accedi | registrati | 25-4-2019

Si sono appena conclusi i due giorni che l'Azione Cattolica della Calabria ha vissuto nell'ambito delle visite della Presidenza Nazionale

Il presidente nazionale dell'Ac, Matteo Truffelli, in Calabria

di Francesca Chirico * 01/03/2019

Si sono appena conclusi i due giorni che l'Azione Cattolica della Calabria ha vissuto nell'ambito delle visite che la Presidenza Nazionale sta effettuando in tutte le regioni d'Italia, il cui filo conduttore è stato il tema del laicato maturo e consapevole che esprime il proprio impegno in politica, per la giustizia, per il bene comune e che cementifica la propria identità dentro la Chiesa e fuori; nei luoghi di lavoro e di studio in cui è chiamato a testimoniare la bellezza di un'associazione che vuole i propri soci costruttori del Regno di Dio già nella città degli uomini.

Dal confronto fra le 12 diocesi calabresi emerge il ritratto di un'AC capace di condividere le proprie fragilità per farle diventare trampolini per nuove sfide e che non si adagia sui successi, ma li ridiscutere per potenziali. Un'Azione Cattolica che vuole vivere fatiche e speranze con i Pastori, con le altre aggregazioni laicali e con il tessuto sociale calabrese. Tanti i temi presentati dai presidenti diocesani dalla comunione ecclesiale, ai giovani e lavoro, dalla pastorale d’ambiente alle famiglie, all’evangelizzazione. Puntuali le risposte della Presidenza nazionale, caloroso l'accompagnamento degli assistenti. E poi l'intervento di Matteo Truffelli durante il Convegno “Politica e giustizia al servizio del bene comune” di sabato 23 febbraio.

Parole nette, lucide chiare, che incidono la crosta dura di una stagione politica esacerbata da toni forti e chiariscono il tema del contributo dei cattolici alla vita del Paese, al centro di molti dibattiti. In questo clima  l’Azione Cattolica è chiamata a formare le coscienze ed aiutare i soci a discernere i segni dei tempi.

L’Italia, ha ribadito Truffelli, ha bisogno di cittadini che non si accontentino di dare ascolto a chi parla più forte. È il momento di chiedere una classe politica capace di rompere gli schemi da talkshow per farsi carico delle esigenze reali. Non si stratta di “rispolverare” dal cassetto dei ricordi forme che sono state opportune e importanti in altre stagioni, come il partito cattolico, quanto piuttosto un richiamo alla responsabilità di ciascuno perché metta a disposizione di tutti il proprio spessore morale, le proprie competenze, la propria passione per ciò che accomuna, unisce e costruisce.

C’è bisogno di una politica che lavori per l’interesse generale e non particolare, che sappia disegnare un futuro comune. Una politica del NO su temi rilevanti per la vita del Paese, che non si misura con la complessità della realtà contingente costruisce solo un bene parziale e non il bene comune.

Tra le responsabilità di una realtà come l’Azione cattolica c’è anche quella di offrire riflessioni e valutazioni, se questo può servire al confronto pubblico su ciò che riguarda il bene di tutti e ad aiutare le persone a formarsi un’opinione in merito. Limitarsi a questo, però, vorrebbe dire rimanere fermi a un modo vecchio di concepire il ruolo dell’associazione in questo campo. Un ruolo che è stato forse importante esercitare in un’altra stagione politica, culturale e anche ecclesiale, ma che probabilmente non è più adatto per questo tempo, in cui ci viene chiesto di fare uno sforzo autentico per cambiare paradigma e imparare, come esorta Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, a mettere sul serio in pratica la convinzione che “il tempo è superiore allo spazio”, e che quello che importa è “occuparsi di iniziare processi” lavorando “a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati”.

Contribuire a far sì che tutto ciò si realizzi, rappresenta un modo importante per prendersi cura della democrazia, creando le condizioni per il suo funzionamento sul piano del confronto pubblico e della libera partecipazione dei cittadini.

Un profeta come don Tonino Bello davanti all'attualità avrebbe detto: “È in tempi di alluvione che bisogna mettere in salvo la semente”. Dall'Azione Cattolica oggi deve lavorare affinchè non si disperdano i semi di bene seminati nei solchi della storia della Chiesa e del Paese.

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