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Nella parrocchia del centro si parla di prospettive e populismi che minacciano una pace che dura da più di 70 anni Il periodo più lungo che la storia ricordi

Incontro all'Itria: «Europa unita bene da tutelare»

di Redazione Web 19/05/2019

Nei giorni scorsi, nel salone della parrocchia Santa Maria Odigitria di Reggio Calabria, alla presenza di un numeroso e attento pubblico, si è tenuto un interessante convegno intitolato: “Unione europea: sogno comune di identità differenti”. I lavori sono stati promossi dalla Commissione socio–politico–culturale della parrocchia, che ha organizzato la manifestazione.
Dopo il saluto del parroco, don Pasqualino Catanese, che ha manifestato il suo compiacimento per l’iniziativa e, soprattutto, per la scelta di un tema di così pregnante attualità, il microfono è toccato alla giovane Francesca Sangri, appartenente al gruppo Scout, fortemente impegnata in parrocchia, che con l’aiuto di alcune slide, ha spiegato i passaggi fondamentali del percorso dell’Unione europea, dalla sua nascita ai giorni nostri e ha illustrato la funzione del- le sue principali istituzioni.
Francesca, laureanda in giurisprudenza presso l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, ha saputo catturare l’attenzione del pubblico con una spiegazione semplice, ma efficace delle istituzioni europee e dell’impatto, quasi sempre positivo, che hanno nella vita quotidiana dei cittadini. All’avvocato Angelo Marra, docente dell’Istituto Superiore di formazione politico–sociale “Monsignor Lanza, è toccato il compito di smontare la faN ciloneria con la quale la politica nostrana scarica sull’Unione europea le colpe di tutto ciò che non va nel nostro Paese. L’avvocato Marra, con la lucidità dello studioso, ha evidenziato come l’appartenenza all’Unione dia all’Italia infinitamente più vantaggi che svantaggi e come la nostra regione, se utilizzasse meglio i contributi comunitari, che spesso non riesce a spendere o spende male, potrebbe fare quel salto di qualità, che vanamente insegue dal 1860, e mettersi a pari con le regioni più avanzate del Paese. Egli si è anche detto convinto della necessità di una controffensiva politica e culturale, in grado di parlare al cuore delle persone, di suscitare speranze, di riaccendere il sogno di un’Europa spazio di libertà, di diritti e di benessere, ricordando ai cittadini di ogni singolo Paese che cosa saremmo e come saremmo senza l’Europa; senza l’euro; senza la difesa dei nostri commerci esterni; senza gli aiuti per le regioni meno sviluppate; senza l’Erasmus e forse senza la pace. Una pace che dura da più di 70 anni. Il periodo più lungo che la storia ricordi. E come ebbe a dire, saggiamente, Pio XII «nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra», che non basta scongiurare per evitare, ma è necessario promuovere la cultura dell’integrazione, esaltando i valori comuni e rispettando le specificità dei diversi popoli. Anche i numerosi interventi del pubblico, con sfumature diverse, hanno convenuto sulla necessità di migliorare l’Unione europea, negli aspetti che non vanno, ma di preservarla, perché essa rende possibile a piccoli e medi Paesi, come il nostro, di recitare un ruolo nello scacchiere internazionale, dove si muovono colossi come gli Stati Uniti d’America, la Cina, la Russia e l’India.
 

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