accedi | registrati | 18-6-2019

In Regione dovrebbe arrivare oltre un miliardo di euro. E c’è chi chiude la partita Iva per poter risultare disoccupato

Reddito di Cittadinanza, in Calabria già code ai Caf

di Domenico Marino 18/01/2019

A Reggio Calabria già da tempo i Caf sono affollati di cittadini che chiedono come ottenere il reddito di cittadinanza. Idem a Crotone, dove al Centro per l’impiego c’è un solo bagno per cittadini e impiegati, e qualche crepa sui muri racconta la necessità di lavori di riqualificazione. A Cosenza scarseggiano pure l’inchiostro per carte e stampanti. È la Calabria che si prepara al sussidio voluto dal governo giallo-verde. Per questa misura specifica, più giallo che verde.

A leggere i dati di Svimez il tacco dello Stivale è tra le regioni destinate a essere più beneficiate dal provvedimento: dovrebbero arrivare 1,1 miliardi di euro per 140mila famiglie. Anzitutto cosentine (50mila) e reggine (37mila), tutte con un Isee (l’indicatore di situazione economica per equivalente) non superiore a 9mila euro all’anno. D’altronde la situazione economica calabra non è delle migliori. Lo raccontano le statistiche, le richieste di aiuto, le mense dei poveri e molti altri indicatori. Lo spiegano gli studiosi. La fotografa il docente dell’Università della Calabria Piero Fantozzi, sottolineando che la Calabria registra due primati tutt’altro che invidiabili: l’indice di maggiore povertà, sia assoluta che relativa. «La povertà assoluta – aggiunge l’accademico – significa non potere fare fronte nemmeno ai bisogni essenziali della vita, permettersi il minimo. La povertà relativa, invece, si soffre quando non si riesce ad accedere alla totalità dei servizi e delle opportunità di vita. Non si hanno i soldi per curarsi, per studiare, comprare i libri e altri oggetti di consumo fondamentali per la vita».

A Cosenza almeno il 40% degli utenti giornalieri del Centro per l’impiego (Cpi) chiede notizie, chiarimenti e procedure per ottenere il Reddito. Non sono pochi quanti stanno chiudendo la partita Iva, che magari avevano da anni, per restare disoccupati nella speranza di ottenere il sussidio promesso dal governo che quindi pagherà due volte: perdendo la loro contribuzione fiscale e dovendo versare il reddito di cittadinanza. «S’è creata una grande aspettativa, è evidente tra i cittadini che ogni giorno varcano la nostra soglia», sottolinea il personale del Cpi cosentino che tra l’altro deve sobbarcarsi un lavoro straordinario: il rapporto dipendente utente è 1-1.500 mentre la media nazionale è 1-300.

Meno calca nei Caf, almeno in quelli Acli. Lo rivela il presidente provinciale Antonio Tiberi, sottolineando che arrivano richieste per il modello Isee ma nella norma. «Molti sono interessati, senza dubbio, ma ritengo stiano aspettando le decisioni finali e comunque c’è molta informazione all’origine, da parte del governo. Ci risulta che alcuni, non molti, abbiano rifiutato contratti di lavoro a tempo determinato per non perdere il diritto al reddito di cittadinanza », sigilla Tiberi. A Reggio Calabria, invece, molti Caf sono pieni di cittadini che vorrebbero già presentare le domande. A Crotone, indicata come la città italiana con più famiglie potenziali aventi diritti del Reddito di cittadinanza, si temono non solo l’affollamento e le carenze strutturali del Cpi. Il presupposto perché il Reddito di cittadinanza, una volta assegnato, sia mantenuto è che il percettore accetti uno dei tre posti di lavoro che gli verranno proposti. Crotone è la provincia italiana col più alto tasso di disoccupazione (29%). Non sarà facile, quindi, individuare e proporre ai percettori il posto di lavoro tanto sperato. Situazione simile nelle altre zone calabresi, altrettanto ferite dal dramma disoccupazione.

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