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Il Prefetto dirigerà il Dipartimento nazionale che si occupa di libertà negate e migranti

Di Bari saluta Reggio: «Democrazia, unica strada contro i clan»

di Redazione Web 05/05/2019

di Michele Di Bari * - Nella storia monarchica e repubblicana il prefetto è stato costantemente strattonato ora da una parte allorquando lo stato centrale assorbiva le funzioni dei comuni ora dall’altra parte quando gli enti territoriali rivendicavano ed ottenevano un’ampia autonomia con l’eli - minazione dei controlli amministrativi, residuando in capo al rappresentante del governo, il controllo sugli organi. Ma, nondimeno, il suo ruolo di terzietà rispetto alle dinamiche politiche si è nel tempo affievolito. E ciò non è avvenuto per caso, ma per aver meritato la fiducia dei cittadini, affiancandoli e diventando un loro naturale interlocutore istituzionale, cui poter legare le proprie istanze al governo nazionale ed agli enti territoriali . In tal modo, le funzioni prefettizie si sono dispiegate per affrontare le più disparate esigenze delle comunità dal nord al sud del Paese, coniugando legalità e sicurezza, diritti e libertà civili. È vero, il prefetto è stato spesso accompagnato sulle montagne russe perché fossero erose le sue attribuzioni oppure perché fosse addirittura abrogato come proponeva nell’immediato secondo dopoguerra Luigi Einaudi con il celebre manifesto “Via i Prefetti”, ritenendoli incompatibili con il nuovo assetto costituzionale.

Il sistema prefettorale, come definito dal prefetto Carlo Mosca, non si è rassegnato, né si è fatto travolgere dalle momentanee e fugaci novità, ma con il convinto spirito di leale collaborazione ha saputo interpretare e farsi carico delle molteplici esigenze delle popolazioni, trasformandole in legittimi diritti, cui poter fornire risposte. Non è bastato l’ex presidente della Repubblica, né le riforme che hanno cambiato il volto del Paese con il trasferimento alle regioni a statuto ordinario di alcune fondamentali funzioni statali a far venire meno il ruolo del prefetto. A ben guardare, l'attacco alla sua funzione ordinamentale non era, infatti, diretto all'istituto prefettizio, ma al fatto che, riflettendo la struttura accentrata dello Stato, potesse porsi come ostacolo all'attuazione del regionalismo ed alle politiche autonomistiche. Ma una volta che l'istituto, nella prima e nella seconda stagione regionalistica, fu ridefinito all'interno del disegno organizzativo e funzionale dello Stato delle autonomie, vennero meno le ragioni che sospingevano verso la sua abolizione. Peraltro, alcuni interventi normativi, intervenuti tra la fine degli anni '90 e gli inizi del nuovo secolo, hanno attribuito al prefetto la funzione di raccordo, di interazione e di collaborazione con il sistema delle autonomie, intesa ad assicurare agli enti locali gli strumenti di garanzia delle proprie attribuzioni non solo nei confronti dello Stato, ma finanche nei confronti degli enti territoriali di pari livello, oltre che nei confronti degli enti territoriali di diverso livello.
 

Da rappresentante del governo nella provincia, il prefetto è altresì garante delle prerogative delle autonomie territoriali, rispetto alle quali si pone come centro e motore di aggregazione e di dialogo. Un ruolo rafforzato nella Conferenza permanente, nella quale si salda la funzione di raccordo istituzionale tra i vari livelli territoriali di governo, diventando un "mediatore territoriale", chiamato a dare impulso all'azione sinergica degli enti locali al fine di sostenere i servizi pubblici per imprese e cittadini. Non può quindi esserci alcuna contrapposizione tra sindaci e prefetti, come si è recentemente letto sulla stampa, per l’adozione dei provvedimenti in materia anti degrado nelle Città. Anzi, aver rimarcato che il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica resta un irrinunciabile baluardo per le possibili intese assunte collegialmente per il bene delle Città non può che rafforzare i distinti ruoli e profili del prefetto e del sindaco. Allora non si può non chiedersi da dove provenga questo dibattito spesso duro e acceso che assertivamente vorrebbe dimostrare la lesione di principi costituzionali per stigmatizzare che l’amministrazione delle Città spetta a chi è eletto e non a chi è nominato.
 
È indubbio che, al di là delle specifiche posizioni, il dibattito risente di una insufficiente conoscenza, soprattutto della figura del prefetto nella sua quotidianità tra riunioni ed incontri per mediare, stemperare, unire pur di individuare le migliori soluzioni possibili. Vale la pena dunque evidenziare che il prefetto spesso entra nelle cronache per l’adozione di interdittive antimafia o per le proposte di scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose, provocando diffuse incomprensioni perché ritenute misure non condivisibili.
 
In proposito, però, non si può non sottolineare che la democrazia è pedissequo rispetto delle leggi e dei provvedimenti giurisdizionali. Questa è l’unica strada per contrastare efficacemente l’illegalità, unitamente alla capacità di valorizzare le risorse esistenti per creare occupazione, soprattutto giovanile ed evitare lo spopolamento dei piccoli comuni. I prefetti avvertono il peso di una responsabilità che proficuamente viene condivisa nelle materie dell’ordine e della sicurezza pubblica con i magistrati, le forze di polizia ed i sindaci che testimoniano sensibilità ed attaccamento ai loro territori. Ernest Hemingway diceva “dobbiamo abituarci all’idea che ai più importanti bivi della nostra vita non c’è segnaletica”. Un’espressione che si è rivelata per i prefetti, oltre che profetica, di stringente attualità poiché le tematiche che la quotidianità pone al cospetto dell’autorità governativa coinvolgono le famiglie, il lavoro, la protezione delle persone, la sicurezza degli abitati, il buon andamento delle pubbliche amministrazioni, le sane relazioni interistituzionali. E per ognuna di esse il prefetto si è rivelato l’indicazione più visibile per trovare la soluzione più adeguata. Un servizio alle comunità apprezzato e riconosciuto che lungi da qualsiasi contrapposizione con i sindaci, ne sostiene ed incoraggia, nella legalità e nelle rispettive e distinte attribuzioni, le loro azioni.

* già Prefetto di Reggio Calabria

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