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Presentato al Salone dei Lampadari l’Accordo operativo “Le Regole del Gioco”

In Oratorio i ragazzi della Comunità Ministeriale sono atleti ed arbitri

Falcomatà: «Passo significativo lungo il cammino del recupero della legalità»

di Stefania Laganà 17/02/2016

Camminando, uno accanto all’altro. Le agenzie educative ed i giovani: così nasce il progetto “Le Regole del Gioco” promosso di concerto dalla Comunità Ministeriale per Minori, il Centro Sportivo Italiano ed il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Reggio Calabria è lo spin off, l’Accordo operativo, del più amplio Protocollo di Intesa siglato su scala nazionale dal Dipartimento Giustizia Minorile ed il CSI. Istituzioni, ma soprattutto uomini e donne che oltre hanno riconosciuto l’uno l’altro la capacità di accogliere e custodire i ragazzi in percorsi di legalità, così lo Sport diventa un vettore di crescita per ciascuno. « Il tema della legalità e della sinergia tra attori istituzionali e sociali, - spiega il Sindaco Giuseppe Falcomatà - capaci di assumere su di se’ la responsabilità della “presa in carico” delle persone provenienti dai circuiti penali, per favorirne il reinserimento nella società, è un obiettivo primario di questa Amministrazione. La sottoscrizione di un Accordo operativo che parte dai minori è per noi un passo significativo lungo il cammino del recupero della legalità, che proprio a partire dai più giovani può davvero condurre a significativi cambiamenti di vita. Del resto, lo  sport – il gioco -  è da sempre uno straordinario strumento educativo e di integrazione sociale ». Un pallone, una squadra, un campo da calcio: questo sarà il proscenio naturale in cui dei giovani sottoposti a diversi provvedimenti giudiziari si giocheranno una partita molto importante quella dell’integrazione sociale. Lo faranno, fianco a fianco, in una Parrocchia, quella di Santa Maria del Lume nel quartiere Pellaro, dove assieme all’Associazione “Diego Suraci” disputeranno le gare dell’Oratorio Cup. « Ciò che ci entusiasma di questo percorso-progetto è la naturale propensione del CSI ad essere strumento sociale. Lo andiamo dicendo da anni: lo Sport o è sociale o non è Sport; - sottolinea Paolo Cicciù, presidente provinciale del CSI -  c’è bisogno di una svolta culturale tangibile che vada oltre il profitto e guardi alla crescita sana dei nostri giovani. Molto importante è che tale progetto abbia delle ricadute immediate: un oratorio della nostra città, quello di Pellaro intitolato all’amico ed esempio Diego Suraci, sarà questo laboratorio di integrazione sociale, senza particolari costrutti ideologici, ma mettendosi in gioco senza pregiudizi ». Ma non solo campo: tanti i momenti di riflessione e condivisione sempre attraverso lo Sport; alla base di tale percorso vi è la ferma convinzione che l’attività sportiva è un caleidoscopio di regole da rispettare, una grande prova di maturità per i ragazzi della Comunità Ministeriale, ma anche per tutti coloro i quali, tra pari, incroceranno la loro strada. Un’ulteriore occasione di crescita sarà data dalla possibilità del corso per arbitri a cui ragazzi potranno partecipare per testare molte doti essenziali per un direttore di gara, quali l’autocontrollo, il rispetto dell’autorità e il far rispettare le regole senza sconti o privilegi. «I dati relativi al preoccupante aumento della criminalità minorile cristallizzati nell’ultima relazione sull’amministrazione della giustizia nel distretto della nostra Corte d’Appello, impongono un’analisi ed una capacità d’intervento immediati. “Le regole del gioco” - conclude Agostino Siviglia, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale - va proprio in questa direzione: prevenire e reinserire attraverso l’educazione alla legalità ed alla sana vita di relazione. E’ solo il primo passo, ma un passo decisivo, perché disvela l’importanza cruciale di “intervenire per tempo”, perché i più giovani anche quando sbagliano nutrono dentro di se’ una sana gioia di vita che va alimentata, confortata, accompagnata affinché ad essa possano tornare ad attingere quando la vita li costringerà ancora a scegliere cosa fare e chi voler essere».

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