accedi | registrati | 26-6-2019

Oltre trecento milioni di euro, a tanto ammonta la spesa della Regione Calabria per la migrazione sanitaria

Misefari: «Migliorare strutture pubbliche per uscire dalla crisi»

di Redazione Web 16/01/2019

di Valerio Misefari * - Oltre trecento milioni di euro, a tanto ammonta la spesa della Regione Calabria per la migrazione sanitaria.

Questa cifra la dice lunga sullo stato del servizio sanitario nella nostra regione. Ogni anno sono migliaia i calabresi che si recano fuori regione, in particolare al Nord, per farsi curare, in piccola parte per motivi familiari, ma la maggior parte perché non riesce a trovare una struttura idonea per le proprie problematiche sanitarie o perché non ha molta fiducia nelle strutture della propria regione.

Il commissariamento della Sanità in Calabria avrebbe dovuto portare , da una parte alla riduzione del debito e, dall’altra, ad eliminare o almeno a ridurre notevolmente la spesa per la migrazione sanitaria. Purtroppo, dopo anni di commissariamento, nessuno dei due obiettivi è stato raggiunto.

La situazione è addirittura peggiorata, come sul territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, dove molte delle strutture ospedaliere della provincia sono ridotte quasi a meri poliambulatori mentre il Grande Ospedale Metropolitano, che dovrebbe essere un ospedale per patologie più complesse, è costretto a sopperire alle carenze delle strutture periferiche con tutte le conseguenze che un superaffollamento comporta.

La nomina di un nuovo commissario, un Generale dell’Arma dei Carabinieri, non lascia presagire nulla di buono se gli verranno assegnati gli stessi obiettivi che aveva il precedente commissario e non verranno previsti cospicui investimenti che consentano di ridurre il gap con le strutture del Nord, sia in termini di attrezzature sia in termini di organici del personale.

Alle carenze delle strutture pubbliche sopperiscono in parte le strutture private che, nella nostra regione, abbondano più che nelle altre regioni d’Italia. In particolare nella nostra provincia, senza la collaborazione delle strutture private, la situazione sarebbe veramente drammatica.

Ma il precedente commissario, nel tentativo di mettere ordine ad una situazione non sempre chiara, ha invece messo in difficoltà il privato con decisioni alquanto discutibili, come la decurtazione del budget in maniera retroattiva.

decisone che ha portato alla chiusura temporanea di importanti strutture private. La soluzione, in un momento così difficile della sanità calabrese, non è semplice. Innanzitutto andrebbero potenziate tutte le strutture pubbliche, sia in termini di personale che in termini di attrezzature.

Bisogna portare a compimento le nuove strutture ospedaliere della provincia, ormai da anni programmate ma di cui non si vede ancora nulla. Per quanto riguarda il territorio, andrebbero create, come in altre regioni del Nord, le cosiddette aree vaste, strutture centralizzate e adeguatamente attrezzate che svolgono la loro attività per una popolazione molto ampia. Gli ospedali periferici dovrebbero ritrovare, con i necessari investimenti. Il ruolo che la legge affida loro e bisogna fare in fretta con la realizzazione del nuovo Ospedale Metropolitano della nostra città.

Tutto ciò consentirebbe di affidare al privato il giusto ruolo che è quello di supporto al pubblico e non di sostituirsi ad esso e di garantire ai nostri concittadini quel diritto alla salute, previsto dall’articolo 32 della Costituzione e che però nella nostra regione non trova piena applicazione.

* delegato alla Sanita Comune di Reggio Calabria

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