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L'Istituto Sostentamento del Clero ha richiesto il sequestro del cantiere sito in zona Laboccetta

Supermarket ''occupa'' terreno della Curia destinato ai giovani

di Redazione Web 28/12/2018

Un terreno che poteva dare frutti migliori. L'area di viale Laboccetta, di proprietà dell'Istituto Sostentamento del Clero dell'arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova, è fondamentale per lo sviluppo di un struttura strategica di filiera corta per le cooperative riconducibili a realtà vicine alle Chiesa reggina. Non è un segreto, infatti, che la diocesi reggina, già da diversi anni, sta offrendo gratuitamente i terreni agricoli a cooperative di giovani che vogliono avviare un'attività.
 
Il disegno di costruire una centrale di questa grande filiera di cooperative proprio sul Viale Laboccetta, rientra nell'idea progettuale denominata "Resto al Sud", che mira a dare una risposta occupazionale ai giovani reggini per evitare il graduale spopolamente dei territori della Città dello Stretto. Il progetto rischia però di naufragare. Colpa di una bagarre legale lunghissima e che registra delle importanti novità: infatti, se da un lato il nuovo supermercato "Md", insistente proprio sul terreno della diocesi, sembrerebbe pronto all'apertura, d'altro canto l'Istituto Sostentamento del Clero ha presentato un doppio esposto alla Procura della Repubblica e alla Guardia di Finanza affinché si proceda immediatamente al sequestro del terreno oggetto dello scontro giudiziario. I reati indicati nell'esposto vanno dal falso ideologico all'abuso d'ufficio sino al danneggiamento e invasione della proprietà privata.
 
Tornando a ritroso, il terreno era di proprietà delle prebenda parrocchiale di San Giorgio e Santa Lucia sul quale insisteva un diritto di livello a favore di Natale Labate. Da quì una bagarre giudiziaria che ha portato la pronuncia persino della Corte di Cassazione. La presunta compravendita del bene alla società "Md" è stata impugnata dall'arcidiocesi per illegittimità. Sul caso si era pronunciato anche il Tar che aveva sospeso i lavori, salvo poi ribaltare l'esito e avviare l'attività di costruzione del magazzino che ospiterà il supermercato.

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Giuseppe Barletta 29/12/2018 14:46

Dispiace contraddire il redattore della nota di cui sopra, o i suoi ispiratori, ma le cose non stanno esattamente come raccontato. Il terreno di cui si parla, non è mai stato di proprietà dell’Istituto Diocesano, ma Questi è subentrato nel diritto delle prebende parrocchiali indicate, che era il “diritto del Concedente”, com’è noto diritto ben diverso dal diritto di proprietà. La concessione non è mai stata affidata al Sig. Natale Labate, bensì da questi acquistata, nei lontani anni ’50 dai detentori dell’epoca, i quali a loro volta l’avevano ereditata, e così via risalendo alle generazioni precedenti fino ad arrivare alla seconda metà del XIX secolo, quando verosimilmente c’era stato il primo affidamento, ma di questo contratto non esiste traccia. Il sig. Labate ha trasmesso in eredità il bene ai propri figli, e questi, esercitando il loro diritto potestativo, hanno affrancato la proprietà ex Legge 607/66, prima di cederla a Terzi . La pretesa dell’Istituto Diocesano di rivendicare nel XXI secolo la piena proprietà di una concessione del XIX secolo, sapendo che nel mezzo c’è un secolo di legislazione tutta tendente a legittimare l’effettivo fruitore del bene, a danno del mero titolare di un diritto teorico, appare anacronistica e velleitaria. Nondimeno, e questa è l’unica verità contenuta nella nota, l’Istituto non ha lasciato nulla di intentato, intraprendendo decine di iniziative giudiziarie di ogni tipo e natura per raggiungere lo scopo. A questo punto dovrebbe nutrire maggiore fiducia in sé stesso e nella Magistratura, ed aspettare pazientemente l’esito, senza forzare la mano con improbabili campagne mediatiche, dai toni affettati e piagnucolosi, rivolte all'opinione pubblica che nulla sa di questa vicenda, e tentando di propinare verità del tipo di una Società della grande distribuzione operante in tutta Italia con centinaia di strutture, che a Reggio “occupa” abusivamente un suolo altrui e vi realizza una costruzione illegittima. Non è una tesi credibile, ed anzi è un po’ ridicola. Arch. Giuseppe Barletta

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