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Nel continente, il 19% della popolazione si impegna per gli altri. Anche questo può contribuire alla coesione e all’identità comune

Europee, CsVnet ai candidati: «Dare priorità al volontariato»

di Redazione Web 13/05/2019

di Giuseppe Bognoni *  - Costruire legami comunitari. È anche questo il senso profondo dell’agire volontario, poiché la coesione sociale non è un dato storico esistente, bensì qualcosa da costruire socialmente. Ma l’appartenenza ad un territorio e ad una comunità, oltre a intessere legami forti, a volte, può costruire anche steccati. In questo senso, le prossime elezioni europee richiamano, in parte, alcuni interrogativi. Come sentirsi veramente cittadini europei senza rinunciare alla propria identità nazionale? E ancora, come sentirsi parte di una nazione senza rinchiudersi entro un proprio confine? In questo senso il volontariato può essere una risposta, perché i volontari incarnano pienamente quelli che sono i valori sui quali è fondata l’unione europea.
Per tale motivo il nostro coordinamento dei Centri di Servizio italiani (CsvNet) ha deciso di condividere e sostenere la campagna promossa dal Centro Europeo per il Volontariato (Cev) dal titolo “Vote volunteer vision” con la quale viene chiesto a tutti i candidati, indipendentemente dalle singole appartenenze, di sottoscriverne i contenuti e, se eletti, di impegnarsi a promuovere un intergruppo parlamentare sul volontariato che preveda anche il coinvolgimento di istituzioni, società civile e cittadini. In Europa il 19% della popolazione fa volontariato (dato Eurostat). È dunque anche a partire dal volontariato che si può rafforzare un’identità europea comunitaria. In questo senso, dunque, sarà necessario che il volontariato, a livello di Parlamento europeo, sia fattivamente sostenuto e rientri a pieno titolo nelle priorità della prossima programmazione europea 2021–2027. Diverse le proposte redatte nel documento. Tra esse, ovviamente quella di coordinare entro un unico quadro normativo le politiche di volontariato delle diverse istituzioni europee, nonché quella del sostegno per la creazione di un’infrastruttura organizzativa per il volontariato. Particolarmente interessanti, poi, tutte le istanze legate al riconoscimento delle conoscenze acquisite tramite il volontariato. È, infatti, di tutta evidenza come il volontariato, offrendo opportunità di apprendimento non formale e informale, promuova lo sviluppo di abilità e competenze che andrebbero opportunamente integrate nel sistema europeo di accumulazione dei crediti. Il volontariato crea capitale sociale, non v’è dubbio. Di quel capitale, però, che va oltre ogni frontiere e ogni nazionalismo per divenire risorsa di una comunità transnazionale. Il volontario, non dimentichiamo-lo, è colui che pur operando nel piccolo, comunque pensa in grande. Ad ognuno, dunque, la responsabilità di impegnarsi per una Europa inclusiva, solidale e sostenibile È questo l’impegno formale che viene chiesto a tutti i candidati.

* presidente Csv “Due Mari” Reggio Calabria

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