accedi | registrati | 17-11-2019

Il sacerdote, fondatore di Attendiamoci Onlus, capovolge il principio dell’apprendimento

Don Valerio Chiovaro: «Studiare è un fatto di cuore»

di Valerio Chiovaro 18/04/2019

«Apprendere lungo la via, spunti per una vita serena», questo il libro che ho scritto qualche anno fa. Il perché? La convinzione maturata in quindici anni di insegnamento universitario che una metodologia dello studio è finalizzata ad una vita serena. Tutto parte da una domanda: perché studiare? Tanti si fermano all’interrogativo sul come farlo. Il perché viene prima ed è legato al per chi, al chi studia. La risposta a tale interrogativo esige la definizione di uno schema antropologico. Chi è l’uomo che studia? Chi sono io e chi voglio diventare? Lo studio è un mezzo, un processo profondamente umano e umanizzante. Quale uomo studia? Focalizzare la domanda di senso è cominciare a dare risposte sensate. Per questo, più che una tecnica per apprendere, lo studio esige una risposta alla propria vocazione, per liberare la persona che autenticamente siamo. E questo per i giovani è di fondamentale importanza. Non si studia per guadagnare successo, soldi e potere, per arrivare primo nella vita in competizione. Si studia per diventare, per diventare sé stessi, la parte migliore di ciò che siamo, in altre parole per essere felici. Proprio perché lo studio afferisce alla dimensione volitiva, è mosso dalla «energia degli affetti».

Per studiare bene bisogna amare bene, avere affetti ordinati. Lo studio innamora, e l’amore ne mitiga la fatica. E quando c’è in circolo l’amore si attiva la dimensione spirituale. Chiarito il chi e il perché dello studio si può passare al come. E qui l’approccio neurologico, cioè la conoscenza del funzionamento del cervello, rimane il punto di partenza focale. Per troppi anni ci hanno “insegnato” a studiare senza insegnarci “ad usare” il cervello. Si impara per neuroassociazioni, quindi prendendo il cervello “ dal suo verso”. A volte, un certo modo di studiare, diventa noioso, infruttuoso, proprio perché lotta contro il funzionamento del cervello.

E il cervello, da organo pigro quale è, esige tempi ed energie. Per questo studiare è anche saper gestire il tempo, è fare una vita ordinata, compreso per ciò che riguarda la alimentazione e la rinuncia all’uso di sostanze nocive. Insomma, studiare, come ogni cosa importante, non è cosa banale. Spesso ci si muove in una giungla di “fai da te”, o di improvvisazioni metodologiche che fanno perdere tanto tempo e soprattutto che sciupano passione. Proprio per queste difficoltà, da anni, come pastorale universitaria e Attendiamoci, proponiamo un corso residenziale di metodologia dell’apprendimento che, partendo dalle domande di senso e arrivando ai metodi più spiccioli, attraverso la vita comunitaria, aiuta i giovani a riflettere sulla propria vocazione intellettuale. Speriamo che le prossime edizioni siano un po’ più sfruttate soprattutto dalle nostre parrocchie. In fondo si parla della vita “reale” dei nostri ragazzi.

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