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Quella cristiana è la religione della libertà da sé stessi, idea che si discosta totalmente da quella postmoderna

La libertà è «radicale» per ogni vero cristiano

di Redazione Web 28/04/2019

Scegliere «questo o quello». È questo il concetto riduzionista di libertà che si è andato progressivamente affermando nella cultura dominante nel corso dell’ultimo secolo. «Questo o quello» – da leggersi come bene e male – spesso privato della profonda differenza che esiste tra tali «opzioni fondamentali». Un concetto che riduce, e quasi azzera la facoltà dell’uomo di essere realmente libero. Un’idea che stride con la concezione – «paradossale» e provocatoria come tutte le verità di fede – espressa nel catechismo della Chiesa cattolica. Una libertà, quella del cristiano, che non è quella di scegliere tra bene e male né è coartata dal legalismo che costringe l’uomo tra i cavilli delle norme religiose ma è libera risposta d’amore a un Dio che si propone come «fratello» e «amico». «Dio – recita il capitolo del catechismo dedicato al tema della libertà – ha creato l’uomo ragionevole conferendogli la dignità di una persona dotata dell’iniziativa e della padronanza dei suoi atti. “Dio volle, infatti, lasciare l’uomo “in balia del suo proprio volere” (Sir 15,14) perché così esso cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, con l’adesione a lui, alla piena e beata perfezione. L’uomo è dotato di ragione, e in questo è simile a Dio, creato libero nel suo arbitrio e potere». Ma con la libertà viene la responsabilità di scelte che incidono sulla realtà: «Grazie al libero arbitrio – si legge nel catechismo – ciascuno dispone di sé. La libertà è nell’uomo una forza di crescita e di maturazione nella verità e nella bontà. La libertà raggiunge la sua perfezione quando è ordinata a Dio, nostra beatitudine. Finché non si è definitivamente fissata nel suo bene ultimo che è Dio, la libertà implica la possibilità di scegliere tra il bene e il male, e conseguentemente quella di avanzare nel cammino di perfezione oppure di venire meno e di peccare». Pertanto S «quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. Non c’è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato. Quella cristiana, infatti, è la religione della libertà, dove questa parola è intesa nel proprio senso più alto: «La libertà – si legge nel testo catechetico – si esercita nei rapporti tra gli esseri umani. Ogni persona umana, creata ad immagine di Dio, ha il diritto naturale di essere riconosciuta come un essere libero e responsabile. Tutti hanno verso ciascuno il dovere di questo rispetto. Il diritto all’esercizio della libertà è un’esigenza inseparabile dalla dignità della persona umana, particolarmente in campo morale e religioso. Tale diritto deve essere civilmente riconosciuto e tutelato nei limiti del bene comune e dell’ordine pubblico». Tuttavia, non bisogna mai scordare che «la libertà dell’uomo è finita e fallibile. Di fatto, l’uomo ha sbagliato. Liberamente ha peccato. Rifiutando il disegno d’amore di Dio, si è ingannato da sé; è divenuto schiavo del peccato. Questa prima alienazione ne ha generate molte altre. La storia dell’umanità, a partire dalle origini, sta a testimoniare le sventure e le oppressioni nate dal cuore dell’uomo, in conseguenza di un cattivo uso della libertà». «L’esercizio della libertà – conclude il catechismo – non implica il diritto di dire e di fare qualsiasi cosa. È falso pretendere che l’uomo, soggetto della libertà, sia un “individuo sufficiente a sè stesso ed avente come fine il soddisfacimento del proprio interesse nel godimento dei beni terrestri”. Peraltro, le condizioni d’ordine economico e sociale, politico e culturale richieste per un retto esercizio della libertà troppo spesso sono misconosciute e violate. Allontanandosi dalla legge morale, l’uomo attenta alla propria libertà, si fa schiavo di sè stesso, spezza la fraternità coi suoi simili e si ribella contro la volontà divina».

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