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Un progetto partito nel 2012 che ha ospitato 32 donne con 28 bambini

L’opera quotidiana contro l’indifferenza

di Redazione Web 31/10/2016

di Francesca Mallamaci - Qualcuno che prova a dare risposta al dilagante fenomeno della violenza di genere c’è. E non da oggi. Già nel febbraio 2012 l’Arcidiocesi di Reggio Calabria ha avviato il Centro di ascolto antiviolenza Progetto Nejwa finanziato dalla Regione Calabria, che nell’aprile 2013 ha lasciato il testimone ad un altro Progetto realizzato tramite bando ministeriale: il Centro antiviolenza e la Casa Rifugio Angela Morabito, la cui equipé multidisciplinare è costituita da personale esclusivamente femminile professionalmente preparato, servizio che offre: ascolto attivo telefonico 24 ore al giorno al numero verde 800170940 da parte di operatrici esperte nel primo contatto che, oltre a garantire sostegno emotivo, valutano gli indicatori di rischio della violenza e il grado di emergenza. Nel pieno rispetto della riservatezza e dell’anonimato vi è uno spazio di confronto, informazione e sostegno presso lo sportello antiviolenza, altro servizio offerto dal Centro che offre gratuitamente consulenze specialistiche, con eventuali forme di invio e di accompagnamento ad altri servizi del territorio. Accoglienza residenziale nella Casa Rifugio è l’ulteriore azione prevista dal Progetto, che può avvenire in via d’urgenza nei casi in cui la donna versa in una situazione di pericolo soprattutto su richiesta delle forze dell’ordine, sia in via programmata concordata in sede di colloquio di sportello, in cui la donna è aiutata a prendere consapevolezza del percorso di uscita dalla violenza e ne accetta le condizioni. Viene offerta accoglienza per un massimo di 11 posti letto e vuole essere uno spazio in cui le donne accolte, accompagnate nella ri–elaborazione dell’esperienza traumatica subita e nella definizione di un nuovo progetto di vita, possano recuperare autonomia ed autostima. Particolare attenzione è riservata alle necessità dei bambini accolti unitamente alle madri, che manifestano il disagio per la situazione di violenza, di cui in molti casi sono stati testimoni o vittime. Ad oggi sono accolte 32 donne e i loro 28 bambini, fornito consulenze specialistiche ad altre 53 ed offerto ascolto telefonico e sostegno emotivo a innumerevoli vittime. Per ogni donna vittima di violenza presa in carico dal Centro Antiviolenza, sia come sportello che nella Casa Rifugio, si contrattualizza con la stessa un progetto individualizzato che tiene conto delle specificità relative alla storia personale. Queste donne hanno, prima di tutto, bisogno di riappropriarsi della loro vita, affiancate da altre donne adeguatamente formate che si pongono accanto per aiutarle a riedificata. Oltre ai colloqui psicologici individuali, il costante sostegno delle operatrici alla genitorialità nell’aiuto a recuperare il loro ruolo di madri e le attività educative di supporto per i loro figli con laboratori didattici e di promozione dello sviluppo delle life skill, in questo percorso ci si avvale della strutturazione di gruppi di auto aiuto, di laboratori sulle emozioni in quanto la condivisione tra donne, che hanno vissuto un’esperienza di violenza, è particolarmente funzionale ad un’adeguata elaborazione dell’evento traumatico e al superamento della condizione di solitudine in cui la vittima si percepisce. Il lavoro rappresenta un altro strumento fondamentale per ridefinire percorsi autonomi di vita e affrancarsi da condizioni di ricatto economico e di dipendenza. Il Centro Antiviolenza ha quindi avviato a favore di queste donne un proprio laboratorio di confezionamento oggettistica per ricorrenze varie, denominato Nastro Rosa, e una serie di azioni mirate all’orientamento, alla formazione e all’inserimento lavorativo mediante dei partenariati con reti del privato sociale, tra cui la Cooperativa Sociale SoleInsieme

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