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L'arcivescovo di Reggio Calabria-Bova durante l'omelia di apertura della Quaresima

Ceneri, Morosini: «Svelare le strutture di peccato»

di Francesco Creazzo 07/03/2019

«Ritornate a me, laceratevi il cuore, radunate il popolo». Tre punti, presi dal testo profetico della prima lettura sui quali ieri sera l’arcivescovo di Reggio Calabria–Bova Giuseppe Fiorini Morosini ha insistito durante la propria omelia in occasione del mercoledì delle ceneri.
«La quaresima – ha detto il presule – ci viene presentata dalla Chiesa come il momento favorevole, cioè come un tempo su cui essa scommette il cambiamento di vita dei suoi figli, e conseguentemente del suo volto, della sua presenza nel mondo, dell’efficacia dell’annuncio del messaggio evangelico. Il nostro convenire in chiesa questa sera in un giorno feriale, il nostro piegare il capo fra poco per ricevere le Ceneri è un atto di disponibilità ad accogliere questo tempo, come momento di grazia e di salvezza». «Ci crediamo – ha proseguito l’arcivescovo – non solo come semplici cristiani, ma come comunità, costituita sulla base di questa fede che ci accomuna. Siamo noi che diamo volto alla Chiesa; siamo noi i segni della salvezza nel mondo; siamo noi che rassicuriamo gli altri della presenza operante di Dio nel mondo. Ci sentiamo allora chiamati a vivere la quaresima non solo come semplici persone, ma come comunità, come popolo. Ecco allora le parole di invito del profeta: Radunate il popolo». «Oggi – ha continuato Morosini – non basta più prendere solo alla lettera il Vangelo che ci invita a praticare l’elemosina; oggi è tempo per la comunità di forti rivendicazioni sociali. Pensiamo al ritardo del nostro Sud in tutti i settori; pensiamo all’emigrazione dei cervelli migliori. Il cristianesimo non può più ragionare in termini di elemosine, ma di strutture di peccato, che siamo chiamati ad affrontare come comunità senza paura. Se la Quaresima non ci coinvolge in questa prospettiva sarebbe ancora espressione di un cristianesimo devoto e individualistico».
Un invito, quello dell’arcivescovo, a recuperare una dimensione collettiva e comunitaria della cosa pubblica: «Abbiamo davanti la collettività sociale, economica e politica con i suoi appuntamenti. Quali responsabilità ci assumiamo di fronte essa? Quali impegno possiamo e dobbiamo assumere come comunità ecclesiale? Mi auguro che il digiuno quaresimale purifichi l’entusiasmo dei mesi scorsi sul tema dell’impegno dei cattolici in politica e faccia compiere scelte di vero servizio a quei cattolici, che si sentono chiamati ad assumere responsabilità politiche, non per sé stessi, ma per il servizio del bene comune. A loro mi rivolgo in modo particolare per esortarli a percorrere questa santa quaresima praticando un vero digiuno dalla propria individualità e del proprio tornaconto per crescere in abbondanza nella mentalità del servizio. È questo il senso profondo dell’invito del Profeta: radunate il popolo».
Ecco allora l’altro invito di Gioele: tornate a Dio. Quale significato dargli? Secondo il presule «dobbiamo riconoscere che l’aver rincorso un benessere individuale familiare, sociale, economico e politico, al di fuori della sua legge, è stata la rovina per noi, come possiamo accorgerci verificando i disastri che abbiamo prodotto attorno a noi e che mi dispenso dall’enumerare, perché sotto gli occhi di tutti. Solo uno voglio sottolineare: la violenza sulle donne. Fra qualche giorno è la loro giornata. Guardiamoci attorno e consideriamo quanti femminicidi si stanno perpetrando. Ma pensiamo alla violenza sul lavoro, alla umiliazione della loro femminilità. Sono delitti che accadono in paesi segnati da una storia di cristianità. Bisogna che torniamo a Dio. Ma è necessario che anche le donne siano coraggiose e non si prestino ai giochi dello sfruttamento e tacciano dinanzi alla violenza. Ancora una volta le esorto a ribellarsi e a denunciare. Così come esorto le donne che si sono lasciate coinvolgere nel giro delittuoso della criminalità, in nome della loro maternità e dell’amore che portano ai figli, escano dall’oscurità del delitto ed escano alla bellezza della luce della legalità, per il bene loro e soprattutto dei loro figli». Ed infine il terzo invito: Laceratevi il cuore. Un invito a vivere nel profondo la spiritualità di una Quaresima che non è fatta di “fioretti”, ma di vera conversione interiore: «Dobbiamo iniziare la quaresima senza ipocrisie – ha concluso Morosini – senza gesti retorici, ma veri; gesti che partono dal cuore. La pagina evangelica letta con attenzione ci fa capire che è nella nostra interiorità che si decide la scelta dei grandi valori. Se la quaresima comporta anche gesti esteriori, come le Ceneri che stiamo per ricevere, conosciamo bene la loro inutilità se non partono dal profondo del cuore. Sappiamo cogliere il momento favorevole e di grazia che anche quest’anno il Signore ci dona».

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