accedi | registrati | 19-3-2019

L’incontro con il Pontefice e la prefazione di un volume che invita tutti all’entusiasmo

«Vietato lamentarsi», il viaggio di Salvo Noè

di Zaira Sorrenti 14/02/2019

«Vietato lamentarsi» è il cartello che papa Francesco ha voluto affiggere alla porta del suo ufficio. L’immagine sta facendo il giro del mondo insieme al suo autore, Salvo Noè, che durante la sua peregrinatio si è fermato anche a Cosenza, presso la storica Libreria Paoline per presentare il libro che porta la preziosa prefazione del Santo Pontefice; ha come titolo lo stesso motto del cartello, e come sottotitolo l’incoraggiante invito: «Agisci per cambiare in meglio la tua vita e quella degli altri».

Un libro emblematico dei significati che veicola. Salvo Noè aveva un sogno: condividere le sue riflessioni con papa Francesco a cui si sente vicino non solo per fede, ma per quel legame empatico con cui si stringe a lui ogni volta che ne ascolta omelie o discorsi. Il suo sogno è diventato realtà. Noè scrive al Papa per incontrarlo, ma non ci riesce. Non smette tuttavia di cercare un modo per parlargli di persona.

Dopo anni trova il modo per salutarlo da vicino al termine di un’udienza del mercoledì. Il Papa resta affascinato dalla proposta del cartello, sorride e accetta di indossare il braccialetto con lo slogan «smetti di lamentarti», con il quale subito dopo benedice la folla. Salvo Noè stenta a credere che sia tutto vero; e pensa di sognare quando più in là è convocato in udienza privata dal Papa in persona e con lui si confronta su svariati temi come con un caro e vecchio amico del cuore.

La realtà ha superato il sogno, anzi l’idea, direbbe papa Francesco. Ci sono voluti anni di ricerca non solo di modi per raggiungere San Pietro ma anche di impegno nello studio, di servizio qualificato alle persone, di preghiera; nella convinzione che «tutti i nostri sogni possono diventare realtà se abbiamo il coraggio di perseguirli», perché «Dio fornisce il vento ma l’uomo deve alzare le vele», scrive Noè. Più facile, specie per noi meridionali, ripiegare nella lamentela: «La lamentela diventa un modo di affrontare la vita, ma anche un modo per attivare negli altri un senso di pena. È come se la “vittima” mettesse in atto un meccanismo per agganciare il potenziale “Salvatore” che ha davanti. Un meccanismo efficace per manipolare gli altri».

Sono l’insoddisfazione e l’egoismo che spingono a comportarci così: da una parte sentiamo un vuoto dentro di noi; dall’altra crediamo che a noi spetti più degli altri e se ciò non accade è perché siamo sfortunati o perseguitati. Non ci rendiamo conto che, in realtà, è la nostra immobilità, la nostra incapacità di miglioramento che ci condiziona e limita fino a farci rivestire i panni del perdente e a farci smettere di sognare.

La stessa tentazione vissuta dai discepoli di Emmaus; come riporta l’autore, citando l’omelia che papa Francesco offrì nella messa celebrata nella casa di Santa Marta nell’Ottava di Pasqua 2013.

Crogiolarsi nel lamento è solo apparentemente più facile che rimboccarsi le maniche e iniziare quel cambiamento che ci conduce alla gioia.

Perché basta veramente poco a raggiungere qualcosa di nuovo: «Se cambi direzione della tua vita anche di un millimetro, tra qualche anno ti troverai da un’altra parte del mondo». Il segreto per portare a termine qualcosa è – come dice Noè – semplicemente iniziare con entusiamo.

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