accedi | registrati | 21-8-2019

Una liturgia eucaristica per il cappuccino che amò la Madre della Consolazione

Padre Gesualdo Melacrinò, una vocazione donata a Reggio

Tanti gli spunti di riflessione offerti ai fedeli presenti sulla figura del religioso «totalmente abbandonato alla volontà del Signore»

di Antonio Marino 03/02/2019

«Padre Gesualdo ha speso l’intera sua vita per la città ed il popolo reggino ». Le parole, pronunciate da padre Amedeo Gareri, vice postulare per la causa di beatificazione di padre Gesualdo Melacrinò, ad inizio omelia, a sera del ventisette gennaio, rimbombano all’interno della Basilica, rotolando rapidamente fuori e, scesa la scalinata, raggiungono le strade della quotidianità cittadina. Dove, di certo, in tanti conoscono la biografia di quel frate che, sottolinea Padre Gareri, «lungo l’arco della sua esistenza ha profondamente amato l’Eucarestia, il Crocifisso e la Madonna, venerata sotto il titolo di Madre della Consolazione».

Una vita, quella di padre Gesualdo da Reggio Calabria, che offre numerosi spunti di riflessione, nonché tanti motivi per scoprir quanto sia bello vivere così come visse Gesù. Ne è testimonianza il libretto intitolato “Nuova vita e miracoli del Venerabile Padre Gesualdo da Reggio, Cappuccino”, pubblicata nel 1922 da Padre Giambattista da San Lorenzo, Cappuccino e missionario e superiore a Gerace; il libretto, nel 1928, venne regalato dalla fornaia di Cataforio al vigile urbano Antonio Marino, a quel tempo in quella terra chiamato a svolgere il suo servizio. Quel libretto, Marino, lo lesse annualmente, fin quando non si compì il suo pellegrinaggio terreno, ed ogni anno, in gennaio, qualche lacrima scuoteva il suo viso alla lettura del racconto del transito del Padre.
 
E non a caso, nella famiglia di Marino, stretto era ed è il legame con Gesù e Maria, poiché facendo conoscere le gesta di quel fraticello, ognuno s’innamora di quelle persone, Gesù e Maria, che occupavano il cuore di Padre Gesualdo. Tant’è che, a sera del ventotto gennaio, duecentosedicesimo anniversario della morte di padre Gesualdo, il Ministro Provinciale dei Cappuccini di Calabria, padre Pietro Ammendola, all’omelia ha puntualizzato che «il santo è colui che vuole che l’altro progredisca. Ecco perché superbia, invidia, maldicenza, non appartengono ai santi». Ed ecco perché la vita e gli scritti di padre Gesualdo andrebbero opportunamente diffusi, nati dal cuore di un uomo ritenuto dalla Chiesa Venerabile, ovvero, spiega padre Ammendola, «che ha esercitato in maniera eroica nella sua esistenza le virtù teologali e cardinali».
 
Insomma, rimarca il Ministro Provinciale, padre Gesualdo è da considerarsi santo poiché «la grazia del battesimo ha portato copiosi frutti nella sua vita. Il sacramento battesimale nella sua vita è cresciuto; e quella veste bianca, segno d’esser divenuto, col battesimo, nuova creatura, è cresciuta con lui, non è rimasta piccolina, poiché durante il suo pellegrinaggio terreno Padre Gesualdo ha trafficato i talenti che Dio gli ha donato». Per quattro giorni, tra il venticinque ed il ventotto di gennaio, sul colle eremitico, in tanti han deciso di trascorrere qualche ora di preghiera, ai piedi di Maria, accanto a Padre Gesualdo. Non è stato difficile scorgere, inginocchiati dinanzi le sue spoglie mortali, volti rigati dalle lacrime, facce affaticate da pesi che non sempre la sola umanità può sopportare. Ma, rimarcava Padre Amedeo Gareri, a sera del ventisette gennaio, quando, prima della solenne Concelebrazione Eucaristica, è stato anche rievocato il transito del Venerabile, padre Gesualdo «lungo tutta la sua vita s’è sempre abbandonato a Dio».

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