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San Giorgio il Megalomartire, protettore di Reggio Calabria, è una figura a metà tra storia e leggenda

Il cavaliere dei Santi, il Santo dei cavalieri

Il «soldato di Cristo» è il simbolo della vittoria del bene sul male

di Redazione Web 23/04/2019

Sono milioni le persone che, nelle varie lingue, ne portano il nome, sono tantissime le chiese a lui dedicate, innumerevoli le persone che lo invocano o che comunque lo considerano patrono: come, per esempio, i militari, i cavalieri, gli schermidori, gli alabardieri, i Giovani Esploratori, gli Scout, i contadini e persino i mariti in difficoltà. Può essere invocato inoltre dagli ammalati di lebbra, di peste o di malattie veneree. Anche se non è molto studiato nella agiografia, in compenso è presentissimo nella iconografia.

Sotto questo aspetto San Giorgio ha pochi eguali, escludendo naturalmente il Cristo, Maria di Nazaret e i principali Apostoli. Scrive il famoso apologeta Alban Butler, nella sua voluminosa «Vita dei Santi», che, data la popolarità e l’argomento principe della leggenda (uccisione del drago), non sorprende che Giorgio compaia molto frequentemente in varie forme d’arte. La più antica rappresentazione conosciuta è un affresco del VI secolo in Egitto, ora andato perduto. Una statua del Santo si trova sulla facciata della cattedrale di Chartres ed un’altra, molto bella, ad opera di Donatello, si può ammirare nel Bargello di Firenze: questa lo rappresenta come un giovane soldato armato, e sulla base è incisa la battaglia contro il drago.

C’è anche un famoso dipinto, opera di Paolo Uccello, conservato nella National Gallery di Londra: questo contiene un enorme drago con ali molto ampie e una fanciulla mentre Giorgio è rappresentato come un guerriero giovane: due elementi (soldato e giovinezza) molto comuni nelle rappresentazioni artistiche (così anche nel quadro di Andrea Mantegna all’Accademia di Venezia). Ad opera dello stesso artista ne esiste un atro conservato al Louvre di Parigi dal titolo La Madonna della Vittoria con i Santi Giorgio e Michele. Di nuovo in coppia con San Michele, Giorgio compare anche in un dipinto del grande Raffaello, anch’esso nel Museo parigino. Una seconda opera dell’urbinate si può ammirare alla National Gallery di Washington: qui San Giorgio viene rappresentato mentre uccide il dragone, soggetto questo sviluppato anche da un dipinto di Rubens conservato al Prado di Madrid. Infine nell’Abbazia di Westminster (Londra) nella grata della cappella di Enrico VII, il santo viene raffigurato con l’armatura completa e con l’immancabile drago naturalmente vinto e ai suoi piedi. Ma c’è anche da ricordare un ruolo politico e militare di San Giorgio.

Nella Leggenda Aurea si narra anche che i crociati nel 1099, giunti davanti a Gerusalemme, «ebbero una visione di San Giorgio vestito di una bianca armatura, che impugnava una croce rossa e faceva loro cenno perché lo seguissero e conquistassero la città. Essi allora si fecero coraggio, presero la città e sconfissero i saraceni» musulmani. Il Santo poi è stato preso come patrono non solo dai Crociati, ma anche dopo di loro, dagli eserciti schierati in difesa dell’ortodossia cattolica. Carlo V infatti, nel secolo XVI, lanciò il suo esercito contro i principi protestanti riuniti contro di lui al grido: «San Giorgio». È patrono di singole città come Genova, Venezia, Reggio Calabria e anche protettore di varie nazioni come l’Inghilterra (Riccardo Cuor di Leone), il Portogallo, la Svezia, l’Ungheria, la Grecia, la Catalogna, la Georgia. Il suo culto si diffuse anche in Russia e in Etiopia.

L’episodio dell’uccisione del drago viene considerato da Jean Darche nella sua grande Vita di San Giorgio come provato storicamente, mentre in genere si parla di pura leggenda (ma con un grande valore simbolico). Sono invece molti gli studiosi che addirittura dubitano della sua esistenza storica, argomentando che nell’alone leggendario che circonda la sua figura potrebbero essere confluiti tratti, notizie, caratteristiche relativi ad altri santi venerati nel mondo bizantino come Teodoro Tirone e Teodoro Strafilate: ambedue soldati e associati al tema del drago da sconfiggere. Un ruolo grande quindi è stato giocato dalla fantasia e dalla volontà di arricchire il santo in questione. Da un punto di vista storico sembra che si possa affermare soltanto che Giorgio fu un soldato o un ufficiale dell’esercito romano, proveniente dalla Cappadocia, e che fu convertito al cristianesimo dalla madre. Affrontò con fermezza il martirio (verso il 303, poco prima quindi dell’Editto di Costantino del 313 che dava libertà al Cristianesimo), sotto l’imperatore romano Diocleziano a Lidda, (l’attuale Lod, in Israele) per avere invocato giustizia per i Cristiani perseguitati e perché lui stesso si era coraggiosamente dichiarato seguace della stessa fede. Narra la Legenda che durante una delle sue trasferte di lavoro, come soldato, arrivò a Silene, in Libia. Qui in un lago viveva un terribile drago, che era il terrore della città, perché con il suo soffio avvelenava la popolazione. Per pacificare il suo furore, gli abitanti decisero di offrirgli ogni giorno due pecore. Ma quando questi umili animali cominciarono a scarseggiare, si sacrificò al mostro una pecora ed una creatura umana, un fanciullo o una fanciulla, tirati a sorte.

Proprio il giorno dell’arrivo nella città del soldato Giorgio, la sorte aveva designato come vittima sacrificale la figlia del re. Questi voleva rifiutare la malasorte, ma il popolo (che aveva perso i propri figli e figlie) lo costrinse ad accettare. Il re, così racconta la Legenda, pianse per il dolore gridando: «Oh, se fossi morto prima di vedere questo orribile giorno». La giovinetta cadde ai piedi del padre, per riceverne la benedizione, poi, uscendo dalla città, si incamminò verso il lago in cui stava il mostro. San Giorgio la vide, in pianto, e le chiese che cosa avesse. La fanciulla rispose: «Buon giovane, sbrigati a salir di nuovo in groppa al tuo cavallo, e fuggi per non morire come dovrò morire io». San Giorgio insistette: «Non temere. Ma dimmi: perché piangi così, sotto gli occhi di questa folla che sta in piedi sulle mura?». Allora la fanciulla gli raccontò tutto: «Non temere – le rispose San Giorgio – in nome di Cristo io ti porterò aiuto». Mentre essi parlavano, il drago tirò fuori la testa dal lago. San Giorgio montò in sella, si fece il segno della croce, brandì la lancia ed inferse al mostro una ferita che lo abbatté al suolo e disse alla fanciulla: «Non temere, avvolgi la tua cintura attorno al collo del drago». La fanciulla obbedì, il dragone si rialzò e prese a seguirla come un cagnolino al guinzaglio. Vedendolo venire verso di loro, i cittadini, spaventati, fuggirono di corsa. San Giorgio li richiamò: «Non temete, perché il Signore mi ha permesso di liberarvi da questo mostro. Credete, ricevete il battesimo ed io ucciderò il vostro persecutore». Il re ed il popolo prontamente accettarono la proposta e così uccise il drago.

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