accedi | registrati | 19-3-2019

Regionalismo differenziato? «Xenofobia economica»

Il provvedimento non rispetta i valori del testo costituzionale ll principio di uguaglianza sarebbe fortemente a rischio

di Domenico Marino 14/03/2019

Il federalismo differenziato dovrebbe consentire una maggiore autonomia e una maggiore efficienza per le regioni più avanzate. Ma il testo delle intese sull’autonomia di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto pone tutta una serie di interrogativi, in primo luogo per il fatto che queste intese non sono aderenti a quello che è lo spirito e la lettera della Costituzione e perché, di fatto, per come sono state formulate, si tradurrebbero in una secessione mascherata. Questa riforma è stata, infatti, evocativamente battezzata «Spacca Italia», perché mette in crisi il concetto stesso di stato nazionale. Se si abbandona il concetto di perequazione che in sostanza è il meccanismo che permette una redistribuzione delle risorse dalle regioni con più alto Pil pro– capite a quelle con un Pil pro–capite più basso, con lo scopo di mantenere un livello di servizi comparabile fra le diverse aree del paese, si creano regioni di serie A e regioni di serie B, dove i diritti fondamentali degli individui sono soddisfatti in maniera diseguale. Quanto alle funzioni devolute alla competenza esclusiva delle regioni, nell’ipotesi di intesa, sicuramente non si può far rientrare quella dell’istruzione che deve mantenere una rigorosa dimensione nazionale per assicurare non solo uniformità di qualità, ma soprattutto uniformità di programmi e di finalità.

A questo federalismo secessionista bisogna contrapporre un federalismo solidale con una frase sintetizzata mirabilmente dai vescovi italiani nel lontano 1981 quando nel documento sulla situazione del paese scrissero che «l’Italia non crescerà se non insieme». Una frase ancora più profetica dopo quasi quarant’anni e dopo le spinte secessionistiche degli ultimi anni.

L’attuazione di un federalismo solidale non esclude che le regioni più efficienti possano avere più risorse, ma queste devono derivare dal minor costo dei servizi ottenuti attraverso il recupero di efficienza rispetto ai costi standard. Non si può mettere in alcun caso in dubbio il principio perequativo che costituisce il senso ultimo di essere uno stato nazionale. Senza perequazione il principio dell’uguaglianza dei cittadini viene seriamente messo in crisi in una misura ancora più drammatica di quanto non sia fatto già oggi, ad esempio in campo sanitario a causa di una sanità diseguale.

Federalismo solidale significa compartecipazione delle risorse, aiuto alle regioni più deboli, garanzia di Livelli essenziali di prestazioni (Lep) sostanzialmente omogenei fra le regioni. Il federalismo solidale ha bisogno di uno stato centrale forte ed efficiente, non di uno stato centrale debole e svuotato di competenze come vorrebbe il progetto di autonomia in discussione.

Dopo la scomparsa delle politiche per il Mezzogiorno dall’agenda di governo, questo progetto autonomistico si configura come profondamente antimeridionale. Se è vero che il governo attuale, almeno con riferimento ad uno dei due azionisti di riferimento, ha abbandonato la retorica antimeridionale, dovendo puntare a diventare forza nazionale e non solo regionale, è impossibile non ritrovare nel progetto di autonomia, così come presentato, una forma più sottile e subdola di «xenofobia economica» verso le regioni meridionali con la richiesta implicita di trattenere una parte del gettito fiscale prodotto in quelle regioni per evitare che vadano a finire in sprechi nelle regioni più deboli. Questo meccanismo “Spacca Italia”, oltre ad essere poco solidale e poco aderente al dettato costituzionale, è assolutamente da rigettare dal punto di vista ideologico per la sua connotazione fortemente antimeridionale che mette in crisi il principio di uguaglianza.

* docente di economia all’Università Mediterranea

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