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Oggi la sala ''Nicola Calipari'' ospiterà la seconda edizione del simposio «Cerco il lavoro che mi invento» voluto dall’arcidiocesi di Reggio-Bova

La «sfida comunitaria» del lavoro in Calabria

di Redazione Web 11/04/2019

di Luciano Arillotta - Dare credito alle tante voci che ci dicono che qui, da noi, non c’è niente da fare, non è poi così difficile, anche per il ripetersi di queste voci, per la loro insistenza, per la forza con cui questo concetto assurge a pensiero logico e ultimo, eppure forse le cose non stanno proprio così, o quantomeno, non solo così. Oggi, 11 aprile, ospitato nelle sale di Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale, a Reggio Calabria, si terrà il secondo seminario dal titolo “Cerco il Lavoro che mi invento”. Questa occasione, voluta fortemente dall’arcivescovo di Reggio Calabria–Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, si pone lo scopo di narrare, ai giovani della nostra Città, di una terra viva, piena di opportunità, di una terra forte.

Di una terra che è pronta per accettare lo sforzo di chi desidera realizzare il proprio sogno o, per dirla con le parole di papa Francesco nell’esortazione apostolica post–sinodale “Christus vivit”: «Un ragazzo e una ragazza che vuole volare con i piedi, che si affaccia sul mondo e guarda l’orizzonte con occhi colmi di speranza, pieni di futuro e anche di illusioni». L’impegno sarà proprio riuscire a parlare di questo ai giovani che parteciperanno. Durante i lavori si avvicenderanno diverse esperienze, animate tutte dal profondo desiderio di esserci, per restare, di guardare con occhi nuovi, per potere pregustare il “bello”, spaziando dalla consapevolezza che la legalità promuove il lavoro, a come la realizzazione della persona passi per il lavoro, alle nuove tecnologie, alle occasioni concrete possibili.

Alcuni giovani imprenditori, poi, animeranno con i ragazzi dei laboratori di discussione e confronto sui diversi settori (agro–alimentare, turismo, innovazione tecnologica, servizi alle imprese) che, proprio oggi, fanno della nostra terra una fucina di idee e azioni concrete che la stanno spingendo verso una crescita economica veramente straordinaria. Le conclusioni saranno affidate al “dopo”, a come sia possibile realizzare quanto ogni giovane saprà immaginare per sé, o magari con qualche amico di cui conosce le capacità e che quel giorno non sarà presente, a cui raccontare le cose che ha fatto, le cose che ha ascoltato.

La diocesi, da tempo, con i suoi uffici di Pastorale, si prende cura di tanti giovani, accompagnandoli lungo percorsi di senso, alla ricerca e alla definizione dei propri sogni, che con coraggio portano avanti, avendo deciso che la strada della propria dignità passi per un lavoro onesto, che sia mio. Gli animatori del Progetto Policoro e, in questo momento anche del Progetto Escogita, sostengono la voglia di impresa di chi, con una buona idea nella testa, desidera incamminarsi verso un futuro che sappia, ogni giorno di più, di fresco e di bello.

Con il progetto Bene 2.0, l’Istituto Diocesano Sostentamento Clero mette a disposizione i propri terreni perché il «bene» donato diventi «bene» per quelli che avessero voglia di realizzare aziende nel settore agro–alimentare, offrendo il supporto di filiere sociali, ambientali, economiche che coinvolgono associazioni di settore. Alla fine dei conti, la parte più difficile da sradicare, quella che si trova più in profondità è quella vocina che continua a dirci: «Qui non c’è niente da fare». Qualcosa da fare però, c’è, basta fare una scelta, tra chi ci vuole togliere la speranza continuando a ripetere frasi ormai fatte per non sapere spiegare come mai questo possa succedere, e chi ci apre nuove prospettive indicando strade possibili, offrendo la propria compagnia e il proprio desiderio di far rivivere questa terra. Quello che succederà “dopo” sarà quello che ognuno di noi avrà scelto.

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