie e populismi, che oggi governano l’informazione e la mentalità comune, e che siano illuminate solo dal Vangelo, per accompagnare tutti i soci a scelte concrete di vita quotidiana, personale e sociale, guidate dalla Carità e dalla Giustizia.

* presidente parrocchiale Ac

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