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Quantificare il costo è molto difficile: si tratta di una corruzione solidamente regolata

Voto di scambio? Libera: «Prassi consolidata»

di Redazione Web 20/02/2019

Una corruzione “solidamente” regolata, una corruzione sistematica e organizzata dove però a seconda dei contesti il ruolo di garante del rispetto delle «regole del gioco» è ricoperto da attori diversi: l’alto dirigente oppure il faccendiere ben introdotto, il «boss dell’ente pubblico» o l’imprenditore dai contatti trasversali, il boss mafioso o il politico a capo di costose macchine clientelari. Una corruzione che si trasforma in corruzione federale: si ruba nella periferia del potere, dove è più facile siglare accordi sottobanco e dove sono concentrate le risorse e i centri di spesa. Libera e Gruppo Abele, in occasione della Giornata internazionale contro la corruzione hanno fotografato elaborando dati, statistiche, casistiche del sistema corruttivo e collusivo nel nostro paese.

Quantificare il costo della corruzione è molto difficile e complicato, visto che l’entità del fenomeno e il suo costo non sono la stessa cosa, una stima viene azzardata dal professore Lucio Picci, professore di economia all’Università di Bologna e uno dei maggiori studiosi della Corruzione, se in Italia ci fosse la stessa corruzione che c’è in Germania, paese dove c’è meno corruzione che da noi, il reddito annuale degli italiani sarebbe più alto di quasi 10 mila euro: nel dettaglio il reddito pro–capite italiano passerebbe (dati 2014) da 26.600 Euro a 36.300 circa. L’ultimo sondaggio di Eurobarometro sulla corruzione (2014) fornisce una fotografia nitida e dettagliata delle opinioni sul fenomeno. Per il 97 per cento degli italiani il problema della corruzione è un molto o abbastanza diffuso (media dell’Ue pari al 76). Il 74 per cento ritiene che la corruzione sia aumentata (molto o in una certa misura) negli ultimi tre anni , contro appena il 2 per cento che ritiene sia diminuita.

secondo l’88 per cento degli italiani tangenti, conoscenze e raccomandazioni sono la via più facile per ottenere un certo servizio pubblico (media Ue pari al 73 per cento), mentre il 75 per cento (contro il 56 per cento della media Ue) ritiene che le connessioni con la politica siano la sola strada per avere successo negli affari – soltanto Cipro e Croazia hanno un valore superiore tra i paesi Ue. Non sorprende, quindi, che nel nostro paese esiste un potenziale partito del voto di scambio che vale circa il 4%. Infatti, l’Istat stima che ad oltre 1 milione 700mila cittadini sono stati offerti denaro, favori o regali per avere il loro voto alle elezioni amministrative, politiche o europee. Il voto di scambio è più frequente in caso di elezioni amministrative e raggiunge i picchi più alti al Sud e nelle Isole. Sono, invece, più del doppio gli italiani che dichiarano di conoscere personalmente qualcuno – parenti, amici, colleghi, vicini – a cui è stato offerto qualcosa in cambio del voto in qualche tornata elettorale. Il picco più alto si registra in Puglia dove quasi un cittadino su quattro (23,7%) conosce qualcuno a cui è stato proposto il voto di scambio.

Sul fronte del legame mafia– corruzione, il numero di indagati per il delitto di corruzione attiva o passiva, aggravato dall’art. 7 DL 152/91 e quindi commessi al fine di agevolare un sodalizio mafioso, registrato nel periodo 2015/2016 in tutte le Dda italiane, è assai elevato, circa 200 casi,Interessante rilevare che ad un numero di oltre 200 indagati per i suddetti reati di corruzione aggravata, corrisponda, sul piano nazionale, un numero di indagati, non di molto superiore (circa 260) per i delitti di turbativa d’asta, cioè dalla finalità di agevolare un sodalizio mafioso.

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