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Abolita la povertà»? Non la pensa così il vescovo di Cerreto che ci spiega come lo Stato può fare di più per i bisognosi

Monsignor Mimmo Battaglia: «Disuguaglianze, la vera piaga»

di Davide Imeneo 13/01/2019

Prossimità, Chiesa e Istituzioni. Ne abbiamo parlato con monsignor Domenico Battaglia, vescovo calabrese e pastore della diocesi di Cerreto Sannita–Telese–Sant’Agata de’ Goti in Campania.

Manovra del popolo e raddoppio dell’Ires. Cosa cambia per tutti gli enti No Profit collegati alla Chiesa? Quale è il segnale che si riceve dal governo “del cambiamento”?
Quella che è stata appena approvata dal Parlamento è stata pomposamente definita la "manovra del popolo", come se bastasse inserire il "reddito di cittadinanza" o i prepensionamenti per farla diventare una manovra che rappresenta i bisogni del popolo. In effetti questa manovra è una Legge Finanziaria come tante, senza grandi differenze rispetto alle precedenti, che ha voluto favorire alcuni provvedimenti "simbolo" promessi in campagna elettorale. Ma non si evince da questa manovra alcuna strategia concreta contro la povertà e contro la disoccupazione giovanile, che sono i due grandi temi che interessano davvero il popolo. La stessa questione che mi sottopone rispetto al raddoppio dell'IRES per gli Enti No Profit manifesta una disattenzione, peraltro subito ammessa, per chi fa veramente tanto e tutti i giorni per il popolo. Dovremmo chiederci cosa e chi crea valore vero per la nostra società, perché va promosso chiunque crea valore che si possa condividere con gli altri. Penso a chi assiste i più deboli, a chi offre istruzione e formazione ecc. Ma una scuola o un ospedale privato possono generare anche utili; non tassare quelli nello stesso modo in cui sono tassati gli stessi attori nel pubblico non sarebbe giusto. Il tema poi va allargato a chi deve contribuire, con le tasse, al bene comune. La Costituzione dice parole chiare in proposito sancendo il principio di progressività: chi ha più risorse deve contribuire in modo maggiore. La piaga della disuguaglianza non è solo sociale, ma anche economica; è stato dimostrato che una società diseguale è anche meno capace di crescere. Per questo il segnale del raddoppio dell'IRES è brutto e tutti l'hanno notato. Non vorremmo tra l'altro credere, come pure qualcuno ipotizza, che questa norma sull'IRES, che colpisce in particolare le opere di misericordia promosse dalla Chiesa, volesse essere un "segnale" alla coerente testimonianza di Papa Francesco e dei Vescovi italiani sul tema della solidarietà, dell'integrazione razziale e dell'accoglienza, che appaiono oggi l'unico baluardo etico e di valori in una società sempre più impaurita e incattivita. Sarebbe molto grave se ciò fosse vero! Adesso, dopo le forti posizioni della società civile e della Chiesa, pare che il Governo abbia compreso l'errore e voglia porre rimedio. Speriamo che si passi dalle parole ai fatti. Ma non solo sulla riduzione dell'IRES, perché la Chiesa italiana ha denunciato non solo tale aspetto, ma su tutta la politica fiscale che è perversa, non indirizzata al contrasto alla marginalità sociale, alla povertà, ed alla lotta alla disoccupazione, e che va quindi rivista a monte nel suo complesso.

Qualcuno ha dichiarato che la “povertà è stata abolita” come se fosse un status derubricabile con un decreto legge. Lei cosa ne pensa? Quali sono i bisogni emergenti che andrebbero curati con maggiore attenzione?
"I poveri li avrete sempre con voi", ci ricorda il vangelo. Abolire la povertà per legge non è proprio possibile. Magari è possibile, come insegnava Giorgio La Pira, rispondere all'attesa della povera gente lottando contro la miseria e la disoccupazione. Questo si! Vi sono tante situazioni di povertà e di fragilità sociale. Su tutte la vera emergenza è però il lavoro. Tutti devono averlo. E' una questione di dignità della persona che nel lavoro realizza se stessa. Non è semplice questione di avere un reddito dignitoso. Sarebbe riduttivo. Vi sono poi tanti altri bisogni a cui fare attenzione, come, ad esempio, istruzione/formazione, salute, casa. Su questi punti ogni governo dovrebbe decidere cosa spendere, spiegarlo ai cittadini e poi reperire le risorse. Su questi punti si gioca l'uguaglianza tra le persone e la vera giustizia sociale.

Il cardinale Bassetti è stato molto duro rispetto al provvedimento che sovrattassa le organizzazioni del Terzo Settore. La Chiesa del Sud, dove si sconta un gap strutturale col resto del Paese, come può colmare questa differenza?
Mi ritrovo molto nella posizione del Cardinale Bassetti. Noi vescovi del Sud naturalmente siamo chiamati a fare un passo ulteriore. Il contesto meridionale è segnato da grandi situazioni di fragilità e degrado sociale. Penso al grosso tema dell'immigrazione o delle mafie. Come Chiesa "nel" Sud dovremmo impegnarci a mio avviso su due versanti: rispondere per quanto possibile ai bisogni immediati stando in mezzo alla gente come Chiesa di Popolo e intensificare soprattutto il nostro ruolo formativo delle coscienze. E' un lavoro di lungo termine, ma necessario. Formare nel meridione laici adulti nella fede che sappiano prendere in mano i destini dalla città è la sfida affascinante che ci attende. Aldo Moro era pugliese. Sturzo siciliano.

Welfare in Calabria: la spesa pro-capite più bassa di Italia. Ci può raccontare come vede il presente e il futuro del Terzo Settore calabrese?
Gli ultimi dati ISTAT sulla "spesa sociale" in Calabria assegnano alla regione l'ultimo posto nel Paese con una spesa pro-capite di appena 22 euro rispetto ad una media nazionale di 116. Già di per sé questo dato palesa una contraddizione profonda tra le condizioni di degrado sociale ed economico rilevati da tutti gli indicatori in Calabria e l'estrema penuria di investimenti pubblici a fronte di una domanda di aiuto sociale che rimane insoddisfatta. L'ISTAT ci dice peraltro che in questa spesa appena il 17,8% sono le risorse a carico della Regione ed il 16,4% a carco di fondi comunitari, mentre il 61,8% rimane in carico alle risorse proprie dei Comuni già gravati dalle restrizioni dei recenti provvedimenti capestro in materia di finanzia locale. Davanti a questa situazione, che si presenta davvero come una offesa alla povertà calabrese, non reggono le recenti polemiche sulla riforma del welfare in Calabria. Qualsiasi riforma deve infatti decollare da una dato prioritario di partenza: la necessità assoluta di un maggiore investimento strategico della Regione sulla spesa sociale, per invertire questo drammatico "trend" negativo. La Regione deve finalmente mettere mano ad una scelta prioritaria sulla spesa sociale, che appare oggi strategica rispetto a qualsiasi altra preoccupazione di spesa, se si vuole davvero invertire la tendenza della marginalità sociale e della povertà in Calabria. In questo quadro il Terzo Settore calabrese non può e non deve essere tirato per la giacchetta dai diversi interlocutori del dibattito politico, deve riaffermare autonomamente la priorità degli interventi contro la povertà e contro il disagio sociale, e deve testimoniare fino in fondo la centralità delle politiche di "welfare" comunitario e integrato sul territorio, testimoniando, attraverso le proprie strutture, i caratteri di innovazione e di servizio agli altri che è proprio dell'economia sociale e del volontariato, perché questa testimonianza possa diventare "politica" condivisa dalle istituzioni regionali e locali.

Sempre più spesso la Chiesa nei territori si ritrova a essere una delle poche “agenzie di prossimità” adeguate. Come pensa che si possa migliorare il rapporto con le Istituzioni a favore dei cittadini più bisognosi?
Nella mia diocesi ci sto provando. Occorre allacciare rapporti "stabili" con le Istituzioni. Per questo incontro regolarmente i 27 sindaci della diocesi ai quali abbiamo chiesto degli impegni concreti, ad esempio per l'approvazioni in ogni comune del regolamento sul Gioco d'Azzardo Patologico. In un anno lo hanno già approvato in 22. I bisognosi oggi si rivolgono spesso o ai Comuni o alla Chiesa. L'alleanza tra queste Istituzioni sulle cose concrete può portare grossi cambiamenti. La nostra Chiesa locale ci sta provando. Vi è infine un ruolo ulteriore della Chiesa nel Sud: quello di critica verso ogni forma di potere per ricordare, come diceva don Tonino Bello, che ogni potere dura il tempo del servizio. Infatti collaborare significa anche ricordare alle Istituzioni i loro compiti. La Chiesa deve annunciare il vangelo e ricordarsi che questo la porta a denunciare ogni ingiustizia. Lo insegna anche Papa Francesco quando scrive in Evangelii Gaudium 188: "La Chiesa ha riconosciuto che l'esigenza di ascoltare questo grido deriva dalla stessa opera liberatrice della grazia in ciascuno di noi, per cui non si tratta di una missione riservata solo ad alcuni:«La Chiesa, guidata dal Vangelo della misericordia e dall'amore all'essere umano,ascolta il gridoper la giustiziae desidera rispondervi con tutte le sue forze»1.153 In questo quadro si comprende la richiesta di Gesù ai suoi discepoli:«Voi stessi date loro da mangiare»(Mc6,37), e ciò implica sia la collaborazione per risolvere le cause strutturali della povertà e per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri, sia i gesti più semplici e quotidiani di solidarietà di fronte alle miserie molto concrete che incontriamo."

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