accedi | registrati | 17-6-2019

A Scanzano Jonio il 41esimo convegno nazionale dell'ente caritativo della Chiesa italiana

Il grido della Caritas: «Carità è cultura»

di Angela Branca 03/04/2019

Si è tenuto a Scanzano Jonio, in provincia di Matera presso l’Hotel Villaggio Portogreco, nella Diocesi di Matera-Irsina, dal 25 al 28 marzo 2019 il 41° Convegno nazionale delle Caritas diocesane dal titolo "Carità è cultura”. La Caritas reggina rappresentata dal Direttore Don Nino Pangallo, da Don Nino Russo, da Domenica Belmondo ed Angela Branca; presente anche il diacono Enzo Petrolino, in qualità di presidente della Comunità Diaconale in Italia, che nel prossimi mesi terrà, in collaborazione con Caritas Italiana, l’annuale convegno Nazionale.


I lavori sono iniziati nel pomeriggio di lunedì 25 marzo, con la lettura dei messaggi del Presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti seguiti da un momento di preghiera presieduta da Monsignore Salvatore Ligorio, presidente della Conferenza Episcopale della Basilicata e dal saluto delle Autorità.
A Monsignor Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, il compito di commentare la Parola di Dio, proclamata ad apertura del convegno e a dare il benvenuto ai 522 delegati delle Caritas diocesane provenienti da ogni parte d’ Italia. «La carità è la via maestra della dottrina sociale della chiesa, ha detto Monsignor Caiazzo, essa è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è sua promessa e nostra speranza. Non possiamo scindere il binomio carità e cultura. Per un motivo molto semplice: tutto l’umano viene coinvolto. La cultura esprime l’agire dell’uomo nel corso della storia promuovendo relazioni, scambi, movimenti, contribuendo a costruire ponti di umanità e distruggendo muri e steccati dei distinguo. Matera, da Scanzano Jonico, lancia una sfida: da vergogna d’Italia è diventata Capitale europea della Cultura: calore umano, condivisione, relazione, desiderio di confrontarsi per crescere insieme e dare all’Europa intera un monito: senza un vero umanesimo integrale non ci sarà futuro. Sono certo – ha concluso il presule - che dalla Basilicata partirà un forte messaggio di speranza per costruire ponti di umanità, per una cultura dell’integrazione che diventa carità nella condivisione, quindi vera ricchezza che promuove il progresso nella solidarietà e sussidiarietà».
La prolusione è stata affidata a Mons. Corrado Pizziolo, Vescovo di Vittorio Veneto e Presidente di Caritas Italiana che nel corso del suo intervento ha sottolineato che «dobbiamo avere l’ostinata capacità di andare controcorrente, in modo dinamico, superando l’accidia, o, peggio ancora, l’omertà, cioè di tacere per paura di metterci in gioco auspicando che dal convegno emerga un forte messaggio di speranza per una cultura dell’integrazione che diventa carità nella condivisione. Concretamente sarà necessario che la comunità impari a non chiudere gli occhi e a partire dai problemi, dai fenomeni di povertà, dalle sofferenze delle persone, dalle lacerazioni presenti sul territorio, per costruire insieme a loro risposte di prossimità, di solidarietà e per allargare il costume della partecipazione e della corresponsabilità».


Il professore Giuseppe Savagnone, Direttore dell’Ufficio Pastorale della cultura di Palermo, con una relazione/testimonianza si è soffermato sul rapporto tra carità e cultura, divenuto oggi molto problematico. «La carità è divenuta buonismo e la cultura ci fa paura, non riesce ad essere nutrimento della carità, la cultura non si riconosce più nel vangelo. Nella scuola, sono tanti i cattolici, che insegnano le proprie discipline, uniformandosi alle mode culturali e senza mai chiedersi che nesso abbiano con il Vangelo mentre le parrocchie rischiano di diventare “stazioni di servizio” prive di cultura. Vige la scissione tra sacro e profano, che contraddice il Vangelo e che per il laico credente diventa una schizofrenia. I risultati si vedono nella società.
La mafia, come la ‘ndrangheta e la camorra, fioriscono in ambiti fortemente religiosi e assumono la religiosità come paradigma attraverso simboli e prossimità, inoltre è avvilente vedere tante regioni cattoliche imbevute di una visione politica che è completamente agli antipodi della visione cristiana. La carità più grande - ha concluso Savagnone - oggi, è quella della verità, che riguarda i poveri di verità, nel tempo della post-verità e delle fake-news, e coinvolge i poveri di pane perché cambia la mentalità dei ricchi».
La seconda giornata ha visto al tavolo dei relatori Mons. Paolo Bizzeti, Vicario Apostolico di Anatolia e presidente di Caritas Turchia e Suor Michela Marchetti, direttrice del centro antiviolenza "Udite Agar" di Crotone, e coordinatrice della cooperativa Noemi, che sviluppa azioni di contrasto alla violenza delle donne e di supporto a minori e famiglie.
Monsignor Bizzeti, svolge la sua missione in Turchia, in una città di circa 180.000 abitanti che ha accolto circa 30.000 profughi. Racconta la sua esperienza, evidenziando che «l’accoglienza di quasi quattro milioni di rifugiati in Turchia, manifesta che c’è un reale sentimento di compassione diffuso, sia tra chi governa sia tra la gente comune. Il governo turco attuale e è più attento alle classi disagiate che non il nostro, non c’è dubbio.
Se la Caritas è cultura, ha proseguito Monsignor Bizzeti, dobbiamo lavorare sulle radici che muovono il nostro impegno, cosa che trovo piuttosto carente a vari livelli. Questa impostazione evangelica che affonda le radici nel mistero di un Dio contemplato nel crocifisso di ieri e di oggi, rende inaccettabile per un cristiano la linea culturale dell’attuale governo che nell’emigrato che scappa da situazioni disperate, non sa riconoscere che è Cristo che bussa alla nostra porta».


Un momento di riflessione, è stato proposto dai ragazzi di un Cas con una proposta teatrale dal titolo il “viaggio di Ibrahim”, la storia di un migrante che ha lasciato tutto per una nuova vita in Italia.
Dal pomeriggio di martedì e nella mattinata di mercoledì i convegnisti hanno partecipato ai tavoli di confronto sui temi dell’accoglienza dei migranti, sull’impegno contro la povertà e le disuguaglianze, sulla formazione, sul rapporto tra carità e cultura. Formazione ed attività di laboratorio per gli addetti alla comunicazione delle Caritas diocesane
Interessante la visita a Matera, Capitale europea della Cultura 2019, città millenaria con una storia straordinaria ed affascinante Un tour guidato lungo le strade, i sassi e le chiese rupestri, scavate nella roccia, testimonianza della presenza di comunità di monaci benedettini, longobardi e bizantini e che nel corso hanno subito numerose trasformazioni diventando abitazioni o ricoveri per animali.
La celebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo metropolita di Potenza e presidente della Conferenza episcopale regionale, Mons. Salvatore Ligorio, è stata officiata nella Cattedrale della città, dedicata a Maria Santissima della Bruna ed alla quale ha partecipato il primo cittadino di Matera, Raffaello De Ruggieri, che nel messaggio di saluto, ha sottolineato, come Matera, città tra le più antiche del mondo, con una civiltà ultra millenaria è stata sempre comunitaria nel diffondere energia sociale e culturale.


L’ultimo giorno di convegno si è aperto con a tavola rotonda carità è cultura”, coordinata da Paolo Lambruschi, inviato di Avvenire, con la partecipazione di Marco Damilano, Direttore de l’Espresso, Gian Franco Svidercoschi, Giornalista e scrittore, Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire, Ansou Cisse, un giovane senegalese. Marco Damilano ha dato spunti su se e come la cultura della carità può incidere anche in contesti laici e in particolare in un mondo della politica sempre più mediatizzato; Svidercoschi su se e come la cultura della carità può aiutare a superare i venti contrari e gli “inverni culturali” che sembrano caratterizzare la nostra epoca, spesso anche in ambito ecclesiale; Tarquinio se e come la Chiesa e in essa le Caritas possono promuovere una carità in grado di avere anche una rilevanza culturale e mediatica; Cisse ha parlato della sua esperienza di migrante e del suo percorso esemplare di integrazione.
Al Direttore di Caritas Italiana, il compito di chiudere i lavori del convegno e sintetizzare gli spunti scaturiti dai tavoli di confronto, che don Francesco Soddu ha definito “sassi di carità” sui quali costruire concretamente un cammino verso una cultura della carità.
«Se autentiche carità e cultura etimologicamente e semanticamente, diventano nella sostanza identiche, conducono allo stesso orizzonte. La cultura si fa carità e la carità si fa cultura. Carità è cultura, dunque. La condizione imprescindibile è però l’autenticità, la fedeltà al mandato, avere cura, avere caro Tenerezza e misericordia. Carità».
Calato il sipario sul 41 convegno delle Caritas diocesane si rientra a casa felici delle esperienze vissute, della preghiera, delle relazioni, con tanti pensieri e con un rinnovato desiderio di testimoniare la carità, di adoperarsi per divenire “artisti della carità” capaci di produrre cambiamenti positivi per il perseguimento della giustizia sociale, del bene comune e della pace.

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