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Quanto costa il malaffare al Paese? Oltre 60 miliardi all’anno

Se il fenomeno fosse debellato, ciascun italiano riceverebbe 10mila euro in più in busta paga per ogni annualità di occupazione

di Domenico Marino 20/02/2019

Un caro collega ed amico, Marco Arnone, purtroppo prematuramente scomparso nel 2012, già nel 2005 aveva scritto che la corruzione costa e ne aveva misurato sia i costi economici (diretti) sia i costi istituzionali e sociali (indiretti). Ai costi diretti della corruzione che per l’Italia valgono 60 miliardi di euro, si aggiungono quelli indiretti che poi incidono direttamente sulla vita dei cittadini.

Un aspetto che deve essere messo in evidenza è la natura ciclica del fenomeno della corruzione. Questa raggiunge un massimo nei periodi di maggior lassismo nella repressione da parte dello stato e diminuisce nei periodi in cui lo Stato aumenta il livello di controllo. In Italia, dopo il periodo di “Mani Pulite”, che ha segnato un punto di minimo della corruzione, questa ha ripreso lentamente a crescere, beneficiando di un minore allarme sociale, di un processo di riduzione del livello di trasparenza delle procedure amministrative, giustificato dalla logica del fare, da una minore intensità dell’attività di contrasto. Il punto di massimo segnato negli ultimi tempi ha riacceso l’allarme sociale e ha sollecitato delle azioni forti da parte del Governo che però devono, per essere efficaci, essere accompagnate da un processo di maggiore trasparenza nella governance dei processi. Il danno sociale prodotto dalla corruzione non rimane limitato solo allo spreco di risorse connesso, ma incide negativamente sulla libertà economica.

Il comportamento corruttivo diventa vantaggioso dal punto di vista economico quando la probabilità di essere scoperti e sanzionati è bassa, anche in presenza di pene elevate e quando mancano forme di controllo e di disapprovazione sociale per i comportamenti corruttivi.

Il problema della corruzione non si risolve, quindi, semplicemente aumentando le pene, anzi sono i paesi con le pene più dure ad avere tassi più elevati di corruzione.

Occorre piuttosto creare un meccanismo educativo che generi una disapprovazione sociale dei comportamenti corruttivi. La mia impressione è che la corruzione, tutto sommato, sia accettata quasi come un male necessario da una larga parte della popolazione italiana ed è su questo aspetto che bisogna incidere se si vuole veramente un’azione efficace di contrasto. Va poi fatto notare l’utilizzo sempre crescente che le organizzazioni criminali, mafia e ’ndrangheta in particolare, fanno della corruzione come strumento per realizzare i loro obiettivi criminali.

La mafia e la ’ndrangheta 2.0 preferiscono ricorrere a meccanismi corruttivi per realizzare il condizionamento del mercato, piuttosto che i tradizionali metodi violenti. Del resto perché intimidire con violenza, chi può più agevolmente essere comprato? E, inoltre, trattare con una pistola sotto il tavolo risulta sicuramente più semplice. Economia della corruzione ed economia criminale tendono sempre più a sovrapporsi fino a diventare quasi indistinguibili.

Queste considerazioni rendono ancora più cogente la necessità di un intervento forte contro la corruzione come strumento per combattere anche la colonizzazione dell’economia legale da parte delle organizzazioni criminali, oltre che per realizzare l’obiettivo di un maggior livello di legalità diffusa società.

* docente di Politica economica

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