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Ecco cosa affrontano ogni giorno le organizzazioni del Terzo settore

Squillaci: «La Calabria non è un posto per poveri»

di Francesco Creazzo 14/05/2019

Una riforma che stenta ad essere applicata, controlli sempre più stringenti e, in Calabria, pochi fondi. E mal distribuiti. Ecco cosa affrontano ogni giorno le organizzazioni del Terzo settore. Ne abbiamo parlato col presidente della Fict e vicepresidente di CsvNet Luciano Squillaci.

Il terzo settore sta affrontando un momento di grande rinnovamento. Quali sono le sensazioni a livello nazionale?
In questi ultimi anni è un po’ cambiata la percezione del terzo settore da parte degli ultimi governi e di quello attuale in particolare.

In che senso?
Nel senso che, dà un’immagine positiva del Terzo settore che storicamente è fortemente radicato sul territorio in favore dei più deboli, in questo momento riscontriamo maggiore difficoltà del governo a cogliere appieno le potenzialità delle nostre organizzazioni. C’è una sorta di diffidenza nell’operato del Terzo Settore.

In cosa si concretano queste diffidenze?
Si sta aumentando in maniera esponenziale il controllo burocratico sugli enti del terzo settore, costringendo di fatto molte piccole realtà a faticare enormemente die- tro a controlli che possono essere accettabili per imprese di alto livello ma non per piccole associazioni che rischiano di essere strozzate da questa mole di adempimenti burocratici.

C’è poca attenzione, sul tema delle povertà da parte di questo governo?
Possiamo dirlo. Si fa molta fatica ad intavolare una discussione su questi temi. Prendiamo il caso delle tossicodipendenze. Finalmente, dopo anni e anni, l’Italia ha un ministro per il contrasto alla droga. In realtà però del ministro Fontana non abbiamo notizie. Dopo una serie di sollecitazioni abbiamo ricevuto una convocazione da Salvini per mercoledì (scorso, ndr).

E in Calabria?
Siamo il fanalino di coda. Gli investimenti sulle politiche sociali sono ridicoli. La legge 328 del 2000 è tuttora disapplicata dopo quasi 20 anni dalla sua approvazione, una norma che altrove è applicata e funziona da oltre 15 anni.

Questo cosa comporta?
Per le persone che hanno bisogno di aiuto, i diritti che la nostra Costituzione garantisce, in Calabria sono “frenati” in maniera tripla o quadrupla rispetto al resto del Paese. I soldi sono pochi e vengono spesi male e in modo difforme sul territorio regionale. Noi continuiamo a spingere perché venga approvata la legge regionale attuativa della 328, ma c’è una scadenza: se entro il 30 giugno non si dovesse completare l’Iter, molte piccole realtà farebbero fatica a restare attive.

Cosa possono fare le associazioni del Terzo settore per sopravvivere?
Continuare a lottare. È terribile che sia così ma le organizzazioni lottano per restare a galla: pensate a chi entra in casa delle persone, a chi si occupa di situazioni delicatissime, di tragedie. Non solo hanno un lavoro difficilissimo da svolgere, ma devono preoccuparsi del proprio futuro da lì a una settimana. Se moltiplichiamo per tutte le associazioni che operano sul territorio, capiamo qual è il rischio concreto: la perdita di un pezzo fondamentale del tessuto sociale dovuta alla miopia che, negli ultimi 20 anni, ha caratterizzato le scelte della politica calabrese in questo settore.

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