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Settore Lavori Pubblici in stallo. Conti «ingessati» e difficoltà a reperire le risorse pubbliche

Reggio, mancano i fondi in bilancio: manutenzioni congelate

di Davide Imeneo e Federico Minniti 13/12/2018

Una Città «sospesa». La provocazione è forte, e lo sappiamo. Però – osservando i diversi cantieri aperti sul territorio e confrontandone lo stato burocratico dell’opera – sorge spontanea una deduzione: i «lavori in corso» non sono sempre una buona notizia. Anche perché, accanto agli appalti in fase di stallo, è sopraggiunta un’emergenza nell’emergenza. Parliamo delle manutenzioni ordinarie e straordinarie: dalle strade alle condotte idrico–fognarie, dall’edilizia scolastica ai beni comuni. Bisogna precisare che tutti gli interventi manutentivi possono essere sostenuti, come sostiene il Tuel, soltanto attraverso l’utilizzo di fondi posti in bilancio in modo esplicito.

Sgomberiamo il campo da interpretazioni: non possono essere utilizzati finanziamenti esterni, quali Patti per il Sud, Decreto Reggio (seppur da un ventennio questo avviene con la mai sottaciuta pratica della “Somma urgenza”) e tutti gli altri trasferimenti ministeriali o comunitari. Ovviamente la situazione di pre–dissesto finanziario dell’Ente non è ascrivibile all’attuale guida politica che ha ereditato un bilancio estremamente «ingessato». Nei corridoi del Cedir c’è chi vocifera di uno tsunami amministrativo in arrivo in virtù della totale assenza di agibilità economica del settore “Lavori Pubblici”. Altro tema scottante è quello dei contenziosi in atto, basti pensare ai danni provocati dalle ondate di maltempo, dove sarà necessario sempre procedere con un’anticipazione di cassa in attesa del riconoscimento dei fondi statali destinati alle regioni colpite da questi fenomeni metereologici.

Questo stato di empasse è plasticamente rappresentato, inoltre, dall’azione a rilento rispetto alla progettazione degli interventi di manutenzione degli edifici scolastici; un atto fondamentale in virtù dell’avvicinarsi del mese di giugno in cui gli istituti potrebbero essero oggetto delle attività delle ditte incaricate. Infine, rispetto al Piano triennale delle Opere pubbliche, ci sarebbero – dicono i ben informati – tante manutenzioni “mascherate” che dovrebbero essere pagate con la devoluzione del mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). Un’operazione ardimentosa che potrebbe trovare diversi ostacoli a livello autorizzativo da parte della Cdp che dovrebbe svincolare dei finanziamenti previsti, invece, per la progettazione e realizzazione di nuove opere.

Ma quale è l’indirizzo politico dell’Amministrazione? Ricorrere all’esercizio mnemonico sulle responsabilità pregresse non basta più per provare a riavviare una normalità che è tornata a latitare dopo qualche spiraglio di luce nell’epoca politica– dirigenziale (rottamata) del duo Marcianò–Romano.

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