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Riflessione in vista della Giornata Nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza

Sui ragazzi ricade la crisi del sistema politico

di Redazione Web 16/11/2016

di Guido Leone * - Il 20 novembre 2016 ricorre la Giornata Nazionale dell’Infanzia e l’Adolescenza e il 27esimo anniversario dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia, il trattato sui diritti umani piu’ ratificato nella storia, anche se quasi paradossalmente, uno dei documenti più ignorati e sconosciuti e, in quanto tale, poco valorizzato nelle sue potenzialità, e, nel nostro Paese, poco studiato anche negli ambienti educativi. I principi fondamentali contenuti nella Convenzione – principio di non discriminazione, principio di superiore interesse del bambino, diritto alla vita, sopravvivenza ,sviluppo, ascolto delle opinioni del bambino –dovrebbero essere assunti da ogni comunità, quali criteri di riferimento al fine di assicurare ad ogni bambino e ragazzo il diritto di sviluppare appieno le proprie potenzialità. Ma accanto a segnali positivi, che indicano una crescente attenzione a comprendere e soddisfare le reali esigenze dei minori, convivono altri segnali di segno opposto. Ma qual è la situazione in Italia che ha ratificato la Convenzione nel 1991? Non sfugge certo che la crisi economica sta producendo sempre più disuguaglianza che si traduce in forme di disagio sempre più diffuse. Infatti, sull’infanzia e sul mondo dell’adolescenza ricadono crisi di varia natura, contraddizioni sociali e carenze ambientali di vario tipo. Esistono ancora molti bambini abbandonati sia negli istituti assistenziali sia per strada, in braccia a madri o padri, o presunti tali, che elemosinano lungo le arterie principali delle nostre città;o manipolati, dimenticati e indifesi perché i loro diritti sono misconosciuti da agenzie educazione, da servizi burocratizzati e scoordinati; o resi invisibili come i nomadi o immigrati, talvolta maltolleranti e mai veramente integrati; o bambini che svolgono il loro apprendistato alla vita per strada. Tutti i rapporti, dall’Istat all’Unicef al Save the Children, ci consegnano una fotografia disastrosa della condizione economica e sociale in cui vive il pianeta infanzia. Le prime vittime più deboli sono proprio i bambini. La via Crucis dei dati che ci vengono offerti ogni anno hanno il merito di restituire la visibilità a realtà umane che vivono in situazioni di povertà assoluta. In Italia un minore su dieci è povero. Più di un milione sono in condizioni di povertà assoluta e il dato cresce continuamente correlato alle difficoltà economiche all’interno di famiglie con un numero crescente di figli minori. Ovviamente il Mezzogiorno ne è il più colpito. La Calabria emerge con il record del 49,2% su una media nazionale del 19%. Non è un caso che proprio nella nostra regione si spende meno per i servizi sociali destinati a famiglie e minori e vi sia uno dei numeri più alti di minori vittime di mafie. In termini di spesa sociale la Calabria è in fondo alla classifica con 20 euro pro-capite di spesa per l’area famiglia e minori, dodici volte meno dei 242 euro del Trentino ,che è la regione più virtuosa, mentre la media nazionale si attesta sui 113 euro. Notevoli le differenze, poi, nella spesa comunale in rapporto al potenziale bacino di utenza. La spesa più alta si ha a Trento con 3.560 euro, sul versante opposto i Comuni di Reggio Calabria (31 euro a bambino), Vibo Valentia(57 euro), Catanzaro(67 euro). Non meno critica la situazione del sistema scuola :notevoli le carenze di servizi e opportunità formative scolastiche ed extrascolastiche. Solo il 14% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi, il 68 delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno e il 64% dei minori non accedere ad una serie di attività ricreative, sportive, formative e culturali, con punte estreme in Campania(84%), Sicilia(79%) e Calabria (78%). In questo contesto la scuola riveste una particolare centralità. E’ un luogo di dialogo, di ricerca e di esperienza sociale informato ai valori democratici, nel quale ognuno opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del successo formativo, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio in armonia con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia. Proprio per l’intensità delle relazioni che si intessono nelle aule scolastiche, i docenti sono chiamati a sviluppare una sempre più efficace attenzione nei riguardi degli allievi. Sono chiamati vieppiù in questo contesto temporale a prendere sempre più consapevolezza delle normali difficoltà di crescita degli alunni, delle loro insicurezze e ansietà, delle loro fragilità, delle loro inquietudini, spesso non espresse in maniera diretta. Gli insegnanti sono tanto più efficaci quanto più, mentre conducono la loro azione didattica, imparano a sviluppare una sempre maggiore capacità di ascolto e di dialogo e un maggiore impegno sempre più centrato sulla salvaguardia dei diritti di cittadinanza per i nostri minori. Ma nel giorno in cui si enfatizza l’interesse per la condizione dell’infanzia nel mondo non possiamo non rilevare che in Italia si perpetua ormai da troppo tempo un diritto negato a più di ottocentomila minori nati in Italia e discriminati a causa di una legge medioevale che non prevede , infatti, lo ‘jus soli’, il diritto di cittadinanza acquisito per il semplice fatto di essere nati in Italia. E’ auspicabile che la nuova legge,che giace in seconda lettura al Senato,sia promulgata presto facendo uscire dal limbo del diritto migliaia e migliaia di bambini e ragazzi.

* Già Dirigente tecnico USR Calabria

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