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In tanti anni di rivendicazione di uguaglianza probabilmente si è persa di vista la bellezza della diversità tra gli individui nella coppia

Uomini e donne, identità a rischio

di Redazione Web 09/04/2019

di Giusy Zinnarello - Negli ultimi decenni abbiamo assistito a notevoli mutamenti nella relazione uomo– donna: la condizione della donna è molto cambiata, ma questa liberazione sul piano dell’agire sembra non aver risolto i suoi problemi profondi. Credendo di doversi liberare dal dominio dell’uomo, ha assunto schemi maschili a scapito della propria femminilità, contraddicendo la sua natura profonda. La donna continua tuttora una certa ricerca della propria identità, ma nello stesso tempo assistiamo oggi ad una crisi più profonda dell’identità maschile. Di fronte ad una donna cambiata, l’uomo non può più usare i vecchi schemi di riferimento e ne nasce uno smarrimento generale che si riflette soprattutto nel rapporto di coppia. Possiamo affermare che sia per gli uomini sia per le donne mancano dei punti di riferimento credibili nella ricerca di nuovi modelli di identità.

In ogni caso va preso atto che, rivoluzionando la percezione dell’identità femminile, le donne hanno contribuito a mettere in crisi quella maschile. Si assiste infatti ad una crescente presenza di identità maschili disturbate: aumento della violenza, crescita della domanda maschile di prostituzione, tendenza a gestire in maniera autarchica la sessualità e la procreazione (facendo a meno dell’altro genere).

Mentre la donna da tempo sta riflettendo su di sé e sulla sua identità, ci si domanda come si è potuto andare avanti così tanto senza interrogarsi sull’identità maschile. Si avverte di conseguenza uno squilibrio di crescita causato dalla mancata presa di coscienza maschile delle dinamiche relazionali. Prendere atto di una differenza irriducibile vuol dire accettare che tra uomo e donna c’è una distanza che deve rimanere tale. Infatti il concetto di uguaglianza presupponeva che le donne si facessero uguali a qualcosa di già prestabilito. Comincia invece ad affermarsi l’idea che l’uguaglianza si possa pensare tra due poli che non si possono ricondurre ad uno solo di essi. «Pensare la differenza» non vuol dire rinunciare alla parità, né tornare a ruoli e funzioni rigidi e separati. Nel caso della donna infatti le componenti sessuali hanno inciso pesantemente sulla sua condizione, facendone quasi una proprietà esclusiva da parte di un uomo e imponendole una sorta di ambito obbligato di realizzazione di sé. La conflittualità uomo–donna nasce proprio dall’individuazione della femminilità sul piano della sola «funzione », ricondotta al suo corpo di fecondità, sempre e comunque interpretata «in funzione» del maschio. Malgrado alcuni passi fatti, sembra continuare a persistere il rischio di una riduzione della donna alla sua corporeità disgiunta dalla sua dignità di persona.

Accogliere la differenza allora significa impegnarsi in un’opera di reintegrazione dell’umano: la coppia degli sposi all’interno della famiglia ha questa grande missione. Per migliorare la relazione tra i sessi è necessario possedere una comprensione delle nostre differenze che potenzi la stima di sé e la dignità personale ispirando al tempo stesso fiducia reciproca, senso di responsabilità, voglia di cooperazione e amore.

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