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Prossimi passaggi obbligatori sono le azioni urgenti nelle zone disagiate

I simboli non bastano, le ’ndrine si battono con i diritti

di Federico Minniti 17/12/2018

C’era grande attesa a Palazzo San Giorgio, sede della Casa comunale di Reggio Calabria, per la demolizione di un fabbricato (in parte abusivo) nella zona nord della Città. Il quartiere è Gallico e l’immobile è il ristorante “Fata Morgana”, negli ultimi anni convertito a sede del Circolo “Posidonia pescatori”. Secondo gli inquirenti della Dda reggina, quel Circolo era il quartier generale dell’avvocato Paolo Romeo, ex deputato e già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e attualmente imputato nel maxiprocesso “Gotha”, in quanto ritenuto il deus ex machina della componente riservata della ‘ndrangheta. Un intervento, quello realizzato dal Comune di Reggio – attraverso una ditta incaricata e selezionata sul MePA, il Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione, per un appalto da circa 50mila euro – che ovviamente parte dalla constatazione dell’abuso edilizio, ma che – e non è un mistero tra gli uomini del sindaco – è stato un atto simbolico. Ma sorgono già i primi problemi [LEGGI QUI]

Dopo la delibera di Giunta che ha affidato temporaneamente un bene confiscato al re dei videopoker, Gioacchino Campolo, a una commerciante destinataria di un’intimidazione, Anna Pontari, la svolta legalitaria di Falcomatà procede a pié sospinto. Azioni simboliche che, certamente, rappresentano delle risposte che la cittadinanza si aspettava. Quello che serve, adesso, è altrettanta solerzia nell’affrontare le urgenze che riguardano le zone del territorio che vivono una fase di disgregazione sociale; quartieri «a rischio» per utilizzare un sillogismo giornalistico come Arghillà Nord o il Rione Marconi. Mentre scriviamo siamo raggiunti, a esempio, dalla notizia dell’ennesima auto incendiata tra i lotti dell’edilizia popolare di Arghillà: la destinataria del gesto sarebbe una donna. Una «guerra tra poveri» che non conosce tregua.

«Fare antimafia» vuol dire proprio questo: colpire i simboli certamente rappresenta un esercizio dimostrativo che sinora è stato fatto poco e male, ma occorre ri–costruire dove la mafiosità tende a mettere radici in virtù dello stato di fortissima indigenza dei cittadini. Che la ‘ndrangheta agisca da anti– Stato è un fatto notorio, ribadire la forza delle Istituzioni è un dovere non più rimandabile. Sfida ostica? In parte. Un modo abbastanza semplice di ripartire assieme alla cittadinanza è inserire nuovamente a bilancio il finanziamento di oltre 11 milioni di euro che, originariamente, era destinato agli alloggi popolari di ben 160 famiglie. Fondi reperibili dal “Decreto Reggio” e vincolati alla costruzione di nuovi alloggi di edilizia popolare.

Quel finanziamento è stato «spostato » per la realizzazione di altre opere, come denuncia l’associazione “Un mondo di mondi”. Il riferimento è la delibera 70 del 31 ottobre 2016. Per ripristinare quel fondo, un cartello di associazioni ha avviato una raccolta–firme per sensibilizzare il Comune su un tema di primaria importanza nel contrasto alla povertà, anticamera del consenso dei clan.

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