accedi | registrati | 19-12-2018

L'arcivescovo metropolita ha effettuato una visita a sorpresa nel Duomo della cittadina tirrenica

Novena dell'Immacolata a Scilla, Morosini in pellegrinaggio

Il presule ai fedeli: «Riconoscere ruolo di tradizioni popolari come questa nel salvare e difendere la fede»

di Giovanni Panuccio 07/12/2018

L’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova Giuseppe Fiorini Morosini s’è fatto pellegrino d’eccezione, in maniera del tutto inattesa, stamattina alle 5, al Duomo di Scilla per la Novena in onore di Maria Ss. Immacolata, aiutando subito nelle confessioni l’arciprete di Scilla don Francesco Cuzzocrea e don Ivan Iacopino – che ha accompagnato la comunità in questi giorni - assieme al segretario arcivescovile don Francesco Siclari. All’inizio della Messa delle sei, Padre Giuseppe ha subito esposto i motivi ecclesiali e personali che l’hanno mosso a quest’atto di fede e di devozione, in piena sintonia con il suo popolo. «La mia presenza qui – ha esordito il vescovo – vuol essere un segno di devozione e di consacrazione di tutta la Chiesa reggina-bovese alla Madonna Immacolata e insieme il riconoscimento del ruolo di tradizioni popolari come questa nel salvare e difendere la fede». Ha proseguito: «A questi motivi se ne aggiunge uno prevalentemente personale. Domani, 8 dicembre, mentre voi celebrerete la Festa dell’Immacolata, saranno cinquantadue anni da quando ho emesso i miei voti solenni per l’adesione all’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola». Nell’omelia, traendo spunto dal vangelo del giorno nel quale due ciechi chiedono e ottengono da Gesù la vista, mons. Morosini ha precisato come nel compiere miracoli Gesù intenda innanzitutto fornirci degli insegnamenti, in questo caso l’importanza della fede. Ha quindi sviluppato i concetti espressi all’inizio della celebrazione manifestando la gioia di vedere così tanta gente legata a questa bellissima tradizione. È sulla devozione alla Madonna e ai Santi, infatti, che spesso s’infrangono i tentativi di ottenere seguaci fra i cattolici da parte di altre confessioni d’ispirazione cristiana. La pietà popolare ha quindi sorretto per secoli l’edificio della fede, facendosi cultura profonda e vissuto quotidiano per milioni di cattolici. La cultura dominante nella società, tuttavia, s’è sempre più scissa da questa matrice, producendo fenomeni di convinvenza fra culture e modi di vivere confliggenti da rifiutare nettamente. Così è, ad esempio, dare pubblica testimonianza di fede e ammettere il ricorso all’aborto. O partecipare alle tradizioni popolari e insieme vivere da delinquenti. Per questo prosegue l’arcivescovo: «Qui siete tanti, più di cento, ma sono sempre molti di più gli assenti: come fa il messaggio di Cristo che abbiamo condiviso ad arrivare a loro se innanzitutto noi non ne diamo testimonianza una volta usciti di qui, quasi separando le nostre pratiche di fede dalla nostra vita?». Forte è quindi risuonato, come spesso nella predicazione di mons. Morosini, l’appello all’«unità della fede». A un don Francesco Cuzzocrea ancora colpito dalla «sorpresa» del Pastore della Chiesa di Reggio e Bova è toccato esprimere, prima della benedizione finale, la gratitudine della comunità parrocchiale di Scilla e Favazzina per l’inattesa visita e per il forte incoraggiamento a proseguire nella strada della coerenza nella fede che ne è il segno più profondo.

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