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Fervono i preparativi in vista del prossimo 25 marzo quando il cardinale Monsignor Pietro Parolin, Segretario di Stato, presiederà la celebrazione

Lamezia, tutto pronto per la dedicazione della Concattedrale

di Redazione Web 17/03/2019

Fervono i preparativi in vista del prossimo 25 marzo quando il cardinale Monsignor Pietro Parolin, Segretario di Stato, presiederà la celebrazione di Dedicazione dell’altare e della nuova Chiesa di San Benedetto.

Liturgia, annuncio e carità sono i tre pilastri del progetto che porta la firma dell’architetto di fama internazionale Paolo Portoghesi, individuato nel 2016 tra oltre centro progetti presentati nell’ambito di concorso internazionale di architettura promosso dalla Diocesi di Lamezia Terme.  Tre elementi ben visibili nella strutturazione del complesso che vede al centro proprio la Chiesa dedicata a S. Benedetto da Norcia, con unica navata a forma di nave, settanta posti a sedere per i fedeli. Tra gli elementi di particolare pregio artistico e architettonico della nuova Chiesa, si segnalano l’altare, posizionato al centro focale di tutto l’edificio, la tribuna dell’ambone con Cristo Maestro e l’area battesimale che consente anche il Battesimo per immersione.

Accanto alla Chiesa, che si estende su una superficie di circa mille metri quadrati, tra due campanili realizzati  in acciaio orten,  due strutture finalizzate una all’attività pastorale diocesana, con spazi e servizi a favore delle comunità parrocchiali di tutta la diocesi, l’altra destinata prettamente all’attività caritativa della diocesi,  con una sala mensa con cento posti e gli uffici della Fondazione Caritas Diocesana.  Una sala convegni, con oltre mille posti a sedere, attrezzata e dotata di tutti i servizi necessari, va a configurare ancor di più il nuovo complesso come una realtà a servizio di tutta la regione per momenti di spiritualità, seminari, convegni. Tra il nuovo complesso e la sede del palazzo comunale, sorgerà la piazza, il cui disegno è stato donato dall’architetto Paolo Portoghesi al Comune, segno della concordia e della collaborazione tra la “città di Dio” e la “città degli uomini” rappresentata dal palazzo municipale, nonché richiamo a un messaggio di unità a cinquant’anni dalla nascita della città di Lamezia.

L’intervento è finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana per un importo di 5milioni e 250mila euro, dal fondo dell’8x1000 appositamente destinato alla realizzazione di edifici di culto. A realizzare il complesso, l’impresa lametina Ferraro S.p.a., alla quale va il ringraziamento della Chiesa di Lamezia per aver portato avanti il lavoro di questi anni con passione, determinazione, con quello spirito propriamente cristiano di concordia e collaborazione tra la nostra Diocesi, i dirigenti, i collaboratori e gli operai dell’impresa. Il complesso sorge su un terreno donato dal Comune di Lamezia Terme alla Diocesi in occasione della storica visita di Papa Benedetto XVI nella nostra città nell’ottobre 2011.

A presiedere la cerimonia di posa della prima pietra, Monsignor Nunzio Galantino che, il 30 aprile 2016, ricordava come “si costruisce una Chiesa perché possa essere il luogo dove educare il proprio cuore e allenare i propri occhi ad amare come ama il Signore. Noi non stiamo ponendo la prima pietra di un’accademia di benpensanti o di un teatro per commedianti di una commedia vagamente religiosa. Stiamo costruendo una Chiesa viva fatta di persone vive”. Per il vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora “a cinquant’anni dalla nascita di Lamezia Terme, la San Benedetto rappresenta la volontà di far rinascere su nuove basi la comunità cristiana e civile. Come ogni opera si tratta di un seme gettato in una terra, che non ci rassegneremo a considerare inospitale, ma capace di generare novità per chi sa accogliere profezie e sogni.”

Per la Ferraro S.p.a. si è trattato “di un’importante sfida personale e professionale; infatti, nonostante le notevoli difficoltà affrontate, siamo orgogliosi di aver costruito un’opera di rilevanza religiosa, architettonica, storica e sociale per la nostra comunità lametina. La famiglia Ferraro esprime profonda gratitudine al vescovo Cantafora, che con le sue pregevoli qualità umane e con la sua profonda spiritualità ha costantemente supportato il nostro operato.”

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