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Presentato il rapporto sull’accoglienza. Più di 900 nuovi utenti a Palermo con una crescita dell’80% allo sportello lavoro

Centro Astalli, meno inclusione più disagio sociale

Oltre la metà delle persone che si sono rivolte all’ambulatorio non risultava iscritto al Servizio sanitario nazionale

di Redazione Web 12/04/2019

Più precarietà, disagio sociale ed emarginazione a causa degli ostacoli burocratici seguiti all’abolizione della protezione umanitaria prevista dal decreto sicurezza. Nei sette centri di accoglienza del Centro Astalli è stato riscontrato l’aumento dei migranti e richiedenti asilo in condizione di seria difficoltà: più di 900 nuovi utenti a Palermo, con una crescita dell’80% allo sportello lavoro; più 35% di persone sostenute a Roma dal servizio di accompagnamento all’autonomia e 4.000 che fruiscono ogni anno della mensa; 1.018 persone ospitate complessivamente in Italia, di cui 375 a Roma.

Oltre la metà delle persone che si sono rivolte all’ambulatorio non risultava iscritto al Servizio sanitario nazionale, un segnale di quanto sia complicato riuscire ad ottenere la residenza o il permesso di soggiorno. È una fotografia aggiornata di cosa sta cambiando in Italia negli ultimi anni, a causa di politiche più restrittive sull’immigrazione, quella fornita dal Rapporto annuale 2019 del Centro Astalli, presentato a Roma. Oltre al resoconto delle attività vi sono statistiche e commenti utili per capire cosa sta succedendo nel nostro Paese, con il calo degli sbarchi dell’80% rispetto al 2017 e l’85% dei migranti soccorsi in mare riportati nei centri di detenzione in Libia. Nel 2018 sono stati 25.000 gli utenti, di cui 12.000 a Roma. 54.417 i pasti distribuiti. Presente all’incontro anche il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia–Città della Pieve e presidente della Cei.

Dove sono quelli che non arrivano? «Il calo drastico degli arrivi non può e non deve essere considerato una buona notizia – sottolinea il Centro Astalli –. I primi esclusi dalla protezione sono i rifugiati che non riescono più a raggiungere il nostro Paese e l’Europa. L’aver bloccato ogni azione di soccorso e ricerca in mare da parte di governi, Unione europea e ong non ha risolto il problema della mancanza di vie legali di accesso alla protezione: rende solo meno visibili le sue tragiche conseguenze».

Vittime di violenze nei centri in Libia. Nel centro SaMiFo, il servizio che il Centro Astalli dedica alle vittime di violenze, anche quest’anno i migranti hanno raccontato ciò che hanno subito nei centri libici: «torturate con bastoni, sigarette o scosse elettriche mentre erano al telefono con i familiari, a scopo di estorcere loro denaro, ma anche di percosse indiscriminate a scopo punitivo o intimidatorio, per esempio per prevenire proteste per le condizioni di prigionia e per i lavori forzati a cui sono state costrette». Da un lavoro di monitoraggio alle frontiere esterne dell’Unione europea sono emerse inoltre «molte situazioni di respingimenti, anche violenti, e di mancato rispetto dei diritti e delle dignità delle persone».

«Gli sforzi per impedire l’accesso dei rifugiati al territorio riguardano tutti gli Stati d’Europa». Si lavora in silenzio e si sperimentano nuove soluzioni. In un contesto divenuto ostile il lavoro degli operatori e dei volontari diventa spesso impari. Le risposte date finora per costruire integrazione perdono efficacia: «I primi frutti di una politica meno inclusiva sono già visibili».

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