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Dure critiche del Procuratore capo di Catanzaro alla deputazione parlamentare

Legislazione antimafia: per Gratteri è ora di cambiarla

di Francesco Bolognese 09/11/2016

Cent’anni e passa di sopravvivenza sono tanti, troppi. Eppure l’antistato nel Belpaese ha resistito, si è evoluto, addirittura ha cercato, con alterne fortune, di farsi Stato. Tutto ciò con evidenti riverberi negativi su uomini e territori non solo nazionali, come dimostrano le molteplici indagini e rogatorie internazionali. Le mafie, segnatamente la ‘ndrangheta, non è un problema soltanto culturale. La recrudescenza del fenomeno malavitoso e la sua sopravvivenza nei decenni impongono allo Stato di diritto anche un aggiornamento della legislazione antimafia vigente. Più di un “tagliando” va eseguito. Il governo, ad onor del vero, nel merito ha costituito una commissione ad hoc per l’aggiornamento della legislazione antimafia, i cui lavori sono stati ultimati ma stentano a vedere la luce in Gazzetta ufficiale. Il magistrato Gratteri ha stigmatizzato, nel corso di una recente intervista al Fatto Quotidiano, i ritardi. «Abbiamo preparato un articolato di legge modificando circa 850 articoli tra codice penale, di procedura penale, ordinamento penitenziario e legislazione antimafia. Alcune cose sono passate alla Camera e sono ferme al Senato. Ma non ci sono maggioranze forti per far passare certe cose in Parlamento. È a disposizione di tutti e conosciuto da tutti. Anche l'ultimo dei parlamentari e dei partiti può farlo proprio e presentarlo in Parlamento per vedere l'effetto che fa».

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