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Tra gli effetti economici dei flussi, l’incremento demografico e la capacità contributiva

L'economista: «Pensioni e bambini, i migranti fanno bene»

di Redazione Web 05/02/2019

di Domenico Marino * - Il tema delle migrazioni è forse uno dei campi in cui le fake news si sono diffuse più ampiamente fra la popolazione. Se chiedessimo alla maggior parte degli italiani se dal punto di vista economico l’immigrazione è un bene o un male, troveremmo una stragrande maggioranza di risposte negative. Così come se chiedessimo se è vero che gli immigrati sia portatori di gravi ma-lattie atterremo una maggioranza di risposte positive. Entrambi sono dei pregiudizi antiscientifici. La scienza, come afferma giustamente il professor Burioni, non è democratica e non può lasciarsi confondere e piegare dalle opinioni della società. Nella letteratura economica, accanto ad alcune posizioni minoritarie, si è ormai consolidata la tesi che gli effetti dell’immigrazione siano positivi soprattutto nel lungo periodo. In particolare alcuni studi recenti mettono in evidenza come, in presenza di immigrazione, cresce anche il prodotto interno lordo. Questa tesi potrebbe facilmente suscitare l’ironia di qualche ignorante che non si lascerà convincere dal ragionamento economico che segue, ma la storia è piena di teorie scientifiche che furono considerate a furor di popolo delle menzogne, prima che il tempo permettesse di riconoscerne il vero valore. Il primo effetto positivo, dal punto di vista macroeconomico, dell’immigrazione è legato al miglioramento demografico che i flussi migratori inducono nella dinamica della popolazione. Gli immigrati hanno generalmente un’età media più bassa rispetto ai residenti e un tasso di fertilità superiore. In primo luogo, dunque, aumenta il gettito fiscale in quanto gli immigrati appartengono alla popolazione attiva e tendono a produrre reddito e pagare le tasse sui proventi. Inoltre contribuiscono ad aiutare il bilancio pensionistico che altrimenti in Italia sarebbe fortemente deficitario. Il sistema pensionistico italiano è basato su uno scambio generazionale in cui chi oggi lavora paga la pensione a coloro che sono già in quiescenza. Oggi il numero delle prestazioni pensionistiche tende ad avvicinarsi al numero degli occupati, facendo crescere la spesa e mandando in crisi il sistema. In assenza di flussi migratori il nostro sistema pensionistico sarebbe molto meno sostenibile di quanto non lo sia adesso. Ma gli effetti positivi si estrinsecano anche sul mercato del lavoro, dove, se è vero che nel breve in alcuni settori si potrà sviluppare una competizione che abbasserà i salari, il risultato di lungo periodo vedrà una migliore divisione del lavoro fra immigrati e residenti. Il prerequisito, però, di questa dinamica positiva è una politica dell’immigrazione intelligente che miri all’integrazione, ossia l’esatto contrario di quello che si è fatto finora in Italia. La clandestinità è il primo ostacolo all’integrazione perché significa assenza di diritti, ma anche impossibilità a contribuire positivamente all’economia del paese ospite. È la causa che spinge molti irregolari verso le attività criminali. L’investimento in integrazione produce un beneficio economico nel lungo periodo che supera di gran lunga i costi. Ma questa lungimiranza non appartiene alla politica italiana. La dottoressa Cattaneo, famosa anatomopatologa, racconta nel suo libro di un ragazzo poco più che quattordicenne, annegato durante la traversata, che aveva cucita nei pantaloni la sua pagella scolastica. Non può non commuoverci questo fanciullo che inizia un viaggio lungo e pericoloso custodendo quello che per lui era il suo tesoro più grande. Noi economisti lo chiamiamo capitale umano. Quella pagella era la certificazione del suo capitale di umano, il suo capitale di conoscenza. Un ragazzo che ha capito questo sarebbe stato una risorsa e avrebbe sicuramente reso migliore la nostra società, se solo non fosse annegato nel tentativo di coronare il suo sogno.

* professore di Politica Economica Università Mediterranea

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