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Operazione del Comando dei Carabinieri di Reggio Calabria su input della Procura antimafia

Soldi pubblici per l'agricoltura nelle casse dei clan: 8 arresti

di Redazione Web 13/12/2018

Nella mattinata odierna, militari del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare e del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare (4 in carcere, 3 agli arresti domiciliari 1 all’obbligo di presentazione alla p.g.) emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia  diretta dal Procuratore Giovanni BOMBARDIERI, a carico di altrettanti soggetti, residenti in vari comuni della provincia reggina, accusati a vario titolo associazione per delinquere, concorso in falso materiale e ideologico commesso da incaricati di pubblico servizio, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, aggravate dalla finalità di agevolare consorterie mafiose.  I destinatari della misura sono:

custodia in carcere

  1. GALLICO Teresa, cl. 1948
  2. GALLICO Carmelo, cl. 1963
  3. GANGEMI Demetrio Giuseppe, cl. 1969
  4. LAGANÀ Domenico, cl. 1971

arresti domiciliari

  1. CAMBARERI Domenico, cl. 1977
  2. CURATOLA Maria, cl. 1958
  3. CURATOLA Elvira Pierina, cl. 1954

obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

  1. CICCIÙ Caterina, cl. 1974.

I provvedimenti scaturiscono da una complessa e articolata indagine, condotta dal Reparto Operativo del comparto di specialità dell’Arma e coordinata dal Procuratore Aggiunto, Calogero Gaetano PACI, e dal Sostituto Procuratore, Diego CAPECE MINUTOLO, tesa a contrastare la pervasività mafiosa nel comparto agricolo concretizzatasi in truffe aggravate per il conseguimento delle erogazioni pubbliche previste dai “Fondi Europei Agricoli di Garanzia e di Sviluppo Rurale” (F.E.A.G.A. e F.E.A.S.R.). Esso è un alveo di preminente interesse della ‘ndrangheta, peraltro emerso dall’attualità di plurime investigazioni dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare.  

Gli indagati risultano intranei o contigui a noti sodalizi di ‘ndrangheta reggini, tra i quali i “Gallico” di Palmi, gli “Alvaro” di Sinopoli, i “Lo Giudice” di Reggio Calabria ed i “Laganà-Caia” di Seminara. Costoro, sostenuti dalla complicità di incaricati di pubblico servizio, ai quali pure è stato contestato il reato associativo, nel periodo 2010-2018 hanno beneficiato di contributi pubblici, erogati dall’Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura (A.R.C.E.A. ), nonché alla disponibilità di titoli di pagamento della “Politica Agricola Comune”, per un ammontare di diverse centinaia di migliaia di euro.

Gli indebiti percettori, evidentemente privi dei requisitivi soggettivi poiché gravati da misure di prevenzione personale o condannati per delitti di criminalità organizzata, grazie alla complicità e al sistematico contributo degli incaricati di pubblico servizio operanti per conto del consorzio olivicolo “CONASCO”, dissimulavano il proprio stato carcerariouna di essi, GALLICO Teresa, in regime detentivo speciale ex art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario in modo da proporsi all’organismo pagatore della Regione Calabria, A.R.C.E.A., in qualità di imprenditori agricoli in attività.

Le indagini hanno permesso di accertare numerose anomalie, di carattere formale e sostanziale, afferenti la trattazione delle domande di accesso ai contributi ovvero la soppressione di documenti che, per legge, avrebbero dovuto essere custoditi dagli stessi incaricati di pubblico servizio.

In particolare, è stato dimostrato come gli operatori del centro di assistenza agricola, già “COPAGRI 102” di Reggio Calabria, riconducibile al predetto consorzio olivicolo, delegati a formare e trasmettere elettronicamente all’A.R.C.E.A. le istanze di pagamento avanzate dagli arrestati, fossero perfettamente a conoscenza dello stato detentivo dei richiedenti.

A titolo esemplificativo, l’indagata GALLICO Teresa, sebbene detenuta dal 2010 a seguito dell’operazione “COSA MIA”, ha percepito ininterrottamente contributi per complessivi 59.000 euro in qualità di titolare di un’impresa individuale di fatto inattiva da poco tempo dopo il suo arresto, proprio grazie alla complicità dei dipendenti della CONASCO, che hanno attestato falsamente la presentazione della domanda da parte dell’interessata e intenzionalmente omesso di informare l’organismo pagatore del suo stato detentivo. Ed in più, gli accertamenti bancari consentivano di appurare che parte dei proventi venivano indirizzati al pagamento degli onorari dei difensori di GALLICO Domenico, pluriergastolano al vertice della cosca omonima.

Nel medesimo contesto, la CONASCO Scarl è stata sottoposta alla misura cautelare dell’interdizione dall’esercizio dell’attività di assistenza agricola e sono stati eseguiti sequestri per equivalente delle occorrenze finanziarie degli indagati per una somma complessiva di oltre 220.000 euro.

L’indagine, in sintesi, ha individuato e consentito di contrastare significativamente un ambito di interesse della ‘ndrangheta particolarmente insidioso per il fisiologico svolgersi del settore agroalimentare ed emblematico delle modalità dell’acquisizione di consensi attraverso un patologico indirizzo delle pubbliche risorse.

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