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Inizia così il tempo quaresimale, l’invito all’intera assemblea dei fedeli è quello di aprirsi al sogno di Dio per ciascuno

Mercoledì delle Ceneri, cambiare rotta nella fede

di Enzo Petrolino 06/03/2019

Con il mercoledì delle Ceneri inizia la quaresima. È il momento della conversione e del ritorno al Signore, della riscoperta della comunione con Lui, della purificazione del nostro cuore. Perché si dovrebbe dire tra i popoli: «Dov’è il loro Dio?». È quella domanda che nasce di fronte alla povertà della testimonianza che noi rendiamo al Signore.

Siamo la Chiesa del Signore, il suo popolo, il corpo stesso di Cristo, però dobbiamo riconoscere che la testimonianza che noi rendiamo al Signore non è così limpida, non è così trasparente come dovrebbe essere, non risplende sopra ai nostri volti, sopra la nostra esperienza di Chiesa, tutta la bellezza del Signore. Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo ascolteremo mercoledì delle Ceneri: il tempo fissato da Dio per il compimento delle sue promesse è venuto. Dio si è avvicinato agli uomini e si presenta loro tramite il Figlio. Gli uomini sono invitati a riconoscerlo e a credere nella sua azione di salvezza. Ecco la parola d’ordine: «Convertitevi e credete al vangelo».

Convertirsi significa cambiare rotta, cambiare riferimenti, orientare diversamente speranze e sicurezze per la vita. Noi percepiamo questo verbo come un imperativo, mentre reca un invito, porta una preghiera. Cambiate strada: non è la richiesta di obbedienza, ma l’offerta di un’opportunità. Ma quale bella notizia si può mai attendere ancora in un mondo che sembra sazio, autosufficiente e orgoglioso? In un mondo che appare disperato e rassegnato a non aspettarsi più niente di buono, a non credere a più nessuno, a non alzare più di tanto il tiro delle proprie aspettative? Il Vangelo stimola un sussulto di coraggio e di speranza: il coraggio per prender coscienza dei propri limiti e la speranza che è possibile ancora qualcosa di diverso.

Il nostro cuore è ingombro per tanti desideri immediati che lo riempiono, desideri che soffocano il cuore. È necessario potare con saggezza i desideri del cuore, tagliare quelli che sono superflui e potenziare quelli che ci aiutano a crescere. Ma è possibile liberare il cuore? E come? La prima risposta è evidente: con la Parola di Dio. La parola di Dio ci porta le promesse di Dio, i suoi desideri, i suoi comandi. Solo quando la Parola avrà preso dimora dentro di noi gli altri desideri potranno essere ridimensionati e collocati ciascuno al suo giusto posto.

C’è un atteggiamento di fondo da tenere: davanti a Lui non ci sono maschere che possano sottrarre allo sguardo. Davanti a Dio s’impara la semplicità del cuore, la trasparenza. È proprio l’appello di papa Francesco di questi giorni sulla protezione dei minori nella Chiesa: la “trasparenza”. È necessario essere capaci di scegliere, non per un vantaggio sociale, ma per amore della verità e del bene.

Nel Vangelo ci vengono consigliati tre comportamenti concreti: l’elemosina, la preghiera, il digiuno. L’elemosina, che esprime l’apertura al fratello.

Non c’è vera apertura a Dio senza che il cuore si apra realmente al fratello, senza che si superi il cerchio dell’egoismo e la barriera dell’autoconservazione, percorrendo invece l’avventura rischiosa e gioiosa dell’amore.

Elemosina, può sembrare un termine riduttivo, se dimentichiamo che il termine viene dalla radice “eleein” che vuole dire: avere misericordia.

Proprio quello che chiediamo a Dio quando diciamo: « Kyrie, eléison », «Signore abbi misericordia» quella tenerezza di cui abbiamo bisogno e che chiediamo umilmente a Dio, noi siamo chiamati a donarla al fratello.

Sarà la misericordia espressa nel gesto della condivisione, ma anche nella presenza e nel tempo che spendiamo per il fratello. In questo tempo dobbiamo metterci alla scuola dei poveri e degli ultimi, imparare a riconoscere la presenza di Dio nell’affamato e nell’assetato, nello straniero e nel carcerato, nell’ammalato e in ogni bisognoso. La carità educa il cuore dei fedeli e svela agli occhi di tutti il volto di una comunità che testimonia la comunione e si apre al servizio.

La preghiera sta al centro di questo trittico e non ha bisogno di grandi giustificazioni. Il cammino della vita cristiana è una chiamata di comunione da parte Dio. E come può svilupparsi una comunione se non attraverso un dialogo amicale nel quale ascoltiamo e parliamo, ringraziamo e supplichiamo, piangiamo e chiediamo perdono?

Di qui l’importanza che la comunità si interroghi sul suo compito educativo in ordine alla fede: «Come educhiamo oggi i fedeli alla preghiera?» Il digiuno è in funzione della preghiera e dell’elemosina; è come uno spazio che è sottratto alle preoccupazioni per noi stessi, in modo da potere accogliere la preoccupazione per Dio e per gli altri. E quello che si risparmia con il digiuno deve diventare aiuto concreto al fratello. La comunità deve offrire il suo contributo e sollecitare quello di tutti perché la società diventi sempre più terreno favorevole all’educazione, favorendo condizioni e stili di vita sani, promuovendo lo sviluppo integrale della persona per educare all’accoglienza dell’altro e al discernimento della verità, alla solidarietà, alla sobrietà.

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