accedi | registrati | 21-8-2019

L’arcivescovo: «Accettare Cristo significa voler dare alla vostra vita una direzione segnata dalla presenza di Dio»

Diocesi di Reggio, cinque catecumeni attendono la Pasqua

di Antonia Cogliandro 21/03/2019

Un check up generale della nostra vita di fede: è questo l’impegno quaresimale che l’arcivescovo Morosini ha richiesto ai fedeli riuniti nella Basilica Cattedrale, a pochi giorni dall’inizio di questo tempo liturgico forte che puntualmente rinnova ad ogni cristiano l’invito ad un profondo rinnovamento. L’occasione della solenne celebrazione della prima domenica di Quaresima, nella quale accoglie ufficialmente, come pastore della chiesa reggina–bovese, i catecumeni che saranno battezzati nella notte di Pasqua, ha offerto lo spunto per esortare entrambi ad affrontare questo periodo con la consapevolezza di dover fare una scelta fondamentale: da che parte stare.

«Come ogni anno, all’inizio della Quaresima – ha affermato il presule – la chiesa ci fa guardare a Gesù che si ritira nel deserto per compiere la scelta di conformarsi alla volontà del Padre, ed abbiamo tutti l’occasione di rivedere il nostro cammino di fede, per capire se procediamo secondo quanto Dio ci chiede». Il punto di domanda che deve, secondo il presule, caratterizzare l’itinerario quaresimale di ciascuno diventa dunque: «Nella mia vita di fede scelgo e giudico secondo la Parola di Dio? O secondo il mio punto di vista? Come affronto i doveri del mio stato? Mi comporto come Abramo, che pure la liturgia odierna ci presenta come modello di fede nella prima lettura, ho fiducia in Dio e resto forte e saldo di fronte alle diverse situazioni che la attentano? È questa – ha proseguito il presule – la verifica da fare partendo dalla nostra vita quotidiana».
 
«Accettare Cristo – ha proseguito poi rivolgendosi direttamente ai cinque giovani catecumeni in prima fila, accompagnati da familiari, catechisti e padrini – significa che volete dare alla vostra vita una impronta cristiana, scegliere che sia segnata dalla presenza di Dio nella sequela a Cristo. Oggi compite un grande passo, dare il vostro nome significa dire aderisco, sono pronto! E dando il nome entrate a far parte di questa comunità, di cui vi sentirete parte viva. La comunità che vi accoglie, che si sforza di darvi l’esempio, si aspetta da voi di esserne riedificata: revitalizzate dunque le co- munità con la vostra freschezza di fede». Dopo l’omelia, il rito di elezione dei catecumeni entra nel vivo: i giovani vengono presentati all’arcivescovo dal responsabile dell’equipe diocesana per il catecumenato, padre Gabriele Bentoglio, e si avvicinano, insieme ai loro padrini, per manifestare la propria volontà di essere ammessi ai sacramenti pasquali, con i volti segnati dall’emozione, mentre in sequenza pronunciano i loro nomi, segno della nuova identità cristiana, che scriveranno subito dopo nel “Libro degli eletti”. L’arcivescovo stende le mani sopra di loro per la preghiera finale di congedo, prima della celebrazione dell’Eucarestia, alla quale ancora non possono partecipare: «avete iniziato insieme con noi l’itinerario quaresimale; Cristo sarà per voi via, verità e vita», accompagnando con questo augurio l’ultimo tratto del loro cammino di preparazione ed invitando la comunità a sostenerli con la preghiera in questa scelta di vita che stanno per compiere.
 
Essa è scaturita e maturata nel cammino compiuto dentro le comunità parrocchiali di appartenenza, con l’aiuto del parroco e dei catechisti, insieme ai quali continueranno il percorso di «purificazione e illuminazione interiore» nelle restanti domeniche di quaresima. Bruno Ligato, 27 anni, nella parrocchia di Santa Veneranda in Pavigliana, Emmanuele Morano, 45 anni, nella parrocchia del San Salvatore, Giuseppe Bruno, 26 anni, nella parrocchia di San Luca evangelista, Sulijana Jasarevic, 26 anni, che prenderà il nome di battesimo di Francesca, originaria della Serbia, nella parrocchia di San Giorgio martire, infine Tatiana Pennestrì, che ha scelto il nome di Rosa Maria, ed è la più giovane con i suoi 21 anni, di origini bielorusse, nella parrocchia di San Aurelio vescovo e martire di Arghillà.

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