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L'Ordinario militare per l'Italia ha indirizzato il suo messaggio ai fedeli per la Santa Pasqua

Monsignor Marcianò: «Guardare alla Comunità da ricostruire»

di Redazione Web 21/04/2019

di Santo Marciano * - Nel lungo Giorno di Pasqua, sentiremo ripetere spesso l’invito di Paolo: «Cercate le cose di lassù»!
Lo sentiremo alle prime luci dell’alba quando, come le donne del Vangelo (cfr. Mc 16,2, Lc 24,1) andremo a cercare Lui nel Sepolcro vuoto, disperandoci perché troviamo vuota persino la Tomba.
Quante volte la nostra anima è vuota e il dolore che la abita sembra negare la possibilità della Risurrezione! Tutto appare finito, impossibile. Eppure, è proprio il vuoto della tomba, il vuoto dell’anima ad essere nostalgia di una Presenza. «Cristo vive!», ha gridato in questi giorni il Papa ai giovani, anche a voi, giovani militari. Non cercatelo tra le cose morte e che danno morte.
Lo sentiremo di giorno, come Pietro e gli apostoli (cfr. Gv 21,1-19), dopo una pesca fallimentare.
Quante volte incontriamo difficoltà sul lavoro! Quante volte voi, uomini e donne delle Forze Armate, professionisti competenti e appassionati, vi sentite sopraffatti dalla violenza inaudita contro cui siete chiamati a lottare, dalle guerre che non cessano, da una cultura della prevaricazione e della vendetta, dell’illegalità e dell’ingiustizia; forse anche da ostacoli e incomprensioni che incontrate, nonostante la vostra dedizione fino al dono della vita. Sopraffatti da morti di vostri colleghi in servizio, morti che non dovrebbero accadere: morti che, però, profumano di Pasqua, perché scrivono le pagine limpide dell’amore sulle righe storte dell’odio.
Lo sentiremo nella sera quando, come ai discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-53), si farà vicino un viandante che forse i nostri occhi saranno delusi di vedere, perché era un altro volto che volevamo.
Quante volte le relazioni fallite ci fanno ripiegare su noi stessi, impedendoci uno sguardo aperto all’altro! Eppure, il volto che noi cerchiamo spesso è proprio in coloro che, da militari, siamo chiamati a servire, aiutare, difendere. L’altro, il povero che chiede aiuto, ricostruisce in noi la carità e ci fa crescere nell’amore che cura anche le ferite di rapporti familiari, amicali, fraterni…
Lo sentiremo nel tempo infinito, il tempo della Chiesa, il tempo della comunità: come gli apostoli in attesa dello Spirito Santo (cfr. At 2,1-4), è lì che potremo trovare il Signore Risorto.
Quante volte siamo scoraggiati dai problemi delle nostre comunità: caserme, scuole, unità operative…. anche comunità ecclesiali! A volte, attoniti, le vediamo crollare, come in questi giorni le guglie di Notre Dame, e ci sentiamo addolorati e impotenti. Eppure, la grandezza della comunità umana e della Chiesa di Cristo non è nelle sue guglie. L’opera dell’uomo, meravigliosa, è sempre da costruire, contemplare, ricostruire, ma le cose di lassù sono altre.
«Cercate le cose di lassù»! Bisogna guardare più in alto delle guglie crollate! Bisogna guardare ai nostri vuoti e fallimenti, ma anche alle relazioni autentiche che ci responsabilizzano e alle mani tese di chi chiede il nostro aiuto. E bisogna guardare alla comunità da costruire e ricostruire, alla Chiesa, per camminare insieme, vincendo con l’amore la tentazione dell’individualismo e dell’autoreferenzialità.
Sì, più in alto: guardare il Risorto, vivente sulla terra, presente in ogni singolo uomo, per cercare «l’altezza» divina e la scintilla di eternità che solo nella vita umana, in ogni vita, si può trovare.
Cercatela, cerchiamola: sarà promessa di Cielo e profumo di Resurrezione! Buona Pasqua a voi e ai vostri cari.
 
* Ordinario militare per l'Italia

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