accedi | registrati | 19-12-2018

Un gesto che deve partire dalla vera consapevolezza di volersi mettere al servizio

Azione Cattolica, sabato la festa dell'adesione

di Giandomenico Chirico * 04/12/2018

Aderire all’Azione Cattolica, citando liberamente quanto diceva monsignor Sigalini ormai alcuni anni fa, non è come comprare l’abbonamento alla pay tv per non perdere neanche una puntata della nostra serie preferita o la partita di coppa; non è come avere nel portafoglio la “carta-fedeltà” del supermercato vicino casa che ci dà diritto a tutti gli sconti del volantino settimanale. Aderire all’Ac è decidere di entrare (o rimanere) in una realtà nella quale non si acquisiscono vantaggi o privilegi, ma, al contrario, ci si impegna a servire, ad essere responsabili nella Chiesa e nei confronti degli altri. Aderire all’Ac, in definitiva, significa provare a vivere il nostro Battesimo con gioia ogni giorno, significa aver trovato una casa e una famiglia con la quale essere felici, anzi, santi.

La premessa fondamentale è proprio la scelta, libera, personale e consapevole: nessuno decide al posto nostro, neanche le abitudini del «mi sono sempre tesserato», quella delle «tradizioni familiari», o del «ci sono tutti i miei amici». Aderire è dare sostanza al desiderio profondo di esserci, di rendersi disponibili ad incontrare Cristo insieme ai compagni di strada del proprio gruppo, con i quali condividere la propria esperienza umana, gli slanci e le cadute, i dubbi e la forza della fede, i progetti di vita, le occasioni di missionarietà, il discernimento e la fedeltà alla propria vocazione.

La tessera è il segno visibile di questa nostra decisione. È vero, apparentemente è un semplice talloncino di carta, come ne abbiamo tanti in borsa o nel portafoglio, spesso capita di incontrare persino educatori o responsabili associativi perplessi sulla necessità o sull’opportunità di tesserarsi, proprio perché quel talloncino viene visto come un orpello, un oggetto superfluo, come il simbolo di una burocrazia associativa in contrasto con la logica moderna delle “non scelte” o, peggio come una tassa. Non è così. Tesserarsi, certo, vuol dire anche materialmente sostenere l’associazione, che vive dei contributi dei suoi aderenti e che utilizza le risorse raccolte per le innumerevoli attività di formazione (gli incontri, i convegni, i sussidi, le strutture, la logistica), per la stampa che arriva a tutti i soci e, cosa non trascurabile, per garantire una copertura assicurativa a tutti coloro che prendono parte alle nostre attività. La tessera, però, dice soprattutto di un’adesione piena, di una scelta compiuta, visibile. Non a caso su questa non è riportato un anonimo numero seriale o un codice a barre, ma un nome sotto il quale vengono apposte ben quattro firme, quella dei presidenti nazionale, diocesano e parrocchiale e, ovviamente, del socio, proprio ad indicare una decisione, allo stesso tempo, personale e comunitaria, che impegna il singolo e l’intera associazione.

* presidente diocesano di Ac

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