accedi | registrati | 23-5-2019

Termina dopo 26 anni la missione reggina delle missionarie

Tre decenni di servizio, il racconto delle Scalabriniane

di Redazione Web 18/12/2018

Termina dopo 26 anni la missione reggina delle suore Scalabriniane, da sempre impegnate nella cura e nell'accompagnamento dei migranti. Un servizio che le figlie spirituali del Beato Giovanni Battista Scalabrini hanno reso alla città con dedizione per quasi un trentennio tramite l'integrazione delle comunità straniere attraverso la vicinanza e la prossimità. Ecco il racconto della loro presenza in città, pubblicato sul bollettino parrocchiale della comunità di Sant'Agostino:

Se ne vanno le “mamme” dei migranti dopo 26 anni di materna cura e dedizione alle migliaia di migranti, profughi e chiunque ci abbia incontrato sulla propria strada.
Infatti, la storia del servizio ai migranti è storicamente legata all’arrivo nella Diocesi di Reggio Calabria delle Suore Scalabriniane. Tutto ebbe inizio nel 1991, con lo sbarco inaspettato di migliaia e migliaia di albanesi in fuga dal regime dittatoriale e in cerca di futuro. Allora come oggi si scapava da fame e guerra, da oppressione e violenza, alla ricerca della libertà. Situazione di emergenza, bisognosa di accoglienza per una Calabria che da subito ha aperto le sue porte.
Chiamate dal direttore Migrantes dell’epoca, monsignor Antonino Denisi, la Congregazione delle suore Missionarie di San Carlo – Scalabriniane, rispose con l’invio di due suore che iniziarono il loro servizio a Concessa di Catona, in un centro di accoglienza per giovani migranti, che subito si riempì di giovani albanesi.
L’immigrazione, da allora, non si è più fermata. Una numerosa comunità filippina si aggregò e prese posto nella città. Famiglie giovani, grandi lavoratori, così nel 1992 le suore scalabriniane, sollecitate anche da don Farai e dalla sua “squadra di giovani in formazione” inaugurarono il primo Centro di Ascolto per immigrati, intitolato al loro fondatore, monsignor Giovanni Battista Scalabrini. Fu la prima esperienza di questo genere in Diocesi, che le suore svilupparono negli anni con il dono della propria vita, di tante consorelle che qui hanno lasciato un pezzo di cuore.
Insieme a tanti volontari che sempre hanno affiancato le suore, questa scia di dedizione e di accompagnamento dei migranti non è mai venuta meno. Ci sono realtà nella quali solo la donna può entrare e comprendere, ci sono delle case dove solo le suore possono entrare, c’è una materna cura della Chiesa che si esprime soltanto attraverso il genio femminile. Il centro di ascolto Monsignor Scalabrini, che nel 1995 si trasferì in via Ferraris, divenne un punto di riferimento, un porto di sicuro, una sosta di speranza per tutti gli immigrati e non solo, che si presentavano al centro. Una attenzione particolare è sempre stata data alla donna e ai bambini dei quali, spesso, le suore hanno accompagnato persino la nascita. La numerosa comunità filippina fu una delle prime a beneficiare insieme a tanti volontari, della cura pastorale delle suore perché cattolica e quindi più desiderosa di un cammino di fede, preparazione ai sacramenti, di feste religiose. Una intensa vita spirituale e liturgica che le suore scalabriniane hanno sempre guidato e seguito per intere generazioni. Poi l’arrivo dei marocchini, prima i giovani e poi il nascere delle famiglie. Per tutti le suore hanno avuto una parola , un gesto, uno sguardo. Per le donne, la maternità è un dono gratuito che si riceve per donare, curare e accompagnare la vita. È nelle donne la matrice della vita, sono loro il grembo della tenerezza di Dio che, nelle sue caratteristiche femminili e materne, esprime la sua grandezza con le «viscere di misericordia».
Noi donne consacrate scalabrinane (suore) sentiamo forte la necessità di imprimere alla nostra missionarietà con i migranti, uno stile e un modo che declina l’amore nelle sue forme materne le più belle, facciamo della prossimità, vicinanza, accompagnamento, presa in carico, tenerezza, dolcezza, ascolto, accoglienza le qualità che caratterizzano il nostro essere ed agire. Ci sentiamo maggiormente sollecitate e motivate là dove la vita è fragile, nelle situazioni di vulnerabilità in cui tanti migranti vivono, ci sentiamo chiamate a proteggere la vita spesso minacciata e a donare speranza a tutti coloro che l’hanno persa.
Nonostante la nostra povertà di donne in una terra difficile e fragile, senza mezzi, spesso senza risposte dal territorio, le suore scalabriniane hanno sempre portato avanti un servizio ai migranti che, negli anni sono diventati sempre più numerosi, con esigenze sempre più forti di impegno e di cura. Così nel 2011, dopo l’arrivo dei Missionari scalabriniani nella parrocchia di sant’Agostino e grazie alla disponibilità dell’allora parroco padre Franco Mazzone, le suore hanno trasferito temporaneamente il Centro Diocesano nei locali della parrocchia. In questo modo le attività con i migranti si moltiplicarono e si diversificarono i servizi offerti a loro. La parrocchia di Sant’Agostino divenne un grembo accogliente che noi suore ringraziamo, perché i migranti sentono oggi questa chiesa come loro casa.
Molte sono state le suore e le giovani in formazione che sono passate dalla bella Calabria e in particolare dalla città di Reggio. In tutte è rimasto impresso l’affetto e la generosità dei reggini. Doveroso un perenne ringraziamento ai tanti volontari che sempre hanno collaborato con le suore: solo grazie a loro è stato possibile arrivare a questo giorno con un servizio che, per il suo particolare stile, non ha eguali in città. Questo lo testimoniano i migranti ed i profughi. Sono loro che danno senso e significato al dono della nostra vita di suore e volontari e padri scalabriniani.
Siamo spesso dimenticati ed ignorati dalle testate dei giornali e dai servizi di divulgazione delle opere della carità, ma siamo per sempre impressi come sigillo nella vita e nella storia di migliaia di migranti che un giorno hanno incontrato il Centro Diocesano di ascolto “G.B. Scalabrini”.
Le suore se ne vanno, per tutto nella vita c’è un inizio ed una fine, un tempo per seminare e un tempo per lasciare. Desideriamo ringraziare chi ci è stato vicino in tutti questi anni. Tutti coloro che hanno condiviso gioie e fatiche, ore e ore rubate alla famiglia, al riposo, donate con generosità nella gratuità di una amore che si fa prossimo e non ha paura di toccare le ferite di questa umanità.
Le suore se ne vanno ma sperano che l’opera da loro iniziata nel lontano 1992 si prolunghi e cresca negli anni a venire. Cresca e si sviluppi e non perda mai la sua caratteristica ed il suo stile, uno stile che noi suore vogliamo sia la fisionomia singolare ed unica di questo Centro, perché i migranti li avremo sempre con noi e la storia non ritorna indietro. Siamo una società multiculturale, ma vorremo potere fare di questa città e di questa parrocchia una sola famiglia umana, dove i più poveri, vulnerabili, bisognosi di cura e di attenzione, possano essere sempre accolti e amati come li abbiamo amati noi.

Partecipa alla discussione

Esegui il login
Copyright 2016-2019 © avveniredicalabria.it | Tutti i diritti sono riservati | Responsabile: Davide Imeneo
Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova | Via Tommaso Campanella, 63 – 89127 Reggio Calabria
Credits Web Agency a Reggio Calabria - Arti Creative