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L’impegno in un rione difficile di Messina. Poi i figli e il lavoro perduto per due volte: «Abito dove posso ma non mi lamento, anche il Signore era povero»

Giuseppe, dal calcio di provincia alla strada

di Francesco Creazzo 31/01/2019

Col signor Giuseppe si chiacchiera di calcio. Quello dei quartieri popolari, lontano dagli stadi luccicanti della serie A. Per decenni, racconta questo distinto signore sulla cinquantina, si è impegnato a favore dei ragazzi dell’oratorio di San Matteo, nel difficilissimo quartiere di Giostra, nella sua Messina.

È la passione travolgente della vita di Giuseppe, il calcio giovanile. I talenti trovati per strada, strappati alle cattive compagnie, portati a «provinare» a Milanello e a Vinovo, alla corte di Milan e Juve. Una vita assolutamente «borghese » e ordinaria, quella di quest’ospite della struttura di Pie- trastorta, almeno fino a qualche anno fa.

«Ho lavorato tutta la vita come carrozziere – racconta – finché non ho perso il lavoro attorno al 2014. La mia azienda lavorava per le ferrovie, ristrutturavamo le carrozze dei treni, poi ha smesso di prendere le commesse. Non so cosa è successo ». I due figli adolescenti vanno a vivere con la compagna e con la nonna materna e Giuseppe finisce per strada, cercando lavori occasionali, i cui proventi vengono destinati immediatamente alla cura dei figli. Poi, l’occasione nel 2016: per un anno lavora come responsabile dei laboratori in una struttura della provincia di Catania che accoglie persone in difficoltà: è Giuseppe a insegnare loro come utilizzare le macchine della falegnameria, a coinvolgerli, a «costringerli» a lavorare, ogni mattina.

La vita sembra farsi più facile, per un po’, ma poi il centro chiude. Lui torna in strada, fa il giramondo e cerca lavoretti di ogni tipo, manda tutto ai figli. Quando gli si chiede quali sono le difficoltà nella propria vita, però, Giuseppe sembra quasi sorpreso. Non ha casa ma mantiene una grande positività: «Sono felice – dice – anche il Signore era povero. A me non pesa stare per strada, parlo con la gente, divido quello che ho con tutti, cerco di aiutare tutti. Questo mi hanno insegnato in parrocchia a Messina». Ed è vero. Giuseppe apre la sua 24 ore e ci regala una figurina di papa Francesco, che riporta una frase del Pontefice: «Tre sono le parole chiave per vivere bene in famiglia: permesso, grazie, scusa ».

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