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Intervista al presidente dell'Ace, il dottor Carmelo Caserta

«La medicina solidale è un dovere morale»

di Federico Minniti 18/11/2016

Ti attendi uno strenuo difensore dell’articolo 32 e ti ritrovi un innamorato del principio di solidarietà costituzionale, a tal punto da dipingerlo nella parete più grande del suo piccolo poliambulatorio di periferia. «Stiamo parlando di un dovere civile – ci spiega Carmelo Caserta, presidente del centro di medicina solidale – un progetto, il nostro, che ha l’obbligo di dover necessariamente allargare il proprio raggio d’azione». Cita l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco e i principi borghesi della Rivoluzione francese, Caserta, col quale è inevitabile parlare di politica, nell’accezione greca del termine, perché «la famiglia “tipo” sta vivendo un incubo – chiosa – è scientificamente provato che alcune patologie sono strettamente connesse allo stato di povertà economica e culturale del paziente. Spesso si rinuncia a curarsi o per farlo si rinuncia, come riporta un recente studio, ad alimentarsi bene, di fatto non salvaguardando la salute dell’intero nucleo familiare. Occorre immaginare un sistema che sostenga la cultura, l’ambiente, la produttività sana, persino il relax e il tempo libero. Così si fa anche prevenzione ». Prevenzione, parola abusata. «Guardi è stimato che investendo cento in prevenzione in dieci anni se ne rispariamo una proporzione come tre volte tanto in assistenza; è una soluzione personale, ma alla lunga diventa anche un fattore economico collettivo», ci dice. Per fare questo c’è bisogno della epidemiologia, ossia la disciplina biomedica con la quale si studia la distribuzione e la frequenza delle ma-lattie ed eventi di rilevanza sanitaria nella popolazione che è alla base della filosofia dell’Ace, in cui le prestazioni sono erogate gratuitamente o in cambio di una liberalità del paziente. Una carta di identità ben in vista con le pareti di un centro, quello dell’Associazione Calabrese di Epatologia, che parlano. Raccolgono lacrime e sacrifici di quella classe media, che non può «permettersi » i costi della sanità privata e i tempi di quella pubblica. Così ad accoglierli vi è La danza di Matisse, accanto alla sala d’attesa, che – in un centro di prossimità come quello dell’Ace – si è trasformata in una biblioteca della storia e della cultura calabrese. «Ace nasce, nel 1996, come un’associazione di volontariato professionale e in una prima fase vive una stagione intensa di ricerca scientifica con pubblicazioni di primissimo piano, – racconta – ma la svolta arriva con lo studio Marea che fotografa come i ragazzi reggini, tra gli 11 e i 13 anni, fossero tra i più colpiti d’obesità infantile d’Europa e questo aumentava tra le fasce più povere». Due decenni e una realtà che ha messo le tende: oggi il centro Ace per rispondere all’esigenza del territorio ospita 15 medici specialisti su base volontaria che prestano la loro opera professionale per 25.000 pazienti l’anno. Una realtà importante, ma che è in continua evoluzione.

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