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Pubblichiamo l'omelia integrale dell'arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini

Celebrazioni di Santa Barbara, l'omelia di monsignor Morosini

di Redazione Web 05/12/2018

La celebrazione di Santa Barbara, patrona della Marina e dei Vigili del fuoco, capita in avvento e le letture della bibbia, pertanto, fanno riferimento al messaggio spirituale proprio di questo tempo liturgico, sintetizzato nella speranza: alzate gli occhi la vostra liberazione è vicina. Certamente non è fuori posto accogliere questo messaggio celebrando questo patronato, se noi riflettiamo sul perché voi festeggiate una santa, dichiarata vostra patrona, e perché siete qui, radunati in una chiesa, a celebrare un rito, il più alto e sublime della cristianità: la santa messa.

Voi siete qui a venerare una santa nel contesto di un rito religioso cristiano cattolico perché, nella e con la fede, voi attestate l'intimo bisogno dell'uomo di avere Dio come interlocutore della propria vita, e, conseguentemente, attendere dalla sua potenza l'aiuto necessario per compiere la propria missione in seno alla società e per dare così un senso alla vita. Sappiamo come la vita sia minacciata sempre da molti problemi e difficoltà ed esposta, soprattutto, alla malattia e alla morte, che è umanamente la sconfitta esistenziale di ogni nostra speranza e progetto!

Quando recitate la preghiera dei vostri rispettivi corpi militari, voi non fate altro che compiere un atto di abbandono al Signore Dio, attraverso la mediazione dei santi ai quali vi affidate. Difatti ogni preghiera è un atto di speranza perché il male attorno a noi e dentro di noi venga vinto. Siccome sperimentiamo la nostra impotenza ci aggrappiamo alla preghiera, che sale verso il Signore e si affida alla sua Provvidenza.

Fatta questa premessa possiamo ora prendere in esame le due letture bibliche ascoltate. Esse trattano il tema della speranza dinanzi ai problemi che ci sovrastano e dinanzi alle nostre responsabilità dinanzi alla storia.

La prima lettura è quella che nell'Antico Testamento è, per eccellenza, l'annunzio della speranza messianica, riferita alla venuta del Messia sulla terra. Viene annunciata la vittori su ogni stortura, che reca sofferenza all’uomo. E per illustrare questa speranza di vittoria viene  offerta la simbologia del superamento dei contrasti nella vita di animali, che la natura contrappone: il lupo e l'agnello, il leone che si ciba di paglia come il bue, il bambino che gioca con i serpenti velenosi ecc.

Il vangelo ci invita a metterci in atteggiamento di umiltà e di povertà esistenziale (l'uomo limitato), che solo può farci capire l'azione di Dio e quindi cogliere il senso autentico della speranza cristiana, che non è mai attesa passiva di un bene che altri ci deve dare, fosse pure Dio.

Questa prima lettura la leggiamo ogni anno nei primi giorni dell'Avvento e viene letta nuovamente ogni tre anni nella seconda domenica di avvento.

Diciamo che è un testo forte della Bibbia nell'Antico Testamento con il quale si annunzia la salvezza che il Messia avrebbe portato sulla terra. Tutte le altre promesse di consolazione, che troviamo nell’avvento, hanno la loro giustificazione in questa speranza: quando irromperà nella storia umana il messia, tutte le antitesi, che culminano con la grande antitesi della morte, verranno superate.

Dopo duemila e più anni nei quali questo testo viene proclamato, ci chiediamo: questa speranza si è realizzata? oppure rimane sempre speranza, che, proprio perché non realizzata, diventa alla fine delusione, inganno e disperazione?

Le antitesi esistenti nel mondo, nella storia che cammina con l'uomo, sono ancora davanti a noi immutate: intatta è la supremazia della morte, anche quella violenta; all'ordine del giorno sono le altre antitesi della convivenza umana: la lotta tra bene e male, tra impegno e resa, tra resistenza e libertà, tra Dio e mondo, tra morte e vita, tra peccato e grazia. Ci viene spontanea la domanda: ma dov'è allora la salvezza che Cristo avrebbe portato facendosi uomo, se ancora queste antitesi sono vive e operanti nel mondo?

Per trovare una risposta a questa domanda è necessario metterci nella situazione di essere "piccoli", come dice Gesù in questo passo del vangelo di San Luca. Solo ai piccoli e ai poveri viene rivelato il segreto del regno. Il che vuol dire che la risposta alla domanda la troviamo se riusciamo a metterci sulla stessa lunghezza d'onda in cui si è posto Gesù, quando ha parlato di salvezza, anzi, meglio, quando ha deciso di realizzare la salvezza. Cioè non ha fatto della salvezza, nel nostro caso la soluzione delle antitesi citate, un dono, frutto di tocco magico o azione miracolistica; frutto di manna piovuta dal cielo, mentre si dorme, ma si è messo in gioco di persona, accettando la realtà del sacrificio, fino a morire in croce, perché pace, concordia, fratellanza, giustizia potessero regnare; perché, in ultima analisi, dalle nostre macerie la vita, nella logica del seme, che muore per generare vita.
Allora la salvezza che lui prospetta all’uomo, e perciò anche a noi, è la forza e la capacità che ci ha messo in mano di dare senso alla lotta per il bene, nella consapevolezza che la sua conquista  costa fatica e non può mai essere qualcosa di definitivo, ma sempre una proposta da realizzare, un bene da conquistare per ogni uomo e per ogni generazione che si avvicenda sulla scena della storia.

La speranza, infatti, si sviluppa sempre in una prospettiva dialettica con la libertà dell'uomo.  E come questa (la libertà) mette in gioco l'uomo nel divenire storico come artefice del suo destino, per cui ogni conquista morale può essere sempre ridiscussa, così il bene che noi vogliamo  diventa sempre una speranza da conquistare giorno dopo giorno.

Solo l'ingresso nella speranza eterna, che chiude e fissa nelle sue scelte la libertà dell'uomo, in una situazione di bene o di male non più  discutibile, può far sì che la conquista del bene sia definitiva ed inequivocabile per il singolo, come per la storia. Solo allora la speranza desiderata come superamento delle antitesi, sarà un bene eterno non più discutibile e perdibile. Ma fino a quando la storia si svolge nel divenire del tempo, decisa dalle scelte libere dell'uomo, essa sarà sempre proiettata verso una speranza che si colloca sempre dinanzi e distante dall’uomo, come forza che attrae. La speranza in questa nostra vita, proprio perché si coniuga con la libertà dell’uomo, starà sempre dinanzi a noi come forza che attrae, ma che può essere anche respinta.
 
Ecco perché il credente lotta e prega, costruisce il presente e guarda sempre verso un futuro, che gli sfugge e sarà sempre speranza, che una generazione passa all’altra come testimone di impegno e di lotta.
Miei cari, mi associo alle speranze dei vostri corpi a servizio dello Stato, perché le speranze che coltivate come singole persone, che hanno alle spalle le loro rispettive famiglie; le speranze che nutrono le vostre divise possano essere compiute con il vostro impegno e i vostri sacrifici. Speranze, che sono poi anche le nostre, quelle di tutti i cittadini, che vi ringraziano per cura solerte che avete sui nostri mari, sui nostri monti, sull’incolumità della nostra vita cittadina. Grazie per gli esempi di eroismo che ci date affrontando pericoli di ogni genere, sfidando alle volte anche la morte. Per intercessione di Santa Barbara Dio voglia benedirvi.

Che questa celebrazione, che annuncia la speranza compiuta della vittoria di Gesù sulla morte, possa darvi la forza necessaria per continuare a speranza contro ogni delusione o pericolo. Possiate avere fede come Abramo, il quale, secondo le parole di S. Paolo habuit spem contra spem, oso sperare sempre contro ogni speranza non realizzata.

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