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Maggioranze Variabili

Le Unioni Civili in Parlamento

di Davide Imeneo 17/02/2016

Il premier Renzi e Denis Verdini Abbiamo scritto tante volte, dandone ragione, che il grembo di una madre non debba mai essere considerato come una fabbrica, ma sempre come un nido dove nasce la vita umana, frutto dell'amore degli sposi. Ai nostri lettori abbiamo ripetutamente proposto informazioni e approfondimenti per la corretta interpretazione dei diversi disegni di legge che ambivano e ambiscono ad allargare il diritto di famiglia a qualsiasi unione. Ne abbiamo analizzato insieme le implicazioni morali, etiche, ponendoci sempre nell'ottica di una coscienza cristiana. Proviamo adesso, confortati dalle analisi del filosofo Paolo Becchi, a proporre una lettura politica di quanto sta accadendo in Senato con la discussione della legge Cirinnà sulle unioni civili e la stepchild adoption.
Il Governo è in difficoltà, soprattutto a palazzo Madama, dove la maggioranza assoluta è fissata a 161 voti, dei quali il Pd, non può assicurarne realisticamente più di 90. A Renzi non restano che due possibilità.
La prima: non modificare il ddl, convincendo contemporaneamente Ncd a votare la proposta, visto che quest’ultimo partito è stato ampiamente compensato con le nuove nomine nel rimpasto di governo, e incassando tutti i voti del M5s, il quale ha assicurato il suo voto compatto, ma solo alla condizione che non si tocchi nulla del ddl in questione.
La seconda: venire incontro alle richieste dei cattolici di PD e Ncd, stralciando la stepchild adoption. Ma si troverebbe contro il M5s che metterà in evidenza l’incoerenza di Renzi e la sua debolezza.
Nel primo caso dovrebbe convivere con il mal di pancia dei cattolici nel suo partito, ma dimostrerebbe di essere l’uomo solo al comando. Disposto a “maggioranze variabili”, con Verdini e con il M5s. Nel secondo caso ricompatterebbe partito e governo, ma dimostrerebbe segni di debolezza.
In entrambi i casi si dovrà prendere atto del fatto che esiste uno scollamento tra società civile e società politica. Gli elettori premieranno già alle prossime elezioni chi non si è lasciato ingannare da questi equilibrismi e ha difeso un valore in cui credono: quello della famiglia.
Resta una domanda di fondo: di che cosa stiamo parlando?
Dei milioni di giovani disoccupati che emigrano dal nostro Paese per trovare un posto di lavoro?
Dei milioni di famiglie che non arrivano alla fine del mese?
Stiamo parlando di problemi che coinvolgono il popolo italiano?
No. In Italia, secondo l'Istat, le coppie omosessuali sono non più di 7.500, e solo 500 hanno figli. Stiamo parlando, cioè, di una percentuale neppure da prefisso telefonico: lo 0,0005% delle coppie. Stiamo parlando, quindi, delle aspirazioni di alcune centinaia di individui e per soddisfare il loro desiderio di avere un figlio mettiamo a repentaglio l’unica istituzione sociale che in Italia pare ancora reggere: la famiglia.

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