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Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria - Bova, torna sul tema della non-accoglienza

«Migranti e crisi dei valori, a pagare sono sempre gli ultimi»

di Redazione Web 05/02/2019

A margine della conferenza stampa di presentazione della quarta edizione del premio "Don Italo Calabrò per l'educazione dei giovani" promosso dal Consiglio regionale della Calabria, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria - Bova ha risposto ad alcune domande poste dai giornalisti presenti alla "Giuditta Levato" di Palazzo Campanella. Tema centrale dell'interesse dei media è la posizione della Chiesa reggina e calabrese rispetto allo scontro in atto sul destino dei migranti in fuga dai territori in guerra dell'Africa. Monsignor Morosini, di fronte a specifica domanda, ha risposto che «se credo al Vangelo e lo mostro come l'espressione della mia identità, poi devo aprirlo e leggere cosa c'è scritto dentro. Ormai è innegabile che ci siano problemi che a livello politico debbano essere affrontati, a tal proposito penso che l'Italia in alcuni momenti debba alzare la sua voce nazionale nei confronti dell'Europa per ottenere un maggiore coinvolgimento nella gestione di questi casi umanitari - ha specificato il presule - ovviamente, nell'analizzare quanto accade, occorre bilanciare i valori. Da che cosa facciamo pendere la bilancia? Dalla responsabilità dei potenti o dal rispetto della dignità degli ultimi? Questo è il grande dilemma che la politica attuale ci pone; ribadisco: se i "grandi" non decidono, chi deve pagare? Gli impotenti?».
 
Sempre in tema di politica, la Conferenza episcopale calabra ha espresso grande preoccupazione per il "regionalismo differenziato" che potrebbe portare ancora più arretratezza alle regioni più povere come la Calabria. «Questa è la conseguenza di un monito che, per anni, è stato sottovalutato: non esiste un'emergenza "Mezzogiorno", esiste un problema "Nord". Questo, oggi, si sta attuando: estrapolando dall'unità nazionale quelle regioni virtuose e autosufficienti. Saremmo più felici che si iniziasse a parlare di "questione Italia" dalla quale o si esce assieme o non si esce proprio. Oggettivamente, però - ha concluso Morosini - noi meridionali dovremmo avere più coraggio nell'essere capaci di prendere il destino nelle nostre mani ed essere più incisivi rispetto a quelle potenzialità che abbiamo e che ci vengono offerte, si pensi al mancato uso dei fondi comunitari».

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