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Licenziamenti in casa Rom1995. Per il direttore di Caritas diocesana di Reggio Calabria

Pangallo: «Tempo di agire contro la cultura dello scarto»

di Antonino Pangallo 04/02/2019

Il direttore del giornale mi ha chiesto di annotare alcune riflessioni sulla cooperativa Rom 95. Lo faccio con piacere nell’ennesimo tentativo di sostenere l’impegno della stessa. Negli anni la cooperativa è divenuta un segno eloquente di impegno e di riscatto. Mi pare che ci siano alcuni motivi di fondo che rendono necessario il sostegno alla Rom 95. In primo luogo, si tratta di perseguire la linea tracciata da Papa Francesco nell’enciclica “Laudato sii”. La questione ecologica è oggi vitale per il futuro dell’umanità. Il territorio ha bisogno di essere curato. Non possiamo continuare a trattare il cosmo come spazzatura. Rassegnarsi a vivere nel brutto e nello sporco è mediocre. La raccolta differenziata è una sfida. Il riciclo un’opportunità. In secondo luogo, l’azione della Rom 95 va oltre la logica degli scarti umani. Ogni uomo è prezioso e tutti hanno il diritto di entrare nella scena pubblica non come esseri condannati a vivere ai margini, considerati come ladri ed accattoni, ma con la schiena dritta di chi lavora onestamente. Pur tra mille difficoltà Reggio può avere Rom 95 tra i gioielli di famiglia. Il mondo dei rom, posto ai margini e con sulle spalle lo stigma dell’esclusione, ha mostrato volti di lavoratori e cittadini pronti a svolgere un servizio necessario alla città. Negli anni Rom 95 ha dimostrato di essere scuola e palestra di vita. Tante volte, insieme alle associazioni che costituiscono un vero e proprio cartello di sostegno, ci siamo ritrovati insieme. Certamente non è mancata l’azione di tessitura, di mediazione, a volte di pressione positiva, confrontandosi con gli attori politici del momento e con il delicato mondo burocratico ed amministrativo. Un altro tassello importante è la nuova sede della cooperativa: un bene confiscato. L’edificio prima frutto di malaffare è divenuto una risorsa sociale e segno di giustizia e legalità. Come non lodare l’intero percorso! Eppure, a distanza di un anno da un’assemblea pubblica durante la quale ufficialmente si comunicava che almeno alcune unità della cooperativa sarebbero transitate nel servizio pubblico della raccolta rifiuti, dobbiamo notare con dolore che sono partite le lettere di licenziamento. È doloroso assistere allo smantellamento di un pezzo rilevante di un positivo percorso di integrazione. È mai possibile che neanche la politica riesca a volte a tessere soluzioni concrete affinché un’opera sociale così rilevante possa continuare ad esistere dinanzi al potere di grandi società di gestione? Non si può più pazientare. Ormai il tempo è scaduto. La storia giudicherà la nostra capacità di tenere acceso il lucignolo fumigante. Da ultimo sento di dover fare un appello al mondo della politica e dell’impresa: non possiamo far morire un’esperienza così significativa. È tempo di soluzioni concrete. Facciamo che Reggio cresca non scartando ma includendo. Scartando, scartando rischiamo di rimanere senza nulla, senza futuro.

* direttore Caritas diocesana Reggio–Bova

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