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Aumenta il numero degli studenti stranieri che frequentano gli istituti scolastici

Nelle classi multiculturali l’accoglienza è realtà

di Stefania Laganà 01/11/2016

Classi multiculturali, un fenomeno in espansione nel nostro Paese. Ma qual è la situazione in riva allo Stretto? Abbiamo raccolto una testimonianza di tolleranza assoluta tra le diverse etnie che siedono l’uno accanto all’altro. I bambini anticipano, di molto, le diffidenze degli adulti. Non esiste un «noi» ed un «voi»: aumentano i registri di classe con nomi e cognomi sinora lontani dalla nostra tradizione. Alla Scuola Lucianum si respira aria di «seconda integrazione ». Il 10% degli studenti proviene da un paese estero: Est Europa, Nord Africa, Estremo Oriente. Insomma un mappamondo culturale che trova spazio tra i banchi di scuola della primaria paritaria. Un istituto che gestisce piccoli numeri e forse per questo, anteponendo la logica delle «classi– pollaio», riesce ad integrare pienamente nei propri processi didattici gli alunni stranieri. Non c’è bisogno, infatti, di alcun sostegno speciale per i bimbi che sono giunti in Italia da strade diverse: chi con la propria famiglia, chi – invece – ha trovato proprio in Calabria un nuovo focolare in cui vivere la dimensione dell’affettività durante il periodo della propria infanzia. Storie belle, a colori, che trovano riscontro anche nel rendimento scolastico dei bambini pienamente soddisfacente come ci confermano gli insegnanti. Clima positivo anche alla Scuola salesiana Figlie di Maria Ausiliatrice. I ragazzi stranieri non sono tantissimi, dieci su 390 iscritti, però non mancano esempi virtuosi di inclusione sociale in aula che spesso si trasforma in un vero e proprio rifugio, laddove – grazie all’azione sinergica con l’organizzazione Vives Germoglio – si approntano attività di recupero scolastico extracurriculare che attraversa non solo le nozioni didattiche, ma anche quelle relative alla socializzazione degli studenti. Una cura delle singole storie che a conoscerle bene, nelle loro ferite, mostrano lo stesso volto di quelle delle famiglie italiane. Dal Campus scolastico San Vincenzo de’ Paoli, invece, arriva un racconto di prima integrazione. In una classe, di soli sei studenti, uno di loro è appena arrivato dalla Nigeria. È un richiedente asilo, dagli occhi vispi, e con la voglia di impare in fretta la nostra lingua. Ha un piano didattico personalizzato, ma ad alcune lezioni – matematica ed inglese su tutte – partecipa in modo attivo coi propri compagni. Un’integrazione graduale nel gruppo– classe, soprattutto per via della differenza linguistica. Storie, solo una parte delle tantissime che si trovano girando per le classi delle scuole reggine, sempre più cosmopolite, oltre che metropolitane, e bambini che condividono il cammino scolastico con la spensieratezza tipica della loro età e senza sovrastrutture ideologiche.

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