accedi | registrati | 23-4-2019

Il pastore della Chiesa della Riconciliazione, Pasquale Focà, propone il proprio sguardo sulla Settimana di preghiera che si conclude oggi

Coltivare le relazioni per raggiungere l’Unità

di Pasquale Focà * 25/01/2019

La Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani dal 18 al 25 gennaio è un’iniziativa ecumenica in cui tutte le confessioni cristiane pregano insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Gesù stesso il quale rivolgendosi al Padre disse: «Che siano uno, affinché il mondo creda». C’è nel cuore di Gesù un peso molto grande per il mondo. Com’è il mondo oggi? Diviso. Tutti contro tutti. L’uomo è diviso da Dio; l’uomo dall’uomo; razza contro razza, classe contro classe, nazione contro nazione, la donna contro l’uomo, il povero contro il ricco. Viviamo in una società divisa caratterizzata da egoismo, individualismo, avarizia, corruzione ed ingiustizia sociale. Nel piano di Dio la Chiesa è la società dei riconciliati con Dio e l’uno con l’altro.

La divisione nella Chiesa è una contro-testimonianza, una negazione della natura stessa della Chiesa. Noi predichiamo il perdono e conserviamo rancori; predichiamo l’amore e disprezziamo gli altri cristiani; predichiamo la riconciliazione e siamo separati, predichiamo la pace e siamo litigati; cantiamo che siamo uno e siamo separati. Abbiamo bisogno di pentirci perché c’è incoerenza tra il messaggio e la realtà, e così il mondo non riesce a credere nel Vangelo. Dopo tutto Gesù stesso ha detto: «Una casa divisa, non potrà reggere». Nella Chiesa di Gerusalemme «la moltitudine di quelli che avevano creduto era d’un sol cuore e di un’anima sola» con il risultato che il Vangelo divenne credibile. La Bibbia ci parla non solo di «un solo spirito», ma anche di «un corpo solo». Un corpo è qualcosa di visibile: è l’insieme di tutti i cristiani che manifestano uniti l’amore di Dio davanti al mondo, affinché creda. Perciò ritengo molto significativo questo appuntamento in quanto diventa parte della risposta alla preghiera di Gesù.

D’altro canto anche papa Francesco ha sottolineato la ferma volontà di proseguire nel cammino ecumenico: incontrarsi, guardarsi l’uno nell’altro, scambiarci l’abbraccio di pace, pregare l’uno con l’altro sono dimensioni essenziali di quel cammino verso il ristabilimento della piena comunione verso la quale tendiamo. Tuttavia l’unità tra i cristiani non sarà il frutto di discussioni teologiche nelle quali ciascuno tenderà a convincere l’altro sulla fondatezza delle proprie convinzioni e non si realizzerà con le nostre proprie forze, ma è possibile solo per mezzo di Dio in noi e l’azione dello Spirito Santo. Lavorare per riconciliare i cristiani è una necessità, non una opzione. Ci sono tra i cristiani sensibilità con vocazioni e con spiritualità differenti. La Chiesa è come un arcobaleno fatto di tanti colori e non tutti i colori sono uguali, ma tutti i colori insieme formano l’arcobaleno e poi la somma di quei colori fa la luce. Sono i colori distinti quelli che formano la luce ed in questa logica è importante apprezzare la diversità dei colori all’interno dell’arcobaleno che è il cristianesimo. In esso non tutti i colori sono lo stesso colore, però è importante coniugare insieme la diversità e vedere che è funzionale all’unità. Quindi la parola-chiave è comunione non congregazione, questo è il desiderio di Dio, questo è lo scopo dei nostri incontri.

Quando Gesù ritornerà sulla terra verrà ad incontrare una sola sposa, non tante spose perché Dio non è poligamo, ma è monogamo, ha una sola sposa, nel frattempo è in corso questo processo di guarigione per l’Unità della Chiesa. Come dire: migliori relazioni fraterne, più famiglia e più comunità. Dove manca l’unità si indebolisce e si sgretola ogni comunità.

* pastore della Chiesa della Riconciliazione

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